CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

approfondimento

Da Nuoro a Orgosolo, la riscoperta della bachicoltura

In soccorso di questa tradizione che merita di essere salvaguardata, arriva un progetto di Laore e Forestas
donne di orgosolo con l abito tradizionale il caratteristico copricapo in seta (foto archivio l unione sarda)
Donne di Orgosolo con l'abito tradizionale il caratteristico copricapo in seta (foto archivio L'Unione Sarda)

Maria Corda è l'ultima artigiana che a Orgosolo porta avanti una affascinante tradizione di famiglia, fondamentale per realizzare il bellissimo copricapo: incornicia con austera solennità il volto delle donne che sfilano nelle processioni con l'abito tradizionale. Lei provvede da sé ad allevare i bachi anche grazie a un gelseto che cura nelle campagne di Locoe, a Orgosolo. Nella sua casa-museo negli ultimi anni ha raccontato e mostrato a tanti turisti e scolaresche la maestria ereditata dalla madre e dalla nonna che lei è stata capace anche di trasmettere ai figli. Ora, pur restando imbattibile paladina di un'arte antica, è meno sola. In soccorso di questa tradizione che merita di essere salvaguardata, non solo come patrimonio identitario importante più che mai perché a rischio estinzione, arriva un progetto di Laore e Forestas. Iniziativa nata nel nome della biodiversità da tutelare, ovvero la bachicoltura che ha bisogno anzitutto delle piante di gelso, diventate sempre più preziose perché rare. E' successo, infatti, che altre artigiane della seta abbiano raccolto le foglie di piante che lungo i viali cittadini avevano subito interventi di disinfestazione. Trattamenti tanto nocivi da uccidere i bachi che invece avrebbero dovuto nutrire. , racconta Antonio Maccioni, responsabile regionale per Laore del settore Sviluppo della multifunzionalità agricola e ittica e valorizzazione delle biodiversità. Nasce da lì un progetto articolato. Primo passo il censimento dei gelsi storici della Sardegna: un viaggio inedito da Orgosolo a Castiadas, da Orosei a Gavoi, a Muravera. Una quindicina le piante plurisecolari già individuate che raccontano la bachicoltura d'un tempo diffusa in tutta l'Isola. Muravera a suo tempo era una realtà gioiello grazie alla lungimiranza di una nobildonna del Settecento, donna Francesca Sanna Sulis che aveva introdotto l'allevamento dei bachi in forma estensiva e l'organizzazione di corsi di filatura e tessitura per le donne del paese. La sua impresa arrivò a produrre seta di alta qualità, venduta a commercianti piemontesi e lombardi.

Incontro nel vivaio forestale di Jacu Piu (foto L'Unione Sarda - Gualà)
Incontro nel vivaio forestale di Jacu Piu (foto L'Unione Sarda - Gualà)

Ora il museo di Muravera porta il suo nome e racconta il successo di una donna con sorprendente slancio imprenditoriale. Il secondo passo del progetto di valorizzazione va oltre la conoscenza, diventa atto concreto nel vivaio di Jacu Piu, l'oasi forestale ai piedi del monte Ortobene a Nuoro. Grazie a una convenzione, Forestas e Laore lavorano in tandem per preservare la specificità delle varietà locali di gelso e conservare le peculiarità della produzione della seta anche perché Orgosolo dà il nome alla specie del baco locale. Una unicità di alto valore scientifico, sopravvissuta perché nel tempo questa razza non ha subito incroci con altre. Il baco Orgosolo produce seta di colore giallo, richiesta per il copricapo del costume femminile, ma nel mercato mondiale va per la maggiore quella di colore bianco perché è più facile da colorare. Forestas si è messa all'opera coinvolgendo nel progetto le sue sedi di Nuoro e Oristano. Prima ha provveduto alla ricerca e alla raccolta del germoplasma di biotipi di gelso e al prelievo da piante madri. La moltiplicazione e la radicazione delle talee è avvenuta nel vivaio di Campulongu a Oristano. Nel frattempo, nell'oasi forestale di Jacu Piu, nelle campagne di Nuoro, gli operatori di Forestas hanno preparato il campo sperimentale con la messa a dimora di 12 varietà di gelso bianco e nero. La coltivazione è stata avviata a metà febbraio. .

Marilena Orunesu

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