CRONACA - MONDO

somalia

Strage di operatori sanitari vicino a Mogadiscio, la condanna dell'Unicef

Sequestrati e poi giustiziati
un gruppo di addestramento degli al shabaab (archivio l unione sarda)
Un gruppo di addestramento degli al Shabaab (Archivio L'Unione Sarda)

Sono sette operatori sanitari e un civile le persone rapite e uccise in Somalia dopo che un'esplosione ha colpito un veicolo militare. L'attacco è avvenuto al villaggio di Gololey, a circa 30 chilometri da Mogadiscio.

Dopo il boato, un gruppo di uomini a volto coperto ha sequestrato gli operatori, bendandoli e legando loro le mani. Un'ulteriore persona è stata prelevata dalla sua abitazione.

Poche ore dopo gli otto cadaveri sono stati ritrovati, tutti con segni di colpi alla testa e al torace.

Sul caso, ha annunciato il presidente dello Stato di Hirshabelle, nella Somalia centro-meridionale, verrà istituita un'apposita commissione d'inchiesta.

"Sono sconvolta per il sequestro e l'esecuzione", ha dichiarato l'americana Henrietta Fore, alla guida dell'Unicef, che ha condannato quanto accaduto.

Secondo alcuni testimoni il gruppo entrato in azione indossava divise militari. "Fare del personale sanitario un obiettivo costituisce una violazione atroce del diritto internazionale e può costituire un crimine di guerra - ha aggiunto in una nota - Questi operatori sanitari erano eroi che rischiavano la vita ogni giorno".

Il raid viene attribuito agli al Shabaab.

(Unioneonline/s.s.)

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