CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

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"I nostri paesi competitivi": il commento di Ciriaco Offeddu

"Quello che si fa in grande in una galassia come la Cina può essere replicato in piccolo in una regione come la Sardegna - il principio e il metodo sono gli stessi"
ciriaco offeddu (archivio l unione sarda)
Ciriaco Offeddu (Archivio L'Unione Sarda)

In Cina le città si fanno concorrenza spietata. Solo per rimanere nel Guangdong, la grande provincia del sud con oltre cento milioni di residenti, Shenzhen fa concorrenza a Canton (Guangzhou), a Foshan, Dongguan (nomi ben noti agli italiani che frequentano la Cina) e alle grandi città del territorio, ma anche alle confinanti regioni speciali di Hong Kong e Macao.

Nel delta del Fiume delle Perle (il Pearl River), cinque porti impressionanti - Guangzhou, Yantian, Shekou, Shenzhen e Hong Kong - lottano uno contro l'altro per aumentare le proprie quote di lavoro. Se ne avvantaggia il livello di servizio, il prezzo di utilizzo, il traffico globale e l'industria regionale.

Appena più a Nord del Guangdong, nel Fujian, la città di Xiamen può essere portata ad esempio della ricerca spasmodica di sostenibilità economica fondata su precise strategie e formazione, della messa a punto rapida e accurata di tutte le infrastrutture necessarie allo sviluppo, di stimolo all'imprenditorialità - le riforme si fanno pavimentandole con la crescita economica.

Xiamen, vocata da secoli alla lavorazione delle pietre (i marmi di Orosei, ad esempio, arrivano e sono lavorati qui), negli ultimi quindici anni ha aperto un secondo fronte strategico, quello del vino.

Xiamen si è candidata a essere il luogo dove il vino sfuso proveniente da tutto il mondo è imbottigliato, etichettato, impacchettato e distribuito in tutta l'Asia. Sono nati istituti professionali e università ad hoc, sono stati migliorati porti, aeroporti, autostrade e ferrovie, è stata creata una compagnia aerea.

Questa strategia ha consentito il miglioramento dei servizi, la formazione di decine di migliaia di giovani, lo sviluppo della comunicazione, l'esplosione di una nuova economia di grande potenzialità e del turismo.

Quello che si fa in grande in una galassia come la Cina può essere replicato in piccolo in una regione come la Sardegna - il principio e il metodo sono gli stessi. Basta comprendere che la sana competizione non deve essere basata sull'appropriazione di quote d'assistenzialismo a scapito di altre realtà contigue, oppure sulla cannibalizzazione di eventi ristretti e provinciali, ma su una strategia fondata sulle peculiarità del territorio, sulla coerenza delle azioni da intraprendere, sulla comunicazione delle diversità (per offrire al visitatore un portafoglio differenziato che diviene di per se stesso un valore) e sulla formazione - perché senza un'adeguata formazione si scade nella mediocrità e nel pressapochismo. Uno dei cambiamenti necessari riguarda il concetto di rete, sul quale si leggono fantasiose definizioni slegate da qualsiasi senso pratico. Il termine scientifico "rete" è usualmente fatto scadere a generatore di manifestazioni di cui, via via, sono protagonisti diversi attori (genericamente paesi o categorie di operatori).

Una rete si sostanzia invece per tre fondamentali fattori: uno scopo preciso (ad esempio la cattura di pesci); una responsabilità associata a ciascun nodo (che altrimenti non ha ragione di esistere nel sistema); un valore aggiunto che deve essere garantito tra il centro (se ne esiste uno) e la periferia, e tra nodo e nodo - se non c'è per me valore aggiunto, perché essere parte di una rete?

La differenziazione, la specializzazione e la concorrenza portano valore aggiunto.

Faccio un esempio: ci si aspetterebbe che Nuoro fosse centro di una certa rete di promozione e sviluppo culturale. Andrebbero nel caso chiariti scopo, responsabilità e valore aggiunto - altrimenti, perché Mamoiada (sempre come esempio) deve seguire Nuoro? Solo per comparire in una locandina autunnale? E viceversa: quale valore aggiunto garantisce Mamoiada per partecipare? Si evince allora la ragione della sana competizione pur in una strategia comune: ogni paese deve avere una propria valenza competitiva, e portare un valore aggiunto precipuo, differenziante, riconoscibile anche in termini economici. Ogni paese deve diventare un marchio (per favore, datemi da gestire il marchio "Orgosolo" e diventerò ricco!). Alcuni sindaci l'hanno capito e stanno seguendo un percorso di successo (cito Galtellì come esempio perché vi ho collaborato e ne apprezzo i risultati); molti altri paesi devono ancora abbandonare un approccio di sopravvivenza puramente assistenzialista e diventare "imprenditori". La scelta, attenzione, è tra servitù e libertà.

Ciriaco Offeddu

(Manager e scrittore)

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