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La protesta dei Centri di riabilitazione sardi: "La Regione taglia i fondi del 20%"

La denuncia degli addetti ai lavori
l ingresso della ge na disassari (foto dal sito)
L'ingresso della Ge.Na diSassari (foto dal sito)

La riabilitazione per tremila ragazzi e ragazze con disabilità intellettive e autismo è fortemente a rischio. Lo denunciano i responsabili dei Centri di Riabilitazione della Sardegna dopo la delibera del 26 febbraio che taglia le tariffe del 20%.

Michele Marras, che dirige la Ge.Na. di Sassari, L'Istituto Gesù Nazareno, con ben 65 anni di vita, spiega: "I primi tre allegati della delibera sono il frutto di quanto deciso nell'ottobre scorso insieme nella Commissione Tecnica regionale, di cui faccio parte insieme agli altri rappresentanti dei Centri privati e ai rappresentati della sanità pubblica e dell'assessorato. Ma gli altri allegati che riguardano le tariffe sono spuntati dal nulla. Sarebbero dovuti essere argomento della riunione successiva".

Venti centri di riabilitazione di tutta la Sardegna hanno inviato una lettera al Governatore Solinas, al presidente del Consiglio regionale e ai capigruppo, all'assessore competente e ai Prefetti. Chiedendo spiegazioni e denunciando l'insostenibilità della situazione, perché nei Centri viene fatta riabilitazione con diverse attività, che hanno dei costi. Soprattutto chiedono la revoca del provvedimento preso oltretutto nel momento meno adatto, in piena emergenza da coronavirus.

"Noi abbiamo un dovere etico ed istituzionale, che è quello di dire così non possiamo farcela, abbiamo il dovere di dire nessuno potrebbe farcela a queste condizioni, anche perché quello che noi facciamo è riabilitazione a favore della Persona, lo vogliamo fare bene e per il bene della Persona, non tanto per dire di averlo fatto. Se la Riabilitazione da più di 50 anni è garantita al 98% dal Privato accreditato, è perché siamo capaci, è perché le persone si fidano di noi, le famiglie ci affidano i loro cari perché conoscono la qualità dei nostri Servizi. Noi non li tradiremo e continueremo a pretendere che gli operatori, che hanno nelle loro mani la Persona, lo facciano nelle condizioni ottimali, di sicurezza, di qualità e di efficienza".

Michele Marras entra nel dettaglio: "Noi ad esempio tra residenziali e diurni seguiamo 115 ragazzi che vengono da tutta la Sardegna. Facciamo ben trenta attività diverse di riabilitazione, alcune esterne che hanno dei costi, come quelle nella psicina, nel maneggio e nell'orto di un'azienda. In genere ogni operatore si occupa di 4-5 persone, ma con questi tagli è impossibile garantire questi standard e ridurre il personale significa non poter fare più attività di riabilitazione ma solo una generica sorveglianza. Vogliamo tornare agli stanzoni stipati di ragazzi che colorano i disegni o guardano la televisione?".

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