CRONACA - ITALIA

la ricostruzione

Roberta Ragusa, inghiottita dal buio 8 anni fa e una "verità processuale" che (forse) non basta

Sono passati otto anni e il caso è ancora un mistero. Intanto il marito è in carcere per omicidio
roberta ragusa e antonio logli (archivio l unione sarda)
Roberta Ragusa e Antonio Logli (Archivio L'Unione Sarda)

Un mistero lungo otto anni, che per la giustizia ha un colpevole: a uccidere Roberta Ragusa, 45enne toscana, è stato suo marito Antonio Logli. La sentenza a 20 anni di carcere emessa dalla Cassazione nel luglio dello scorso anno è definitiva.

In mezzo a questa storia ci sono i due figli della coppia, che quando la loro mamma è scomparsa erano poco più che bambini. Per anni sono stati protetti dalle luci della cronaca, fino a quando hanno deciso di parlare. Una volta maggiorenni, Daniele e Alessia sono andati in tv per raccontare la loro versione dei fatti, la loro vita senza la madre e quella col padre e la sua compagna, Sara Calzolaio. E proprio loro, che per gran parte dell’opinione pubblica avrebbero dovuto accusare il papà, lo hanno invece difeso. Non pensano che abbia delle responsabilità. O almeno non hanno mai avuto la certezza, e nel dubbio lo ritengono innocente. Del resto è stata Sara, la loro ex baby sitter, a seguirli in tutto e per tutto. E non hanno mai criticato, almeno non in pubblico, la relazione che aveva instaurato con il loro padre già prima che la mamma scomparisse.

Dal 2012 qualcosa cambia per sempre - 13 gennaio, notte. I bambini dormono nella loro casa a Gello di San Giuliano Terme, nel Pisano. Anche Antonio, secondo la sua versione. Roberta, in pigiama, è in cucina e stila la lista della spesa. Come fanno tante mamme, come lei aveva fatto migliaia di altre volte. La particolarità di questo caso è che le certezze finiscono qui. Dal quel momento in poi non c’è niente e nessuno che abbia potuto districare il mistero.

Le indagini - Inizia quella che si può chiamare "verità processuale", ossia la ricostruzione fatta nel corso delle lunghe indagini. Antonio non è a letto quella sera, non è preda di un sonno profondo, e non è vero che non si è accorto che la moglie non lo ha raggiunto. Tutt’altro: Roberta sente una telefonata tra lui – che si era rifugiato nell'autoscuola per non farsi sentire dopo le precedenti conversazioni avvenute mentre era nella mansarda - e l’amante, Sara, che si chiude con un "Ti amo". Probabilmente in preda alla disperazione e al dolore, Roberta esce con l'intenzione di andare dalla sua rivale a chiedere spiegazioni. Deve andare a piedi perché le chiavi della macchina sono rimaste in casa. Il marito la segue, a bordo della sua auto. Qualcuno intanto lo vede, e questo lo racconta poi agli inquirenti. Logli raggiunge la moglie e scoppia un furioso litigio. Lei parla di separazione e lui pensa già alle conseguenze economiche. Non vuole perdere tutto, non vuole divorziare ma non vuole neppure perdere Sara. A questo punto obbliga Roberta a salire in macchina e la porta in qualche luogo dove avviene l’omicidio, non si sa come né dove, perché il corpo della vittima non è mai stato ritrovato.

L'allarme - Quindi torna a casa e l’indomani scatta l’allarme. Il resto è storia nota: tutti cercano Roberta, nessuno la trova. Né nell’immediato né anni dopo. Svanita nel nulla, inghiottita dal buio. La tesi del cadavere bruciato al forno crematorio è stata smentita dopo le verifiche relative alle date di funzionamento, e gli avvistamenti si sono rivelati relativi a donne a lei somiglianti. Per la legge è comunque morta, non si è rifatta una vita come in tanti hanno suggerito. Perché, dicono i più, nessuna mamma può lasciare per sempre i suoi bambini e andare altrove dimenticandoli.

Non credibile Logli - Questo è quello che Logli ha sostenuto, ma i giudici non gli hanno creduto. Troppi gli elementi contro di lui, a partire dalla sparizione del giubbino che indossava la sera in cui Roberta è scomparsa, al fatto che abbia nascosto la relazione extraconiugale, anche il suo comportamento dopo la scomparsa – convivere con l’amante nella propria casa insieme ai figli – non ha fatto altro che aumentare le criticità. E lui? Si è sempre dichiarato innocente, vittima di un’ingiustizia. Per ora sconta la sua pena in carcere a Massa. Suo padre ha detto di voler ricorrere alla Corte europea per i diritti dell’Uomo e al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

E otto anni senza Roberta su chi peseranno?

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