CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

il punto di vista

Scontro Stato-regione: schermaglie politiche o timidi germogli di "sovranità"?

La moderazione e il rispetto devono comunque essere la sola chiave di volta e di svolta
il ministro francesco boccia (archivio l unione sarda)
Il ministro Francesco Boccia (Archivio L'Unione Sarda)

Il Tar della Sardegna ha accolto in fase cautelare il ricorso proposto dalla Avvocatura dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ha conseguentemente e temporaneamente sospeso gli effetti dell’Ordinanza del Governatore Christian Solinas che aveva imposto test Covid obbligatori per tutti i passeggeri in entrata sul territorio regionale a far data da lunedì 14 settembre. Più precisamente, secondo i magistrati interessati della trattazione della questione, “il rischio sanitario non (sarebbe) così elevato da rendere necessarie ulteriori misure” ed il prossimo sette ottobre si terrà, comunque, l’udienza relativa al merito dell’intera vicenda. Nei giorni scorsi, infatti, avevamo appreso, e forse con non troppo stupore, che il Governo, come da solito copione riproposto di quando in quando su scala nazionale, e nonostante la chiarissima circolare esplicativa diramata a stretto giro dalla Regione, aveva impugnato davanti al Tar Sardegna l’Ordinanza numero 43 siglata dal Governatore Christian Solinas l’11 settembre appena trascorso, ed avente ad oggetto “ulteriori misure straordinarie ed urgenti di contrasto e prevenzione della diffusione epidemiologica da Covid – 19 nel territorio regionale della Sardegna”.

In buona sostanza, stando a quanto riportato dalla cronaca, siffatta Ordinanza, dal punto di vista del Governo, sarebbe illegittima siccome emessa in contrasto al dettato normativo di rango costituzionale concernente la libera circolazione delle persone sul territorio nazionale di cui all’articolo 16 della nostra Carta Fondamentale. Parimenti, seppure per ragioni differenti, il Governo, aveva pure proceduto, con esito negativo quanto meno in fase cautelare, all’impugnazione dell’Ordinanza varata dalla Regione Piemonte a mente della quale gli studenti, per poter entrare in classe, avrebbero dovuto (e dovranno) auto-certificare l’avvenuta rilevazione della temperatura, oppure sottoporsi alla misurazione a scuola. Per i Giudici Piemontesi, stando a quanto è stato possibile apprendere nell’immediatezza della decisione dai principali organi di stampa, il rischio sanitario sarebbe tale da giustificare provvedimenti straordinari. Che dire. Nulla quaestio sul piano delle dinamiche squisitamente procedimentali, sempre ammesso che in termini di illegittimità anche la contestata Ordinanza numero 43, in se e per se considerata, questa volta davvero si ponga apparendo, il suo dettato, nonostante tutto, meramente integrativo rispetto alle superiori disposizioni statali nell’ottica di far fronte ad una catena di contagio crescente che rischia di non poter essere efficacemente affrontata dalla Sanità Locale. Ma davvero non comprendo – e non ritengo si tratti di un mio limite – come il Ministro per gli Affari Regionali, l’Onorevole Boccia per intenderci, possa sostenere efficacemente, e soprattutto convintamente, che l’emergenza vada affrontata congiuntamente tra Stato e Regioni pur contestualmente adoperandosi nel senso opposto e contrario di mortificare ogni iniziativa di carattere locale avvalendosi dell’Autorità Giudiziaria ed affidando così la risoluzione di questioni di rilievo squisitamente politico all’intervento defatigante ed umiliante della magistratura quasi suo malgrado concepita, nell’immaginario collettivo, come “Deus ex Machina” invocato sulla scena per offrire risoluzione tombale a situazioni altrimenti irrisolvibili secondo gli schemi dialogici classici curiosamente mai sperimentati. Cercare di negare la pericolosità di un siffatto “modus operandi” peraltro oramai inflazionato sarebbe inutile e sarebbe pure scorretto ed intellettualmente disonesto. I “fatti” “politici” testè richiamati hanno assunto dimensioni allarmanti ulteriormente enfatizzate ed esasperate, peraltro, dall’attuale assetto democratico in un contesto politico-istituzionale non solo frammentato, ma anche compromesso, sebbene patologicamente stabilizzato nella sua solidità, dallo svolgersi di dinamiche intestine altalenanti inidonee sotto diversi punti di vista a garantire l’equilibrio comportamentale e decisionale “interno” e “di relazione” il quale, per converso, e per l’effetto, viene recepito in maniera confusa dal cittadino per sua natura scarsamente incline a voler comprendere le motivazioni astratte della teoretica costituzionale.

Ed è proprio in seno ad un contesto di tal fatta che le varie Regioni, e nel caso specifico la nostra Sardegna, sotto la spinta della crisi sanitaria che ci attraversa e travolge da diversi mesi oramai, rivelano, o quanto meno tentano di farlo, tutta la loro straordinaria capacità di “agire con metodo” precorrendo (a volte anche sbagliando) i problemi e, di conseguenza indicandone le potenziali soluzioni che, alla lunga, a ben considerare, e magari col “senno del poi”, riescono ad apparire tutt’altro che illogiche e ad assumere un rilievo assolutamente generale nel conseguimento di obiettivi comunque analiticamente declinati financo a livello nazionale e solo più opportunamente riadattati, nel rispetto dei limiti imposti, sul piano territoriale. Tanto più allorquando siffatta moderata “pretesa” normativa locale nulla abbia a che vedere con qualsivoglia tentativo, di ben differente e critico tenore, di imporre regole stringenti la cui individuazione sia direttamente rimessa alle più consone valutazioni del cosiddetto “decisore politico” e della scienza medica, alla quale ultima, pur tuttavia, non va in alcun modo riconosciuta alcuna posizione dominante nell’ambito di un contesto in cui la sintesi politica deve continuare ad essere concepita quale unica direttrice di riferimento. Ad essere sincera, tuttavia, ho come l’impressione che l’incalzare incessante della contrapposizione Stato-Regioni, enfatizzata da una tensione centralistica e centralizzante peraltro ingiustificata nelle circostanza specifica, nasconda piuttosto timori di altro genere, esplicitatisi indirettamente nell’esigenza intransigente di contenere timidi rigurgiti d’affermazione di una “sovranità regionale” mai concretamente teorizzata sul piano giuridico ma forse ipoteticamente ed astrattamente idonea, quanto meno nel caso sardo, ad essere idealmente concepita, ma solo nell’immaginario collettivo, come esplicazione concreta di una “specialità” mai pienamente esercitata nelle sue connotazioni statutarie. Una ipotesi tra sogno e realtà, certo, ma forse non proprio fantasiosa se solo si voglia ricordare il discusso impianto motivazionale della sentenza della Corte Costituzionale n. 365/2007 inerente proprio l’autonomia e la “sovranità” del popolo sardo in riferimento alla legge regionale n. 7 del 2006, la cui rubrica, in barba alle comprensibili tensioni terminologiche del legislatore nazionale che da sempre considera la “forma” alla medesima stregua della “sostanza”, recitava: “istituzione, attribuzioni e disciplina della Consulta per il nuovo statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo”. Nell’occasione la Corte Costituzionale aveva ovviamente escluso che le Regioni potessero concepirsi come enti sovrani, ma di fatto la questione si affacciò all’attenzione della Consulta suscitando non pochi clamori.

Oggi, al di là di ogni disquisizione teorica, sento di condividere l’amarezza del Presidente Solinas, perché quell’Ordinanza numero 43, diversamente da quanto si sia voluto fin’ora riconoscere, costituisce per davvero “un punto di equilibrio tra tutela della salute e libertà costituzionali” siccome in alcun modo limitativa della libertà di circolazione. I provvedimenti dei Giudici tuttavia si rispettano, anche quando ci appaiono ingiusti. A dover cambiare, piuttosto, è la dinamica del confronto tra governo centrale e realtà regionali nell’interpretazione offertane, nel caso di specie, dal Ministro Boccia, la quale, invero, in assenza di correttivi, rischia di dar luogo a vere e proprie rivendicazioni locali che avrebbero il solo catastrofico effetto di implementare lo stato di confusione già presente in seno alla società civile severamente impegnata nell’articolazione della difficilissima convivenza col virus in un momento in cui la moderazione ed il rispetto debbono essere la sola chiave di volta e di svolta.

Giuseppina Di Salvatore

(avvocato - Nuoro)

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