CRONACA - MONDO

gran bretagna

Johnson stravince le elezioni: "Brexit il 31 gennaio". Ma la Scozia chiede l'indipendenza

Il premier può governare da solo. Tracollo storico dei Labour, mai così male dal 1935. Ma c'è subito la grana scozzese

Valanga Boris Johnson. Il leader conservatore stravince le elezioni in Gran Bretagna conquistando la maggioranza assoluta dei seggi e ottenendo dai cittadini un chiaro mandato per portare finalmente a conclusione l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Che dopo queste elezioni è dietro l'angolo e, stando alle promesse del premier, dovrebbe arrivare il 31 gennaio 2020.

Il partito guidato dal premier, quando quasi tutti i seggi sono stati assegnati, ne ha ottenuti più di 360 su 650, ben oltre la soglia dei 326 necessari per governare senza necessità di allearsi con altri partiti. Una vittoria schiacciante, che non si vedeva dai tempi della Thatcher.

Fermo intorno ai 200 seggi Jeremy Corbyn. Una disfatta clamorosa per i laburisti, che non ottenevano un risultato così basso dal 1935. Altri 11 seggi andrebbero ai Lib-Dem, il partito del Remain, risultato deludente. Una cinquantina vanno invece agli indipendentisti scozzesi (Snp) anti-Brexit, che in Scozia (dove si assegnano 59 seggi) hanno quasi fatto il pieno. Nessun seggio per il Brexit Party di Nigel Farage, che tuttavia esulta per la vittoria del fronte pro-Brexit e per la disastrosa sconfitta dell'"estrema sinistra", come l'ha definita, di Corbyn.

Il fronte contro l'uscita dall'Unione può dunque contare su circa 260 seggi, più di cento in meno rispetto ai conservatori.

Ma proprio dalla Scozia possono arrivare le maggiori insidie per Boris Johnson. Un successo senza precedenti per l'Snp di Nicola Sturgeon: "Una bella notte per il nostro partito, ma triste a livello nazionale", ha dichiarato la leader e first minister scozzese, che ha subito fatto sapere che la Scozia chiederà di non uscire dall'Unione europea.

"La Scozia - ha dichiarato - ha detto di nuovo no a Boris Johnson e alla Brexit e ha chiarito che desidera un futuro diverso dal resto del Regno Unito. Qui non si tratta di chiedere il permesso a Johnson, si tratta dell'affermazione del diritto democratico del popolo scozzese di determinare il suo futuro. Boris Johnson ha avuto un mandato in Inghilterra, ma non ha alcun mandato per portare la Scozia fuori dalla Ue".

Jeremy Corbyn (Ansa-Hall)
Jeremy Corbyn (Ansa-Hall)

"Grazie a tutti nel nostro grande Paese, a chi ha votato, ai volontari, ai candidati. Viviamo nella più grande democrazia del mondo", ha twittato Johnson subito dopo la diffusione degli exit poll.

"Con questo mandato finalmente realizzeremo la Brexit il 31 gennaio, senza se e senza ma. Con queste elezioni - ha aggiunto il premier parlando ai conservatori - abbiamo provocato un terremoto, ora dobbiamo raccogliere la sfida. Dobbiamo capire il modo in cui abbiamo cambiato la mappa politica di questo Paese. Dobbiamo affrontare le conseguenze, cambiare il nostro stesso partito ed essere all'altezza degli eventi. Dobbiamo raccogliere la sfida che il popolo britannico ci ha consegnato".

Ancora: "Abbiamo la prova inconfutabile che il popolo vuole la Brexit. Ora è finita, abbiamo scongiurato la possibilità di un nuovo referendum".

La disfatta del Labour ha le sue prime conseguenze: Corbyn, rieletto deputato per la decima volta, annuncia: "Non guiderò più il partito in altre elezioni, ma resto in Parlamento e per ora mi propongo di guidare il Labour in una fase di riflessione sull'esito del voto, dominato dalla Brexit".

Risultati choc anche per i liberaldemocratici, e non solo per il pessimo risultato di chi si proponeva come rivale di Johnson e Corbyn: Jo Swinson, la 39enne leader del partito, è stata bocciata anche nel suo collegio e si è dimessa dalla guida del partito.

"Sembra una grande vittoria per Boris nel Regno Unito", ha twittato Donald Trump. "Adesso Gran Bretagna e Usa sono libere di mettere a punto un grande accordo commerciale dopo la Brexit. Può essere più redditizio di qualsiasi accordo mai siglato con la Ue".

Mentre l'Unione europea si prepara ad avviare l'ennesima trattativa per la Brexit: "Domani avremo una discussione con i capi di Stato e di governo, ma posso dire che siamo pronti a tutte le eventualità. Siamo pronti a negoziare ciò che sarà necessario, e sarà importante ottenere un mandato dal Consiglio europeo per i prossimi passi", ha dichiarato la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen.

"Mi congratulo con Boris Johnson e mi aspetto che il Parlamento britannico ratifichi il prima possibile l'accordo negoziato sulla Brexit, noi siamo pronti a discutere gli aspetti operativi delle future relazioni", ha affermato il presidente del Consiglio Ue Charles Michel.

(Unioneonline/L)

© Riproduzione riservata

COMMENTI


UOL Unione OnLine

Più Letti
Loading...
Caricamento in corso...

}