CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

inchiesta

Fiore Sardo sull'Olimpo del mercato globale

Sulle piattaforme venduto a 30-40 euro, ma ai pastori lo pagano ad appena 9 euro al chilo
il fiore sardo stagionato (l unione sarda)
Il Fiore Sardo stagionato (L'Unione Sarda)

West Pittston, sobborgo bianco degli Stati Uniti d'America. Profonda Pennsylvania, Contea di Luzerne, 4.868 abitanti. Adagiato sulle sponde del fiume Susquehanna a 6.794 km dal Lago di Gusana, Gavoi, cuore della Barbagia, nell'Isola di Sardegna. In questo granello d'America, ai confini con lo Stato di New York, si pianifica e gestisce lo sbarco nel mondo del "Fiore Sardo". E' in questa contea che ha sede una delle più grandi multinazionali alimentari specializzata in articoli "gourmet" dal formaggio al vino, dalla pasta all'olio d'oliva. Non producono un grammo di formaggio ma lo commercializzano nelle rete come se fosse roba loro. IGourmet è il numero uno dei negozi online di cibo d'élite negli Stati Uniti. Prodotti di nicchia, selezionati e di fascia alta, da vendere a caro prezzo senza curarsi di distanze e confini.

La quotazione IGourmet (L'Unione Sarda)
La quotazione IGourmet (L'Unione Sarda)

Quinta Strada

Conquistare l'home page del sito è un po' come scalare le vette del gradimento mondiale. La prima pagina di IGourmet è come avere un negozio di gioielleria alimentare nel cuore di via Monte Napoleone a Milano, di via Condotti a Roma, nella Quinta Strada di New York, a Oxford Street a Londra o negli Champs Elysées a Parigi. In quella vetrina mondiale tra i prodotti di nicchia "consigliati" dal sito IGourmet c'è proprio il "Fiore Sardo", il gioiello della cultura lattiero casearia della Sardegna primordiale. Così poco tutelato in terra sarda, così tanto ambito in terra straniera. La storia del formaggio dei pastori è tutta racchiusa in quella videata on line che ogni angolo sperduto del mondo può consultare e utilizzare per ordinare quel primato esclusivo della terra di Sardegna. Un paesino di qualche migliaia di cittadini che dalla lontana Pennsylvania promuove, vende e guadagna a piene mani sulle fatiche e meraviglie lattiero casearie dei pastori di Barbagia e non solo. Potrebbe essere motivo di rammarico e di contrarietà se prevalesse la logica del tutto è perduto. In realtà basta guardare il prezzo di vendita dell'oro bianco fattosi "Fiore Sardo" per capire dove sta la strada maestra.

La lavorazione a mano (L'Unione Sarda)
La lavorazione a mano (L'Unione Sarda)

Nicchie di qualità

Nicchie di mercato di grande livello che consentono alla Sardegna di non competere sulla sfida della quantità ma di primeggiare e vincere quella più ambita della qualità. Non è un caso che il sito americano dei cibi d'élite abbia quotato il "Fiore Sardo" oltre la soglia dei 45 dollari (37 euro) a Kg sulla piattaforma di Amazon e 37,75 dollari (31 euro) nel proprio sito di vendita. Cifre da far accapponare la pelle se si pensa a quanto i pastori di Gavoi e dintorni sono costretti a vendere il loro prodotto. Nell'enclave tra Mamoiada, Gavoi, Fonni, Lodine e Ollolai si riesce a vendere il "Fiore Sardo" fresco, tre mesi di stagionatura, se va bene a 9 euro a chilo, mentre con una stagionatura doppia si arriva agli 11 euro a Kg.

Un terzo del prezzo

Un prezzo che è meno di un terzo di quanto il prodotto viene ceduto sul mercato d'élite. Cambia di poco nella piattaforma italiana formato gourmet. Eatitaly, l'intuizione alimentare di Oscar Farinetti, con sede a Monticello d'Alba, vende on line il "Fiore Sardo" a 25,9 euro a Kg, mentre la piattaforma Amazon rilancia in Italia il prodotto di Gavoi alla bellezza di 34,99 euro a Kg. Quotazioni che traguardano l'orizzonte di un prodotto dalle potenzialità ancora totalmente inespresse, dalla tutela alla commercializzazione. Spencer Chesman, il fondatore e Ceo di IGourmet, lanciando la nuova campagna di acquisizione di nuovi prodotti da lanciare nell'etere mondiale, è stato chiaro.

Le campane

«Le campane, l'alert d'interesse, per i nostri clienti sono racchiuse in poche parole: sano, naturale, biologico, autentico». E non è un caso che IGourmet sia nato solo tre anni dopo che Jeff Bezos lanciò Amazon. La sfida di Chesman è tutta di qualità: «Stiamo cercando di aumentare la selezione con le più autentiche offerte DOP e IGP». Un piano d'azione che stride non poco con il tentativo maldestro di "industrializzare" le produzioni di "Fiore Sardo" annientando la non infinita resistenza degli eredi di Tziu Pera. Nel sito di commercializzazione più imponente del mondo moderno, Amazon, si promuove il primato della Sardegna quando, invece, nell'Isola si fa poco o niente per proteggere i veri protagonisti di questa straordinaria e unica storia lattiero casearia.

Le analisi di mercato di Ismea (L'Unione Sarda)
Le analisi di mercato di Ismea (L'Unione Sarda)

Le analisi di mercato di Ismea (L'Unione Sarda)
Le analisi di mercato di Ismea (L'Unione Sarda)

Tziu Pera & Jeff Bezos

Gli americani di Jeff Bezos enfatizzano quello che nell'Isola dei Nuraghi si rischia, invece, di perdere, basti pensare alle controverse vicende legate agli enti che da sempre si sono occupati della tutela genetica dei capi ovini della Sardegna. Amazon, non un sito qualsiasi, scrive: «Le pecore di Sardegna provengono da ceppi antichi e vivono allo stato brado. Sono queste pecore che producono il latte per il «Fiore Sardo». Frutto di un laborioso e complesso processo di caseificazione». «Il nostro Fiore Sardo - scrivono gli uomini di Bezos - ha una stagionatura di tre mesi ed è perfetto servito come formaggio da tavola».

Chiave identitaria

La chiave identitaria, l'esclusività e unicità del prodotto, assurgono a veri e propri spot della produzione tipica e protetta della Sardegna, facendone un'icona commerciale capace di conquistare mercati inesplorati. E che la diversificazione del prodotto lattiero caseario dell'Isola, da sempre condizionata dalla monocoltura del "Pecorino Romano", sia la strada maestra per salvaguardare l'intero sistema lo si può evincere dalle ultime statistiche pubblicate dall'Osservatorio dell'Ismea, l'istituto di Stato che analizza e studia i mercati agroalimentari. I prezzi medi mensili per specialità lattiero casearia hanno portato ad una crescita importante, seppur sempre inadeguata, del prezzo del "Fiore Sardo" che a giugno dello scorso anno ha scavalcato la soglia dei 9 euro a kg proiettandosi verso i dieci. Una crescita che si mantiene stabile da luglio dello scorso anno sino al primo trimestre del 2021.

La scalata

A febbraio di quest'anno con i dieci euro a chilogrammo per il "Fiore Sardo, il prodotto "principe" della produzione autoctona ha fatto registrare, rispetto allo scorso anno, un incremento della quotazione sul mercato del 21% . Tutti gli altri prodotti Dop a livello italiano hanno perso, dal meno 2,1 della Cacciotta al meno 1,7 del Canestrato Pugliese. L'unico dato positivo nella Borsa valori del formaggio lo registra l'altro prodotto marchiato Sardegna, il "Pecorino Romano" che conquista una quotazione di più 9,5% per il prodotto destinato all'export, mentre resta stabile, rispetto allo scorso anno, il prezzo per quello destinato al mercato italiano. Indicatori evidenti di una tendenza che molto spesso è figlia di andamenti controversi del mercato mondiale ma che ha un dato di fondo inequivocabile: il potenziale commerciale dei prodotti lattiero caseari della Sardegna ha margini di crescita inimmaginabili. Ed è per questo motivo che servono risposte immediate per tutelare le produzioni dop dell'Isola a partire dal primato del "Fiore Sardo".

Arte "sacra"

L'arte "sacra" del pastore-casaro, dalle innate gesta sapienti di Tziu Pera a quelle dei suoi nipoti ideali, alle imprescindibili caratteristiche del territorio, sono e costituiscono pilastri fondanti di questa scommessa economica. Far prevalere le logiche industriali, il cannibalismo di chi vuole schiacciare a colpi di catene di montaggio l'antica arte lattiero casearia della Sardegna, significa attentare a quella percezione univoca di quest'Isola come terra di qualità, identità e unicità. Salvaguardare il "Fiore Sardo", proteggere la sua autentica produzione, è un valore aggiunto anche per tutte le altre produzioni, a partire proprio dal "Pecorino Romano". L'utilizzo di processi meccanizzati, apparecchiature d'acciaio che vorrebbero sostituire le mani dei pastori, finirà per ripercuotersi in maniera indelebile sulle caratteristiche organolettiche del "Fiore Sardo". Un sacrilegio imperdonabile che va scongiurato in ogni modo. La lezione di West Pittston insegna ad amare, credere e scommettere sui prodotti di questa terra antica. E non sarà più solo Jeff Bezos a promuovere e credere nel "Fiore Sardo" di Sardegna.

Mauro Pili

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