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Autonomia, ira Conte: "Parlerò coi governatori leghisti, ma basta insulti"

"Il testo è quasi pronto, ma questi inaccettabili insulti stanno compromettendo tutto"
matteo salvini e giuseppe conte (ansa)
Matteo Salvini e Giuseppe Conte (Ansa)

"Basta insulti dai governatori leghisti, serve rispetto".

Giuseppe Conte non ci sta più, e scrive una lettera aperta al Corriere. È rivolta ai cittadini di Lombardia e Veneto, ma anche ai governatori leghisti del Nord che chiedono a Salvini di staccare la spina all'esecutivo.

A Fontana e Zaia, e non solo a loro, non piace l'accordo su un'autonomiaal ribasso che si sta trovando in seno all'esecutivo per via delle resistenze del Movimento 5 Stelle.

Il premier rivendica il lavoro che sta facendo il governo e spiega: "Quella dell'autonomia differenziata non è una bandiera regionale da sventolare, ma una riforma che farà bene a voi e all'Italia intera".

"Reputo a dir poco ingeneroso sostenere che siamo poco attenti alle vostre sensibilità. Le vostre richieste stanno a cuore anche a noi, come pure ci sta a cuore la sorte dei restanti 45 milioni di cittadini italiani", aggiunge Conte.

Che chiede rispetto: "Per me e per tutti i ministri che stanno lavorando con me. Leggo dalle agenzie dichiarazioni che scadono nell'insulto, tanto più inaccettabili in quanto pronunciate da rappresentanti istituzionali e rivolte a rappresentanti istituzionali".

Si dice pronto ad incontrare i governatori, il premier, "se il confronto civile terrà il luogo degli insulti più recenti".

Conte e il governatore lombardo Attilio Fontana in un incontro a gennaio (Ansa)
Conte e il governatore lombardo Attilio Fontana in un incontro a gennaio (Ansa)

Conte annuncia anche che la bozza finale del testo è quasi pronta e che gli piacerebbe portarla e metterla ai voti "già nel prossimo consiglio dei ministri".

Tuttavia, aggiunge, "le polemiche e le ultime dichiarazioni stanno compromettendo questi ultimi passaggi".

"Un progetto riformatore così rilevante e articolato - osserva Conte - non può essere valutato sulla base dell'anticipazione di qualche singolo suo aspetto. Se il governo non accoglierà per intero tutte le richiesta non sarà per insensibilità nei vostri confronti, ma per la convinzione che, piuttosto che declamare a uso mediatico una cattiva riforma destinata a cadere sotto la scure della Corte Costituzionale, è preferibile realizzare un progetto ben costruito".

Lunedì il vertice ristretto a Palazzo Chigi, decisivo per capire se ci sarà un testo condiviso da portare al prossimo consiglio dei ministri.

Due i nodi più delicati da sciogliere: la scuola e la distribuzione delle risorse, i soldi.

Durissimi gli attacchi dei leghisti Luca Zaia e Attilio Fontana al premier. "Conte ora ha davanti a sé due alternative: o ci presenta il testo o getta la spugna", ha detto il governatore leghista. "Il Paese è nelle mani di cialtroni che per un pugno di voti soffocano un volano come l'autonomia, mi stupisce che Conte sia stato coinvolto", è l'affondo di quello lombardo.

(Unioneonline/L)

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