C'è un indagato nella vicenda del 15enne morto alla vigilia di Natale mentre giocava a calcetto con gli amici, a Pordenone.

Si tratta del medico dello sport che aveva rilasciato l'idoneità sportiva al ragazzo, tesserato con una società cittadina, il Torre. L'iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto, disposto a tutela delle garanzie difensive, per consentire al professionista di nominare un proprio perito in vista dell'autopsia, che è stata fissata per l'8 gennaio prossimo.

Il caso, secondo ambienti giudiziari, potrebbe assumere un rilievo particolare fino a fare giurisprudenza prospettandosi un distinguo importante in punta di diritto. Perché il malore fatale non si è verificato durante la normale e ufficiale attività agonistica ma su un campetto di periferia nel corso di una partita informale tra coetanei.

Un contesto che apre interrogativi sul perimetro delle responsabilità e sulla estensione degli obblighi legati all'idoneità sportiva agonistica. La Procura della Repubblica di Pordenone ha affidato l'incarico per l'esame autoptico al medico legale Antonello Cirnelli e allo specialista in cardiologia Paolo Ius. I due esperti dovranno stabilire le cause del decesso e verificare l'eventuale presenza di patologie non emerse nelle visite di idoneità.

Il medico dello sport indagato, un uomo di 39 anni residente a Maniago, aveva seguito il giovane negli accertamenti per la valutazione dell' idoneità all'attività sportiva agonistica negli anni 2023, 2024 e 2025. Dalle indagini svolte dalla Squadra Mobile, la Procura non ha ravvisato ulteriori possibili inefficienze o profili di responsabilità. In particolare, è stato accertato che i soccorsi sono arrivati in tempi rapidi: l'ambulanza e l'auto medica hanno raggiunto il luogo della tragedia in soli sette minuti dalla chiamata di emergenza, nonostante le indicazioni frammentarie fornite dagli adolescenti che avevano lanciato l'allarme e che erano, comprensibilmente, in stato di choc.

È stato, inoltre, chiarito che l'impianto sportivo dove si è verificato l'episodio non è omologato per competizioni ufficiali e, proprio per questo, non soggetto all'obbligo di avere in dotazione un defibrillatore, previsto dalla legge esclusivamente per le strutture deputate ad attività agonistiche. Un elemento che contribuisce a delineare un quadro complesso, destinato ora ad essere approfondito dagli accertamenti medico-legali e dalle valutazioni dell'autorità giudiziaria. 

(Unioneonline)

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