CRONACA - ITALIA

il messaggio

I camion con i morti per coronavirus a Bergamo, alla guida un militare sardo. Il suo racconto

"Abbiate la coscienza e il buon senso di tutelare i nostri cari che hanno la fortuna di vivere in posti più sicuri, ma non dimenticate che sbagliare è un attimo"
i camion (archivio l unione sarda)
I camion (Archivio L'Unione Sarda)

Quella lunga coda di camion che a Bergamo portavano via le bare dei morti per coronavirus sono ancora negli occhi di tanti italiani. E alla guida di uno di quei mezzi dell'esercito c'era anche un sardo.

Tomaso Chessa, caporal maggiore originario di Aglientu (Sassari), ha lasciato il suo pensiero sui social e, attraverso Facebook, ha mandato un messaggio ai familiari delle tante vittime.

"Essere alla guida di un camion - scrive -, una giornata qualunque dove il pensiero ti porta oltre la tua quotidianità. Tu guidi, scambi due chiacchere con il collega alla parte opposta della cabina, ma quando per forza di cose, per un istante il silenzio rompe tua routine, il tuo pensiero si posa su di loro, realizzi che dentro quel camion non siamo in due, ma in sette… cinque dei quali affrontano il loro ultimo viaggio… e sì…. l'ultimo… ti rendi conto di essere la persona sbagliata, o meglio, qualcuno doveva essere al posto tuo ma purtroppo non può… tocca a te…. ed è li che senti addosso quella grande responsabilità, qualcosa che ti preme dentro, ogni buca, ogni avvallamento sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti...".

Poi, prosegue Chessa, "arrivi lì alla fine del tuo viaggio, dove ti ritrovi ad abbandonare 'il tuo carico', oramai fa parte di te, come se ti togliessero una parte di cuore, ed è lì che cerchi di capire l'identità del tuo compagno di viaggio… cosa difficilissima, delle otto persone che personalmente ho accompagnato, l'unico dei quali sono riuscito a risalire all'identità è il signor Guerra classe 1938. Pagherei oro per conoscere tutti i parenti delle otto persone e potergli dire che nonostante il contesto non avrebbero potuto fare un viaggio migliore…".

Ma, aggiunge, la cosa che gli dispiace di più è che "nonostante questo, amici e famigliari continuano a non rendersi conto che tutto questo non è uno scherzo, la gente muore, chi non muore soffre, facile dire qua non siamo a Bergamo… Bene, abbiate la coscienza ed il buon senso di tutelare i nostri cari che hanno la fortuna di vivere in posti più sicuri, ma non dimenticate che sbagliare è un attimo...".

"Spero un giorno - conclude - di poter conoscere i cari dei miei compagni del loro ultimo viaggio, ma se così non fosse sappiano che c'ho messo l'anima!".

(Unioneonline/s.s.)

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