CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

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L'eredità di Draghi: il commento di Beniamino Moro

Mario Draghi passerà alla storia come il presidente della Bce che, nel luglio del 2012, ha sconfitto la crisi dell'euro
beniamino moro (archivio l unione sarda)
Beniamino Moro (archivio L'Unione Sarda)

A fine mese andrà in pensione l'italiano più potente al mondo negli ultimi otto anni, il signore dell'euro che ha salvato la moneta comune dalla peggiore crisi finanziaria del dopoguerra.

Mario Draghi passerà alla storia come il presidente della Banca Centrale Europea (Bce) che nel luglio del 2012 ha sconfitto la crisi dell'euro e dei debiti sovrani con una frase diventata famosa, che passerà anch'essa ai libri di storia: "La Bce farà di tutto per contrastare la crisi finanziaria e salvare l'euro, e vi garantisco che sarà sufficiente".

In quel momento, gli spread dei titoli pubblici a 10 anni erano saliti oltre 500 punti in Italia e 600 in Spagna, e valori ancora più elevati si registravano per la Grecia, il Portogallo e l'Irlanda.

Il rischio di una rottura dell'euro era elevatissimo, ma la minaccia di Draghi venne presa sul serio dai mercati. Gli speculatori, che sino al giorno prima puntavano allo sfaldamento della moneta comune e al fallimento dei debiti sovrani dei Paesi più esposti alla speculazione, si ritirarono con la coda tra le gambe: mai giocare a poker con una banca centrale, perché si perde sempre. La Bce avrebbe potuto inondare di liquidità i mercati monetari, come poi ha effettivamente fatto con il quantitative easing (Qe), salvando insieme l'euro e i debiti sovrani.

Nei giorni scorsi a Mario Draghi è stata conferita la Laurea honoris causa in Economia dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In quella occasione ha letto una prolusione, che molti hanno interpretato come il testamento intellettuale del primo banchiere centrale italiano in Europa.

Al centro del suo intervento egli ha collocato la conoscenza, il coraggio e l'umiltà. "Oggi viviamo in un mondo in cui la rilevanza della conoscenza per il policy making è messa in discussione. Sta scemando la fiducia nei fatti oggettivi, risultato della ricerca, riportati da fonti imparziali; aumenta invece il peso delle opinioni soggettive che paiono moltiplicarsi senza limiti, rimbalzando attraverso il globo come in una gigantesca eco", ha sostenuto Draghi. "La lezione della storia è invece che le decisioni destinate ad avere un impatto duraturo e positivo sono basate su un lavoro di ricerca ben condotto, su fatti accuratamente accertati e sull'esperienza accumulata". Ciò che conta è la competenza fondata sulla conoscenza, che rimane "essenziale per capire la complessità".

La ricerca scientifica in campo economico è d'importanza cruciale nell'affrontare i problemi e trovarne le soluzioni. Un esempio è costituito proprio dal Qe introdotto nel 2014-15, con gli acquisti di titoli pubblici e i tassi d'interesse negativi che hanno contrastato l'incipiente deriva verso la deflazione. "Allora - prosegue Draghi - molti policy maker, me incluso, si interrogavano su come queste misure potessero funzionare nell'area dell'euro", dove i tassi d'interesse non erano mai stati spinti prima in territorio negativo. Perciò, non si conoscevano ancora gli effetti ultimi che sarebbero stati prodotti in un'economia bancocentrica come quella europea, basata cioè sul ruolo primario delle banche. Si agiva in condizioni d'incertezza, ma l'evidenza empirica era univoca: "senza ricorrere a misure non convenzionali la Bce non sarebbe stata in grado di adempiere al suo mandato di tutelare la stabilità dei prezzi".

La conoscenza, prosegue Draghi, non è però tutto, ci vuole anche una buona dose di coraggio, perché anche le migliori analisi "non danno quella certezza che rende una decisione facile: la tentazione di non decidere è frequente", ma anche il non agire rappresenta una decisione, che potrebbe rivelarsi peggiore del decidere e portare al tradimento del mandato ricevuto.

Infine, il lavoro del banchiere centrale deve essere caratterizzato dall'umiltà, che "discende dalla consapevolezza che il potere e la responsabilità del servitore pubblico non sono illimitati ma derivano dal mandato conferito" dal potere politico, nel caso specifico dal Consiglio e dal Parlamento europeo, che esprimono la volontà di tutti i cittadini europei.

Beniamino Moro

(Università di Cagliari)

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