CRONACA - ITALIA

cold case

Sarah Scazzi: "Il peso dell'ambiente familiare"

Le parole di Nicodemo Gentile, legale rappresentante della famiglia della ragazzina uccisa ad Avetrana nel 2010
la foto di sarah scazzi davanti al tribunale di taranto (archivio l unione sarda)
La foto di Sarah Scazzi davanti al tribunale di Taranto (Archivio L'Unione Sarda)

Si è concluso il processo bis per l’omicidio di Sarah Scazzi. Il Tribunale di Taranto ha emesso una sentenza di condanna a cinque anni di reclusione per Ivano Russo e quattro anni per Michele Misseri. Entrambi, insieme ad altre persone, erano imputati per aver dichiarato il falso nel processo principale. Russo era fortemente conteso tra Sabrina Misseri e sua cugina Sarah ed è stato accusato di aver mentito in merito a quanto accaduto il giorno del delitto. Sono state condannate anche altre nove persone.

"Noi ce lo aspettavamo, anzi abbiamo con interesse seguito queste schegge del processo principale che sarebbero servite per rafforzare un’ipotesi accusatoria che ormai è stata sancita in modo irreversibile. - ha detto Nicodemo Gentile, legale rappresentante della famiglia Scazzi - C’eravamo accorti che una pluralità di soggetti, nell’ambito del processo di primo grado, nel dibattimento, si erano fatti portatori di tutta una serie di atteggiamenti sicuramente non collaborativi. C’era tanta difficoltà intorno alla verità, c’era tanta difficoltà intorno alla ricostruzione dei fatti, soprattutto per quanto riguarda i reali rapporti tra Sabrina e Ivano, tra Sabrina e Sarah, soprattutto in relazione alla serata prima della scomparsa e poi la vicenda della scomparsa stessa. Si tratta di soggetti vicini alla rete familiare e relazionare di Sarah, gente con la quale Sarah comunque, pur essendo più piccolina, usciva, erano stati insieme al mare, al pub, la sera per le vie del paese. Si tratta di una sentenza che ancora ovviamente merita approfondimento e ci sono altri gradi di giudizio quindi non è sicuramente definitiva, tra queste varie persone c’è la zia di Sarah e lo zio (fratello e sorella di mamma Concetta). Cosa che evidentemente dispiace e tanto perché vedere che anche dei familiari hanno cercato in tutti i modi di far passare una verità che in realtà faceva a pugni con quello che emergeva dagli atti, dalle testimonianze, dalle consulenze e dalla ricostruzione fatta da giudici quindi da soggetti imparziali, veramente fa male. Questi ulteriori rivoli - aggiunge l'avvocato - sono sorti dal processo principale, e mi riferisco ai vari processi che sta subendo Michele Misseri; le varie calunnie che ha effettuato durante il suo percorso, mi riferisco al processo bis che riguarda il fioraio. La Procura ha fatto un ottimo lavoro e la verità processuale è quella emersa dal dibattimento e dal lungo percorso giudiziario. A mio avviso queste condanne, anche se non ancora definitive, servono a sbarrare quella che potrebbe essere la via di una possibile revisione del processo".

IL DELITTO - Sarah, ricordiamo, aveva soltanto 15 anni e viveva ad Avetrana, comune della Provincia di Taranto, in Puglia. Il 26 agosto del 2010, alle 14.30 circa, esce di casa per casa per andare dalla cugina Sabrina Misseri. Quel giorno c’è bel tempo, e la 15enne vuole andare al mare. Le due abitazioni sono vicine. Sarah era abituata a percorrere quel breve tratto di strada; una lingua di cemento che rivestiva il marciapiede a ridosso della strada. Quel giorno improvvisamente qualcosa cambia e quel tragitto breve che separa le due abitazioni diventa infinito, si dilata. Sarah non arriva a casa della cugina Sabrina. Quest’ultima, preoccupata per il ritardo, fa uno squillo al cellulare di Sarah ma non riceve alcuna risposta, anche il secondo tentativo è vano. Il telefono è irraggiungibile.

Scattano immediatamente le ricerche, si mobilitano le forze dell’ordine e le unità cinofile che perlustrano tutta la zona, le masserie, i pozzi ma l’esito è negativo. Sarah non si trova. Gli inquirenti cercano di ricostruire i movimenti di Sarah, la sua vita e le sue abitudini; iniziano ad ascoltare numerose persone presso la caserma di Manduria. Viene ascoltata anche Sabrina Misseri. L’ipotesi dell’allontanamento volontario, considerata attendibile in un primo momento, viene successivamente scartata per lasciare il posto a scenari investigativi dai contorni ben più sinistri.

Si comincia a parlare di sequestro di persona. Viene esclusa l’ipotesi investigativa di un possibile collegamento tra la scomparsa della giovane e quella di Antonio Sammarco, 39enne, avvenuta a Manduria, a 10 km da Avetrana. Un testimone dichiara agli inquirenti di aver visto Sarah Scazzi, prima della scomparsa, nel tratto di strada tra Via Raffaello Sanzio e Via Grazia Deledda, nei pressi di casa Misseri, proprio dove Sabrina la stava aspettando.

"Io posso escludere tutti e accusare tutti. Investigassero sui familiari che sapevano che Sarah quel giorno doveva andare al mare", dopo questa esternazione di Concetta Serrano Spagnolo, madre della piccola Sarah, nel corso del programma Rai "Pomeriggio sul 2", il 14 settembre 2010 viene ascoltata dai Carabinieri di Avetrana e dal pm titolare dell’inchiesta per maggiori delucidazioni. Il 29 settembre del 2010 viene ritrovato il cellulare di Sarah in contrada "Tumani", ad appena sette chilometri da Avetrana. L’apparecchio era privo di batteria e scheda sim ed era parzialmente bruciato. Viene rinvenuto in mezzo ad un cumulo di cenere da zio Michele Misseri, lo ha riconosciuto grazie a un ciondolo attaccato alla cover. Zio Michele viene interrogato, gli chiedono se avesse visto la nipote quel 26 agosto del 2010 ma lui risponde di no, precisando che si trovava in garage a riparare il trattore mal funzionante. Il 6 ottobre 2010 lo scenario cambia nuovamente; Michele Misseri confessa di aver ucciso la nipote e di averne occultato il cadavere. Nel corso di una diretta con la trasmissione di RaiTre "Chi l’ha visto?", Concetta Serrano apprende da casa Misseri che gli investigatori stanno cercando il corpo della figlia a seguito di un lungo interrogatorio di zio Michele.

A Michele Misseri vengono contestati i reati di sequestro di persona, omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere. "Ha confermato di aver ucciso la povera fanciulla e ha indicato il posto dove il cadavere era stato da lui nascosto; ci ha portati sul posto e, quindi, ci ha consentito di fare i dovuti accertamenti", ha dichiarato il Procuratore di Taranto.

LA SVOLTA - Misseri inizia a parlare, diventa un fiume in piena che travolge tutta la sua famiglia. Viene fermata Sabrina Misseri con l’accusa di omicidio, sequestro di persona, omicidio volontario. Lei nega ogni coinvolgimento e respinge tutte le accuse. A fine ottobre 2010, il GIP convalida il fermo per la giovane. I motivi sono di natura cautelativa e si prefigura il pericolo di fuga e inquinamento delle prove.

Gli inquirenti ricostruiscono il delitto attraverso il traffico telefonico di Sabrina Misseri e si concentrano sulla fascia oraria che va dalle 14.20 alle 14.39 di quel tragico giorno. Dagli sms e dalla ricostruzione, il delitto sarebbe maturato in un arco temporale che va dai 4 ai 7 minuti. Nel corso dell’interrogatorio del 5 novembre, Michele Misseri dichiara agli inquirenti di aver ucciso la nipote con una cintura. Il giorno dopo viene perquisita la sua casa in Via Deledda e vengono sequestrate 49 cinture. In una di esse vengono rinvenute macchie ematiche. Zio Michele, nel gennaio 2011, cambia nuovamente versione e in una epistola discolpa la figlia Sabrina che lui stesso aveva accusato e spiega di essere stato costretto a coinvolgere terzi ma non chiarisce da chi e perché.

A febbraio scattano le manette ai polsi per Carmine Misseri e Cosimo Cosma, fratello e nipote di zio Michele. Entrambi vengono accusati di concorso in soppressione di cadavere. Da una prima ricostruzione, il giorno dell’omicidio il corpo della piccola Sarah sarebbe stato trasportato dal garage di casa Misseri per essere poi occultato nel pozzo. Secondo gli inquirenti i due avrebbero aiutato Michele ad occultare il cadavere. Dai tabulati del 26 agosto 2010, è stata individuato un traffico di cinque telefonate tra i fratelli Misseri. La difesa presenta ricorso e i due tornano in libertà. L’8 marzo, la madre di Cosma dichiara in un’intervista: "Perché non arrestano Cosima Serrano? Che sa tutto. E perché non è indagata? È lei l'autrice di tutto, lei sa tutto". I giudici del Tribunale del riesame di Taranto, in data 23 marzo 2011, nelle motivazioni in merito alla scarcerazione di Carmine Misseri e Cosimo Cosma scrivono che non andavano arrestati il 23 febbraio. Intanto le indagini proseguono senza sosta, nel mese di aprile gli inquirenti convocano Carmine Misseri, Cosimo Cosma, Ivano Russo e Cosima Serrano. Un mese dopo, la svolta: Cosima e Sabrina sono accusate, in concorso, di sequestro di persona, omicidio premeditato e soppressione di cadavere. Cosima Serrano viene coinvolta nella vicenda a seguito del racconto del fioraio Buccolieri, che il 9 aprile del 2011 riferisce agli inquirenti di aver visto la piccola Sarah, giù di morale, raggiunta da Cosima Serrano a bordo di una Opel Astra che le intimava in modo minaccioso di salire. Tanti i dettagli presenti nel suo racconto, come una figura femminile nel sedile posteriore con i capelli legali.

Due giorni dopo la dichiarazione, però, ritratta tutto, dicendo che si trattava di un sogno. Nel novembre del 2017 è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per false dichiarazioni.

GLI ATTI - "Sarah Scazzi è stata strangolata all'interno dell'abitazione della famiglia Misseri, tra le 14 e le 14 e 20. A quell'ora, in quell'edificio (comprensivo, in tal definizione, sia dell'abitazione in senso proprio che del garage), c'erano Michele Misseri, sua moglie Cosima Serrano, e la loro figlia Sabrina: tra costoro, quindi, bisogna cercare l'assassino, o gli assassini, della ragazzina. Per uccidere qualcuno tanto più se si tratta di un'adolescente di 15 anni e di una persona di famiglia, nonché di un'azione lesiva non esauritasi 'uno momento' bensì protrattasi – come hanno convenuto, almeno su questo punto, tutti i consulenti medici delle parti – per non meno di un paio di minuti, occorre avere un motivo ed anche piuttosto cogente. E Sabrina Misseri lo aveva, lo ha taciuto ed ha tentato, con ogni mezzo, di tenerlo nascosto agli inquirenti: la sua gelosia per Ivano Russo, del quale era innamorata ma non completamente ricambiata, e che temeva le venisse soffiato dalla più avvenente cugina, ormai non più bambina", si legge nell’ordinanza di custodia cautelare nei riguardi di Cosima e Sabrina.

Angelo Barraco

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