CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'intervista

"Poetto e Campo Rossi scontati per i soldati? Non abbiamo privilegi"

Il generale di brigata Francesco Olla guida da pochi mesi il Comando militare della Sardegna
il generale di brigata francesco olla (foto l unione sarda)
Il generale di brigata Francesco Olla (foto L'Unione Sarda)

«I soldati mettono in conto di poter essere uccisi in ogni momento. Anche mentre sono impegnati nell'operazione "Strade sicure" oppure - è il caso di avant'ieri - quando fermano due sospettati a Trastevere. D'altronde se girano armati è perché anche le persone che incontrano potrebbero esserlo». Il generale di Brigata Francesco Olla è sulcitano di Sant'Antioco, ha 51 anni e guida il Comando militare Regione Sardegna. Pesa le parole, soprattutto se parla dell'attentato a Nassirya che, nel 2003, costò la vita al fratello: «In base alle informazioni di cui dispongo, penso che nella base fu fatto tutto il possibile per evitare la strage».

Il suo ufficio foderato di boiserie chiara e spazzato dall'alito gelido del condizionatore è al primo piano del quartier generale cagliaritano di via Torino. Seduto in poltrona, è categorico: «Ho sentito dire "i soldati hanno occupato alcune zone della Sardegna". Nulla di più falso. Abitiamo qui da quando c'era il Regno sardo-piemontese, siamo sardi, italiani. È anche casa nostra».

Molti giovani indossano la divisa per sfuggire alla disoccupazione.

«Credo sia una falsa credenza. Probabilmente tanti trovano nell'uniforme - almeno inizialmente - un modo per guadagnare lo stipendio, che è importante. Poi acquisiscono la consapevolezza del proprio status, dei propri compiti, vanno al di là della mera retribuzione, diventa qualcosa di più profondo che tocca l'aspetto morale di ciascun individuo».

Mai pensato di cambiare lavoro?

«No, neanche nei momenti di sconforto. Nell'Esercito ho trovato una famiglia fin da quand'ero un 19enne di Sant'Antioco pagu bessiu ».

Le missioni di pace sono operazioni di guerra mascherate?

«Sono missioni e basta, di sicurezza e stabilizzazione. L'obiettivo finale non è attaccare ma garantire un certo livello di sicurezza in Paesi che sono andati in crisi e non riescono più a garantire i diritti. Con tutti i rischi che comporta per i militari».

Tanti scelgono di andare in zone di guerra solo per la diaria?

«È una mistificazione. I soldati raramente scelgono la destinazione, è prevista la turnazione tra uomini e aree del mondo. La diaria non è riferita al rischio ma al tenore di vita del Paese in cui si va. Si guadagna molto di più andando in Germania rispetto all'Iraq, per capirci».

Perché i militari hanno tanti privilegi?

«Non direi proprio. Siamo una categoria di lavoratori come ce ne sono tante. Il nostro impegno è servire lo Stato, e ne siamo particolarmente orgogliosi. Dove sono i privilegi?»

Lo stabilimento balneare privato al Poetto a prezzi irrisori, pranzi e cene compresi.

«È un organismo di protezione sociale ai redditi più bassi che non se lo possono permettere. Lì si trovano tanti soldati che possono avere un ombrellone e due sdraio a prezzi accessibili, garantendo loro il recupero psicofisico. La Brigata Sassari il prossimo anno andrà all'estero, è giusto che le famiglie dei militari abbiano uno spazio a prezzi abbordabili».

A Cagliari il Campo Rossi è un club esclusivo per i militari.

«Anche quello è un organismo di protezione sociale. La stragrande maggioranza delle prove fisiche dei soldati vengono fatte lì. Ed è aperto anche ad altre società sportive cittadine».

Perché si è fermata la dismissione dei beni militari di Calamosca e Sant'Elia?

«Non lo so. Da parte nostra c'è la totale apertura per cedere quelli non più indispensabili. Bisogna capire se davvero c'è l'interesse del pubblico ad averli».

La Regione non ha mostrato interesse?

«Questo no. Volevo dire che, quando il bene si dismette, è giusto valorizzarlo. Per noi è una benedizione, perché non dobbiamo più garantire la sicurezza e la manutenzione degli immobili in un momento in cui le risorse sono scarse».

Da sardo cosa pensa dell'inchiesta penale in corso sul possibile inquinamento nella base di Teulada?

«C'è il segreto istruttorio».

Può avere successo la bonifica di Teulada dopo decenni di bombardamenti?

«Sì. Penso che si possa garantire un buon risultato facendo brillare gli ordigni sul posto o in un'altra zona. Con il nuovo sistema integrato per l'addestramento terrestre stiamo introducendo la simulazione che ridurrà di un buon 40 per cento gli spari veri e propri».

Le morti sospette per l'uranio impoverito?

«L'Esercito italiano ha solo le munizioni speciali al tungsteno. Dalle carte che ho avuto modo di leggere so che a Teulada non è mai stato usato l'uranio impoverito».

Ci sono sentenze civili che condannano lo Stato al risarcimento dei militari ai quali non è stata garantita la tutela della salute in alcuni teatri di guerra.

«Appena si è avuta contezza, ci si è mossi immediatamente».

Il nonnismo è ancora una piaga?

«No. Si presentava nelle sue forme peggiori ai tempi della leva obbligatoria, ma già da allora si intervenne. Comunque, la tolleranza è zero».

Quanto conta la politica nell'Esercito?

«Poco. Ognuno ha le sue idee e le esprime attraverso il voto - non in uniforme - o candidandosi».

Cosa pensa della Rwm che produce bombe nel Sulcis?

«Non ho gli elementi necessari a esprimere un parere approfondito».

Paolo Paolini

© Riproduzione riservata

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