«Se questo criminale assassino di bambini è ancora vivo, continueremo a dargli la caccia e a ucciderlo con tutte le nostre forze»: così le Guardie Rivoluzionarie iraniane in un comunicato, riportato dall'agenzia Fars, mentre Trump colpisce l'isola iraniana di Kharg da cui passa l'80% del petrolio di Teheran e chiede agli 'altri Paesi coinvolti' di inviare navi per difendere Hormuz riferendo che diversi Paesi si sono impegnati a contribuire alla sicurezza dello Stretto.

Nelle ultime ore il leader americano ha anche precisato di essere ancora lontano da un accordo che ponga fine alla guerra, nonostante la disponibilità di Teheran. «I termini non sono ancora abbastanza buoni – le parole del tycoon -. Mojtaba? Non so neanche se sia vivo».

In Israele notte di bombardamenti con due feriti, mentre lo Stato ebraico si prepara a invadere il Libano per smantellare le postazioni di Hezbollah.

Macron vuole «evitare il caos» ed è disponibile ad ospitare negoziati a Parigi. Il governo tuttavia smentisce le notizie su un piano francese che prevederebbe il riconoscimento dello Stato ebraico da parte di Beirut. 

Nella notte forti esplosioni in Bahrein, mentre Kuwait, Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita riferiscono di aver intercettato diversi attacchi lanciati dall'Iran.

LA DIRETTA:

Ore 22.25 – Iran: «Chi rifornisce la portaerei Usa Ford può essere un obiettivo»

Le forze iraniane hanno avvertito che le strutture di supporto collegate alla portaerei statunitense schierata nella regione potrebbero diventare obiettivi militari. Lo riporta Al Jazeera, citando l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, secondo cui un portavoce del Comando Centrale Khatam al-Anbiya ha dichiarato: "La presenza della portaerei statunitense Gerald Ford nel Mar Rosso è considerata una minaccia per la Repubblica Islamica dell'Iran". Il portavoce ha aggiunto che "i centri logistici e di assistenza per la suddetta flotta nel Mar Rosso sono considerati un obiettivo delle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran".

Ore 22.15 – Berlino: «Non parteciperemo a un'operazione per lo Stretto di Hormuz»

Berlino non parteciperà a un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ai microfoni dell'Ard. "Diventeremo presto una parte attiva di questo conflitto? No", ha sottolineato il capo della diplomazia tedesca, sottolineando che "il governo ha una posizione molto chiara su questo punto, espressa anche dal cancelliere Friedrich Merz e dal ministro della Difesa, Boris Pistorius". La sicurezza nello Stretto di Hormuz, ha aggiunto, potrà essere garantita "solo attraverso una soluzione negoziata" e "parlando anche con l'Iran". 

Ore 21 – Iran minaccia: «Non ancora usata la maggior parte dei missili più recenti»

Molti missili di nuova generazione iraniani sono ancora inutilizzati. Lo ha dichiarato il portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc), Ali Mohammad Naeini, secondo quanto riporta Iran International. Naeini ha spiegato che la maggior parte dei missili attualmente in uso in Iran risale a circa dieci anni fa, mentre molti missili più recenti, sviluppati dopo la guerra dei dodici giorni di giugno, non sono ancora stati impiegati. Naeini ha inoltre contestato l'affermazione del presidente statunitense Donald Trump secondo cui le forze americane avrebbero distrutto la marina iraniana: "Donald Trump non dice forse di aver distrutto la marina iraniana? Se sì, allora, se ha il coraggio, che porti le sue navi nel Golfo Persico", ha detto.

Ore 20.30 – Teheran: «Contattati da diversi Paesi per un passaggio sicuro a Hormuz»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che diversi Paesi hanno contattato l'Iran per ottenere un passaggio sicuro per le proprie navi attraverso lo Stretto di Hormuz. "Non posso citare alcun Paese in particolare", ha detto il capo della diplomazia di Teheran in un'intervista alla Cbs News, aggiungendo che "spetta alle nostre forze armate decidere in merito". 

Ore 20.20 – Media, colloqui Israele-Libano nei prossimi giorni

Israele e Libano dovrebbero iniziare colloqui per i negoziati nei prossimi giorni. Lo riferiscono i media israeliani citando Reuters, che riporta due fonti israeliane. 

Ore 20 – Idf: «Regime iraniano indebolito ma lo nascondono alla popolazione»

"Abbiamo eliminato 40 alti funzionari iraniani, tra cui Ali Khamenei. Abbiamo neutralizzato la maggior parte degli alti funzionari dell'apparato di intelligence e sicurezza. Abbiamo poi attaccato il sistema missilistico balistico, colpendo oltre 700 missili e rendendo inutilizzabili il 70% dei lanciatori. Il regime iraniano è destabilizzato e sta cercando di nasconderlo ai cittadini". Lo ha detto il portavoce dell'Idf Effie Defrin in un briefing.

Ore 19.10 – Crosetto: «Perdita drone non ha riflessi sulla sicurezza dei nostri militari»

"La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell'area". Così il Ministro della Difesa Guido Crosetto in merito all'attacco alla base in Kuwait, il quale specifica: "Insieme al Presidente del Consiglio ed a tutto il governo seguo con la massima attenzione l'evoluzione del quadro di sicurezza nell'area, in costante contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze e direttamente con i comandanti sul campo".

Ore 18,20- Attacco ai soldati Onu in Libano

«Oggi, i caschi blu dell'Unifil sono stati bersagliati da colpi d'arma da fuoco, probabilmente da gruppi armati non statali, in tre diverse occasioni, mentre svolgevano pattugliamenti intorno alle loro basi di Yatar, Dayr Kifa e Qallawiyah». E in due casi i militari dell’Onu hanno risposto al fuoco.

Il nuovo aggiornamento sull’escalation delle tensioni in Libano, dove si affrontano Hezbollah e Israele, arriva con una nota ufficiale della missione Onu. In nessun caso sono stati coinvolti militari italiani, tra i quali ci sono anche i soldati della Brigata Sassari.

A Yatar, spiega il report, i colpi sono arrivati ​​a soli cinque metri dai caschi blu. Negli altri due episodi, le fonti di fuoco si trovavano rispettivamente a circa 100 e 200 metri di distanza. «Due pattuglie hanno risposto al fuoco per autodifesa e, dopo un breve scambio di colpi, hanno ripreso le loro attività programmate. Nessun militare è rimasto ferito», assicurano dall’Unifil, da dove viene anche condannata l’aggressione: «È inaccettabile che i caschi blu impegnati in compiti sanciti dal Consiglio di Sicurezza siano presi di mira. Ricordiamo con forza a tutti gli attori coinvolti i loro obblighi, ai sensi del diritto internazionale, di garantire la sicurezza del personale delle Nazioni Unite in ogni momento e di adottare tutte le misure necessarie per prevenire danni ai civili».

Ore 18 – Cavo Dragone: «La Nato segue con attenzione quanto accaduto alla base in Kuwait»

"Seguiamo con grande attenzione quanto accaduto alla base di Ali Al Salem in Kuwait. Desidero esprimere la mia forte vicinanza ai militari italiani coinvolti e la mia solidarietà ai Paesi della regione che stanno subendo attacchi indiscriminati. La grande professionalità e la prontezza dei nostri militari continuano a essere dimostrate anche in momenti di crisi. Fortunatamente, non si registrano feriti tra il personale. L'Alleanza resta solidale con tutti i Paesi e con il personale militare colpiti da questi attacchi". Così su X il presidente del comitato militare Nato, Giuseppe Cavo Dragone. 

Ore 17.20 – Cina: «Avremo ruolo costruttivo per la de-escalation in Medio Oriente»

Dopo l'invito di Donald Trump a molti Paesi, Cina inclusa, a dispiegare navi da guerra nello Stretto di Hormuz per mettere in sicurezza la regione, un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha affermato, in una nota citata dalla Cnn, che "tutte le parti hanno la responsabilità di garantire un approvvigionamento energetico stabile e senza intoppi". Quale "amico sincero e partner strategico dei Paesi mediorientali, la Cina continuerà a intensificare le comunicazioni con le parti interessate – incluse le parti coinvolte nel conflitto - e a svolgere un ruolo costruttivo ai fini della de-escalation e del ripristino della pace". 

Ore 16.50 – Durante gli attacchi alle basi l'Italia ha perso un autocarro e un drone

Un autocarro, rifornimenti di carburante, un drone e schegge contro due caccia. Questo il bilancio provvisorio dei quattro attacchi subiti finora dalle basi militari italiane in Kuwait e in Iraq, dove i militari italiani al riparo nei bunker sono rimasti comunque sempre incolumi. Durante il primo attacco iraniano, tra l'1 e 2 marzo, si sono verificati danni limitati ad alcune infrastrutture logistiche e operative. Nel secondo attacco, che si era invece verificato nella notte tra il 5 e il 6 marzo scorso: erano stati colpiti dei rifornimenti di carburante e si era per questo divampato un vasto incendio. Due caccia F2000 italiani, di cui uno è inefficiente da circa un mese, erano stati colpiti da schegge durante gli attacchi. Lo scorso 11 marzo nell'attacco alla base di Camp Singara ad Erbil, nel kurdistan iracheno, un autocarro adibito al trasporto di dispositivi logistici è stato distrutto da un drone shaed iraniano. Nell'attacco della scorsa notte è stato invece colpito un capannone dove si trovava un 'velivolo a pilotaggio remoto' – ovvero un drone - della Task force air italiana, che è andato distrutto. 

Ore 16.25 – Tajani: «Navi a Hormuz? Non siamo coinvolti in operazioni militari»

"Non siamo coinvolti in operazioni militari su Hormuz". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al Tg4 Diario della domenica, in merito alla richiesta di Donald Trump ad altri Paesi perché inviino navi militari per sbloccare il traffico di navi nello Stretto di Hormuz. "Nessun Paese europeo ha dato disponibilità militare per forzare Hormuz", ha aggiunto. 

Ore 16.10 – Iran a Trump: «Non vediamo alcuna ragione per negoziare»

L'Iran "non vede alcuna ragione di negoziare" con gli Stati Uniti. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Araghchi intervistato da Face the Nation sulla Cbs, commentando le parole di Donald Trump secondo cui Teheran vuole "concludere un accordo" per porre fine alla guerra. "Avevamo colloqui in corso con loro quando hanno deciso di attaccarci ed è la seconda volta" che succede, ha sottolineato Araghchi in riferimento ai raid Usa sull'Iran di giugno 2025 durante i negoziati. 

Ore 15.50 – Tajani: «Le nostre missioni continuano, non ci facciamo intimidire»

"Non ci facciamo intimidire, le missioni italiane continuano". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al Tg4 Diario della domenica commentando l'attacco con un drone alla base Usa in Kuwait dove sono di stanza anche militari italiani. "Stiamo riducendo il personale" nelle basi italiane nella regione, "dobbiamo mettere al sicuro il maggior numero di uomini tenendo fede agli impegni internazionali", ha aggiunto Tajani, ricordando che la base in questione era stata già attaccata. 

Ore 15 – Attacco con un drone a base italiana in Kuwait, nessun ferito

Questa mattina la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita mezzi e militari americani e italiani, è stata attaccata con un drone che ha colpito un capannone dove si trovava un 'velivolo a pilotaggio remoto' della Task force air italiana, che è stato distrutto. Al momento dell'attacco tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto. Lo si apprende dallo Stato Maggiore della Difesa.

Il velivolo distrutto dal drone "costituiva un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni", spiega il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. "Il dispositivo italiano della Task force air - ha aggiunto - era stato preventivamente alleggerito nei giorni scorsi, nell'ambito delle misure adottate in relazione all'evoluzione del quadro di sicurezza nell'area. Il personale rimasto nella base è impiegato per lo svolgimento delle attività essenziali della missione".

Ore 13,40 – Previste tre settimane di guerra

Israele prevede almeno altre tre settimane di guerra in Iran, con «migliaia di obiettivi» ancora da colpire. Lo ha dichiarato l'esercito israeliano alla Cnn.

Ore 12:20 – Iran: «Attaccati con droni centri di sicurezza e comunicazioni di Israele»

L'esercito iraniano ha dichiarato in un comunicato di aver lanciato attaccHi con droni "contro i centri di sicurezza e le unità di polizia in Israele, tra cui le forze speciali, denominate Lahav 433, e il loro centro di comunicazioni satellitari, denominato Gilat Defense". Lo riferisce l'agenzia Irna. 

Ore 11:40 – Iran: «Gli altri Paesi evitino ogni azione che estenda il conflitto»

L'Iran ha avvertito gli altri Paesi "ad astenersi da qualsiasi azione che possa portare un'escalation e a un'estensione del conflitto". Lo ha detto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi in un colloquio telefonico con l'omologo francese Jean-Noel Barrot, secondo un comunicato del ministero di Teheran, all'indomani della richiesta di Donald Trump su Hormuz.

Ore 11:20 – Londra: «Sicurezza di Hormuz una priorità, si valutano opzioni»

Il governo britannico è in contatto con gli alleati, compresi gli Stati Uniti, per valutare come garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz che resta una "priorità". Lo ha detto il ministro dell'Energia del Regno Unito, Ed Miliband, ai microfoni della Bbc, spiegando che Londra sta esaminando "tutte le opzioni possibili" per contribuire alla riapertura della rotta marittima, senza tuttavia fornire dettagli operativi.

Ore 11 – Israele: nuovo ordine di evacuazione a sud di Beirut

Israele ha avvertito diversi quartieri nella periferia meridionale della capitale libanese Beirut di evacuare "immediatamente" in vista di un'azione militare israeliana. Il portavoce dell'Idf Avichay Adraee afferma che l'avvertimento si applica in particolare ai residenti di Haret Hreik, Ghobeiry, Lilaki, Hadath, Burj al-Barajneh, Tahwitat al-Ghadir e Chiyah.

Ore 10:30 – Iran, «Usa e Israele hanno colpito Paesi arabi con droni simili a Shahed»

L'Iran accusa Stati Uniti e Israele di aver "preso di mira i Paesi arabi da posizioni specifiche" durante la guerra in corso, rivendicando di aver "attaccato solo basi statunitensi e i loro interessi nella regione, che hanno agito contro l'Iran". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ad Al-Araby Al-Jadeed, replicando alle condanne internazionali per gli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo Persico e in particolare contro le loro aree residenziali.

Ore 10 – Teheran: «Mojtaba Khamenei sta bene e governa l'Iran»

«La Guida Suprema Mojtaba Khamenei gode di buona salute e governa pienamente il Paese». Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in risposta alle notizie sull'assenza di Khamenei dalla vita pubblica e in tv da quando è stato eletto la scorsa settimana. «La situazione nel Paese è stabile», ha aggiunto Araghchi, citato dall'agenzia Irna. Il presidente Donald Trump ha dichiarato ieri di non sapere nemmeno se Mojtaba Khamenei sia vivo. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva affermato che Khamenei è "ferito e probabilmente sfigurato".

Ore 9:30 – Seul: «Valutiamo con attenzione la richiesta di Trump su Hormuz»

La Corea del Sud "valuterà con attenzione" la richiesta di Donald Trump di "inviare navi da guerra" nello Stretto di Hormuz per "garantire che rimanga aperto": lo ha affermato un funzionario presidenziale citato dall'agenzia Yonhap, aggiungendo che Seul si trova "in comunicazione stretta" con Washington sull'argomento.

Ore 8.50 – Pasdaran, attaccata con missili la base di Al Dhafra negli Emirati

Le Guardie della Rivoluzione iraniana (i Pasdaran) hanno affermato di aver attaccato la base aerea di Al Dhafra, situata negli Emirati Arabi Uniti e utilizzata dagli Usa, con "10 missili Fatah e Ghadr". In aggiunta, i Pasdaran hanno riferito che tre navi iraniane sanzionate dagli Usa, che erano state sequestrate dall'India, sono state autorizzate a ripartire, dopo che Teheran ha concesso ad alcune imbarcazioni indiane di attraversare lo Stretto di Hormuz.

Ore 8 – 20 arresti nel nord-ovest dell'Iran per collaborazione con Israele

Venti persone sono state arrestate nel nord-ovest dell'Iran con l'accusa di collaborazione con Israele: lo ha riportato l'agenzia di stampa Tasnim, ripresa da Iran International. Gli arrestati sono sospettati di aver condiviso con Israele informazioni sensibili "su siti militari e di sicurezza". 

Ore 6:20 – Pasdaran: «Braccheremo e uccideremo Netanyahu»

«L'incertezza sul destino del criminale Primo Ministro sionista e la possibilità della sua morte o della sua fuga con la famiglia dai territori occupati rivelano la crisi e l'instabilità degli sionisti. Se questo criminale assassino di bambini è ancora vivo, continueremo a dargli la caccia e a ucciderlo con tutte le nostre forze». Lo scrivono le Guardie Rivoluzionarie iraniane in un comunicato, riportato dall'agenzia Fars.

Ore 6:10 – Cinque raid nella notte su Israele, due feriti a Holon

Notte di raid su Israele: dalla mezzanotte, stando al Times of Israel, si sono susseguiti cinque attacchi. Il bilancio è di due due persone rimaste leggermente ferite a Holon, nel centro del Paese, a seguito del secondo attacco. Le ferite sono state causate dall'impatto nella zona, probabilmente da frammenti caduti dopo un'intercettazione.

Ore 6 – Coppia con due bambini uccisa in Cisgiordania

Un uomo palestinese, sua moglie e i loro due figli sono stati uccisi poco dopo mezzanotte dalle forze israeliane nella città di Tammun, a sud di Tubas, in Cisgiordania, mentre altri due figli sono rimasti feriti da schegge. Lo scrive l'agenzia palestinese Wafa. Fonti locali hanno riferito che le forze speciali israeliane si sono infiltrate nella città, seguite da rinforzi militari provenienti dal checkpoint di Ein Shibli e dal checkpoint di Tayasir e hanno aperto il fuoco contro un veicolo. 

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