CRONACA - ITALIA

Il caso

Amianto sulle navi della Marina a La Maddalena, la Difesa risarcirà i familiari di un militare

L'uomo, morto per mesotelioma, era stato in servizio anche a Taranto. I legali della famiglia: "Presto le bonifiche per evitare altre morti"
navi militari (foto pixabay)
Navi militari (foto pixabay)

Un risarcimento pari a 673mila euro dovrà essere corrisposto dal Ministero della Difesa alla famiglia di un sottufficiale barese della Marina deceduto nel 2009, all'età di 65 anni, per mesotelioma pleurico.

La malattia, diagnosticata nel 2007, era stata contratto a seguito del servizio prestato dal luglio del 1961 al settembre del 1987 con mansione di motorista all'interno di molte unità navali, soprattutto a Taranto e La Maddalena.

A darne notizia è l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Amianto, che ha assistito la famiglia nel procedimento.

Il Tribunale di Roma, II sezione civile, giudice Alessandra Imposimato, ha condannato il Ministero al risarcimento.

"Nella sentenza - spiega il legale della famiglia - si legge come non vi sia alcun dubbio sul fatto che il militare sia deceduto a causa di mesotelioma e sul fatto che la patologia sia stata cagionata dall'inalazione di polveri e fibre di amianto durante il periodo di servizio prestato alle dipendenze della Marina. A riprova di ciò, sempre nella sentenza, - aggiunge - si fa riferimento al fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate tra i marinai, con 1101 casi di mesotelioma segnalati alla Procura di Padova".

Nella sentenza il giudice spiega che "per l'esercizio dei compiti e delle mansioni affidategli, svolgeva la propria attività in ambienti contaminati da polveri e fibre di amianto senza che fossero adottate misure di prevenzione tecnica e di protezione individuale", nonostante "la nocività dell'amianto e la sua efficacia patogena nell'innesco del mesotelioma fossero acclarati nella comunità scientifica sin dal 1964, sì da sussistere la responsabilità del Ministero per non aver evitato che il proprio dipendente contraesse la malattia".

"Insistiamo affinché ci siano finalmente le bonifiche - dice l'avvocato Bonanni - per evitare che ci siano altre esposizioni e, purtroppo, altri casi di patologie asbesto correlate che, come abbiamo visto, hanno sempre un esito altamente lesivo, quanto non direttamente infausto".

(Unioneonline/v.l.)

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