ECONOMIA

intervista

Negozi chiusi nei centri commerciali: "Impatto economico devastante"

Ne parla Marco Balducci, presidente e ad Ceetrus Management & Development, holding che raggruppa 47 centri commerciali in Italia
marco balducci (foto concessa)
Marco Balducci (foto concessa)

Il CNCC (Consiglio Nazionale Centri Commerciali), insieme a Confesercenti, Confcommercio, Confimprese, Federdistribuzione, Coop, Conad, manifesta la propria preoccupazione per l'impatto negativo che i DPCM del passato Governo hanno avuto sugli oltre 80mila negozi non alimentari presenti all'interno delle gallerie dei centri commerciali in tutta Italia, chiusi per mesi nei fine settimana, prefestivi e festivi.

Il nuovo decreto in discussione detterà le regole che verranno applicate dal 6 marzo fino a dopo Pasqua. Se dovesse confermare le stesse restrizioni attuate fino ad ora ci sarebbero gravi risvolti economici: crollo dei fatturati delle aziende, ma anche minori introiti nelle casse dello Stato, costi per la cassa integrazione dei lavoratori, ristori e danni per tutto l'indotto.

Marco Balducci, Presidente e Amministratore Delegato di Ceetrus-Nhood Italy, società che gestisce 47 Centri commerciali in tutta Italia, esprime il suo disappunto sull’impatto previsto su tutto il settore.

Avete inviato in questi giorni una lettera al premier Mario Draghi in cui parlate di disparità di trattamento tra i negozi non alimentari posti all’interno dei centri commerciali e quelli in altri contesti. Disparità e discriminazione. Perché?

"I DPCM fino ad ora hanno vietato le aperture dei negozi non alimentari solo all’interno dei centri commerciali, il risultato è che sono mesi che vediamo i centri cittadini colmi di gente assembrata senza alcuna possibilità di controllo né garanzie di sicurezza, mentre le gallerie dei Centri, dove riusciamo a contingentare gli ingressi, far rispettare le distanze e sanificare gli ambienti, sono completamente deserte".

Il nuovo DPCM che dovrebbe scattare il 6 marzo prevede restrizioni fino a Pasqua: è probabile che resti in vigore la chiusura nei fine settimana come è stato finora. Come state affrontando questa possibilità?

"Non possiamo fare altro che subirla. Apriremo appena ce ne daranno la possibilità seguendo scrupolosamente tutte le misure richieste, ma saremo comunque desolati perché molti dei nostri negozianti, già messi a dura prova in tutti questi mesi di aperture a singhiozzo, hanno ormai esaurito tutte le loro energie e non dovranno tenere le serrande abbassate".

Si parla di 80mila attività in Italia. Qual è stato l'impatto economico delle chiusure di questi ultimi mesi?

"Le perdite di fatturato nei centri commerciali si aggirano intorno ai 400 milioni a settimana, con un calo degli ingressi di circa il 50% rispetto al 2020".

Posti di lavoro persi?

"Oggi permane ancora il blocco dei licenziamenti, ma appena questo decadrà ci aspettiamo impatti devastanti. Già oggi registriamo una media del 15% dei negozi chiusi nelle nostre gallerie, ma il numero è destinato a crescere drasticamente. Tenete presente che solo i Centri Commerciali danno lavoro a 700.000 persone".

Ha dati riguardanti la Sardegna?

"Nei nostri 4 centri sardi, in passato tra i più performanti della nostra rete, registriamo un calo di ingressi e fatturati pari al 51%".

Gli operatori dei centri commerciali hanno sempre rispettato le direttive emanate dal Governo durante le emergenze? Hanno fattoinvestimenti per porre in essere ogni accorgimento che garantisca la sicurezza dei clienti se dovessero riaprire?

"Assolutamente sì, abbiamo sempre notato una grande serietà da parte sia delle grandi catene che degli operatori locali, abbiamo tutti sempre attuato le misure necessarie e spesso abbiamo fatto anche più di quanto richiesto dal Governo. Abbiamo anche investito molto in apparecchi sia fisici che digitali per contingentare i flussi per sanificare i luoghi, per misuratori di temperatura, separatori sulle casse, guanti e mascherine per i dipendenti…".

Se il nuovo Governo dovesse mantenere le stesse restrizioni, che fine faranno negozi, lavoratori e indotto?

"Ormai non si parla nemmeno più di cassa integrazione, molti saranno costretti a licenziare e chiudere. E non parliamo solo di punti vendita di grandi catene internazionali. Chi ci preoccupa di più sono i 7000 piccoli imprenditori che esercitano nei nostri centri commerciali e che vedono i risparmi di una vita, i sogni di un’intera famiglia sparire senza potere fare nulla".

Ci sarà anche un minore introito per le case dello Stato, Pil e occupazione in picchiata…

"Il settore dei centri commerciali crea un indotto di circa 600 mila posti di lavoro e rappresentiamo il 4% del Pil annuo, se crolliamo noi è certo che ne risente fortemente anche l’introito delle casse dello Stato: ogni anno versiamo 48 miliardi di tasse".

La Sardegna, ad oggi unica zona bianca nel Paese, riaprirà tutte le attività, anche i centri commerciali.

"Ci auguriamo che almeno in zona bianca ci permettano di aprire, il contrario sarebbe davvero contro ogni logica e senza alcuna evidenza scientifica".

Iniziative in Sardegna?

"Oggi abbiamo in previsione di fare più di 50 milioni di investimenti in Sardegna. E di accompagnare dei giovani ad aprire la loro attività commerciale. Speriamo non siano sforzi ed investimenti resi vani da scelte inique".

a.p.

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