ECONOMIA

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Campi invasi dalle cavallette: "Ogni intervento ormai è inutile"

Coldiretti: "L'unica speranza per contenere i danni è nei predatori naturali". Il peggio, però, sembra passato. "Ora bisogna fare prevenzione"
tre immagini dell invasione delle cavallette nel nuorese (foto coldiretti)
Tre immagini dell'invasione delle cavallette nel Nuorese (Foto Coldiretti)

Le cavallette che stanno devastando - a milioni - i campi della provincia di Nuoro "sono giunte a uno stadio di maturazione tale che qualsiasi tipo d'intervento umano ora sarebbe inutile".

A sostenerlo sono tecnici ed esperti, che stanno monitorando la situazione nei terreni della zona, dopo l'allarme per l'invasione di insetti lanciato dalla Coldiretti nei giorni scorsi e che ha fatto scalpore in tutto il mondo.

La stessa associazione per la tutela del comparto agricolo dà la fotografia di quanto sta accadendo, snocciolando i dati.

LA SITUAZIONE - "L'estensione e l'entità della invasione di cavallette - dice Coldiretti - è circoscritta a oltre 2,5mila ettari e a un territorio compreso tra Orani, Orotelli, Ottana e Bolotana, allargato verso Mamoiada, e riguarda circa 20 aziende".

"Il territorio sta subendo dei danni di rilievo, poiché ad essere interessati sono soprattutto i pascoli di aziende che ora dovranno fare i conti con una maggiore necessità di scorte per l'alimentazione del bestiame", aggiunge l'associazione.

Posto che, come detto, ogni intervento "umano" non sortirebbe ormai effetto, "l'unica speranza la riponiamo nei predatori naturali, nell'avifauna in particolare che potrebbe rappresentare l'unico mezzo di contrasto al dilagare della infestazione - dice Alessandro Serra, direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra.

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GLI INSETTI SI DISPERDONO - "Si tratta - aggiunge Serra - di una invasione comunque contenuta, e le grosse quantità che abbiamo visto nei primi giorni, concentrate su case coloniche e diversi campi, ora sembrano essersi disperse su una fetta di territorio più vasto".

Questo significa che l'invasione non si sta allargando a macchia d'olio, ma solamente che quella stessa popolazione di locuste si sta disperdendo.

Il peggio, dunque, sarebbe passato. Ma già si guarda al futuro.

IL FUTURO - Ora, prosegue Coldiretti, "è inevitabile pensare a una seria campagna di prevenzione perché altrimenti il prossimo anno si potrebbe verificare un'invasione senza precedenti che potrebbe interessare un territorio molto più ampio. Serve subito anche una seria ed approfondita riflessione sui motivi che hanno portato a questo fenomeno di altri tempi".

LE CAUSE - Ma perché gli insetti hanno invaso i terreni?

Presto detto: "Le milioni di cavallette sono frutto dei cambiamenti climatici e delle terre incolte, due problematiche che Coldiretti denuncia da tempo e delle quali oggi viviamo e vediamo davanti ai nostri occhi le conseguenze di queste mancate risposte", chiarisce l'associazione.

"Da una parte le terre incolte sono frutto della crisi delle campagne. Le remunerazioni dei prodotti agricoli sotto i costi di produzione costringono le aziende a dei tagli importanti nella voce spese (in questo caso la coltivazione delle terre, spesso lasciate a pascolo brado) ed altre volte anche all'abbandono dell'agricoltura. Questi diventano luogo ideale per i grillai delle cavallette. È qui che le locuste hanno potuto deporre le uova. L'indagine Coldiretti in cui emerge che per ogni euro speso dal consumatore per acquistare un alimento solo 15 centesimi vanno all'agricoltore, sono la testimonianza di un meccanismo distorto che taglia dalla filiera il primo e principale anello: il produttore".

E poi ci sono, naturalmente, i cambiamenti climatici e in particolare le lunghe siccità e i prolungati e intensi periodi di piovosità.

LA STIMA DEI DANNI - "Chi lavora la terra, la vive e la protegge, è la sentinella e il custode del territorio - afferma Leonardo Salis, presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra -, l'incuria porta queste conseguenze. Per questo è necessario, passata l'emergenza, fare una stima dei danni contingenti ma soprattutto cominciare un lavoro di programmazione che parte dal cogliere le ragioni di questi fenomeni e studi le soluzioni e le applichi, altrimenti ci ritroveremo a vivere fenomeni ben più consistenti di questo che faranno male non solo all'economia agricola ma anche all'ambiente e alla socialità (lo spopolamento delle zone interne è molto legato all'agricoltura)".

(Unioneonline/l.f.)

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