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salute mentale

Il "male oscuro" della depressione: "I farmaci spesso non sono sufficienti per la cura"

Per gli esperti i primi sintomi appaiono ai malati come delle montagne insormontabili
foto pixabay
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Sigmund Freud asseriva che "nel momento in cui ci si chiede il significato e il valore della vita, si è malati".

La società contemporanea pone costantemente l’essere umano nelle condizioni di dover affrontare delle piccole sfide quotidiane quasi come se si dovesse scalare una montagna.

Come ben sappiamo, tutto è soggettivo e cambia in base alle casistiche; scalare una montagna può essere pericoloso e se per alcuni soggetti è considerato solamente uno sport estremo, per altri è invece un semplice passatempo domenicale ma che mette a dura prova il corpo, la mente e il tempo.

Le sfide di ogni giorno, proprio come la scalata di una montagna, possono diventare estremamente pericolose e talvolta pure fatali se l’inesperienza di chi le affronta si scontra con una valanga incontrollata che porta con sé il peso delle macerie che travolgono improvvisamente le responsabilità che ne conseguono. La società contemporanea pone l’essere umano nelle condizioni di dover sobbarcarsi quotidianamente il peso della precarietà politica, economica e culturale. La tv, i giornali, le radio risuonano come un megafono all’interno delle case degli italiani, parlando di instabilità politica nazionale, precariato, morti in mare, guerre, inquinamento e di un pianeta che lentamente si deteriora sotto gli occhi impassibili di un popolo che continua a sorseggiare il proprio caffè o a bere il mezzo bicchiere di vino in una trattoria in centro città. Equilibri instabili che mettono a dura prova l’assetto mentale di ogni essere umano che vive apparentemente una vita serena all’interno del proprio microcosmo fatto di abitudini e certezze.

Ci sono barriere che l’uomo non riesce a superare perché non ha la forza mentale necessaria per affrontare alcune scelte decisive che possono risultare determinanti al fine di tutelare la propria integrità. Panico, ansia e incapacità di risolvere i problemi con lucidità posso portare l’uomo di fronte a scalate ripide e talvolta insormontabili.

Si tratta di sintomi che rappresentano l’anticamera della depressione; un limbo che inghiotte la quotidianità e trasforma la normalità in un terribile uragano di dolore e silenzio. Il Pronto Soccorso Psicologico (PSP), nato due anni fa da un’idea della psicologa clinica Mariolina Palumbo e dalla sua lunga esperienza a Roma e Milano, è un servizio che si trova all'interno degli ambulatori di Villa Giuseppina, Roma, grazie alla collaborazione del direttore sanitario, Stefano Cogliati Dezza.

Gli psicologi offrono aiuto e sostegno concreto al disagio, alla solitudine, all’inadeguatezza, con un presidio sociosanitario che garantisce assistenza in modo ininterrotto, sette giorni su sette, dalle 9 alle 19.30, festivi compresi. Palumbo spiega che "la depressione è uno dei disturbi psichici più comuni e invalidanti, derivante spesso a seguito di una sensazione di perdita o di una perdita effettiva. In chi soffre di depressione, l’umore condiziona anche il rapporto con se stessi e il proprio corpo. Tipicamente, infatti, chi è depresso ha difficoltà a curare il proprio aspetto, mangiare e dormire in modo regolare. Chi soffre di depressione va incontro ad un ulteriore costo molto alto da pagare: soffrire a lungo e in forma grave del disturbo porta l’individuo a pensare, e spesso tentare, il suicidio. Molte volte, infatti, si toglie la vita lasciando nel pieno sconforto amici e parenti. Nel trattamento della depressione si ricorre alla terapia con antidepressivi e alla psicoterapia, entrambe di fondamentale importanza. La terapia con antidepressivi è unicamente sintomatica, agisce cioè sui sintomi ed è necessaria quando la loro gravità inibisce la vita sociale, lavorativa e affettiva. Intervenire solo con i farmaci però molte volte non basta: va ricordato che le cause della depressione non sono soltanto di tipo biologico e che il disturbo può insorgere anche per motivi di natura psicosociale. D’altro canto, in molti casi, proprio quando la gravità dei sintomi inibisce la vita sociale, relazionale e professionale dei pazienti, ricorrere alla sola psicoterapia non è una scelta corretta: è bene, infatti, intervenire farmacologicamente sui sintomi, in modo da ridurne la gravità e iniziare così un percorso psicoterapico".

Angelo Barraco

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