ECONOMIA

il rapporto

Imprese al femminile: in Sardegna crescono, ma il Covid congela le nuove iscrizioni

La situazione dell'impenditoria al femminile nell'Isola e in Italia
immagine simbolo (archivio l unione sarda)
Immagine simbolo (Archivio L'Unione Sarda)

Una scalata congelata dal coronavirus. L'aumento del numero di imprese femminili in Sardegna nel 2020 ha dovuto fare i conti con l'epidemia mondiale interrompendo la crescita che da ormai da anni sembrava costante. Le cifre le ha snocciolate il IV Rapporto sull'imprenditoria femminile, realizzato da Unioncamere che ha contato complessivamente in Italia oltre 1,3 milioni di imprese, circa il 22% del totale delle imprese iscritte ai registri camerali. Nell'Isola il panorama offre luci e ombre: se da una parte si è registrata una crescita del 3,8% delle "imprese rosa" (più alta rispetto all'incremento segnato dalla controparte maschile) con una quota rispetto al dato totale superiore alla media italiana di circa il 23%, dall'altra il trend ha subito una brusca frenata nei primi mesi del 2020 con un crollo delle nuove iscrizioni del 37,4%.

Su scala nazionale c'è però un dato che spicca: in valori assoluti l'aumento delle imprese femminili è stato infatti più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704. In pratica, le imprese femminili hanno contribuito a ben il 75% dell'incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a +50.784 unità.

Anche se ancora fortemente concentrate nei settori più tradizionali, le imprese di donne stanno crescendo soprattutto in settori più innovativi e con una intensità maggiore delle imprese maschili. E' il caso delle Attività professionali scientifiche e tecniche (+17,4% contro +9,3% di quelle maschili) e dell'Informatica e telecomunicazioni (+9,1%,contro il +8,9% delle maschili).

Di fronte al Covid, però, molte aspiranti imprenditrici devono aver ritenuto opportuno fermarsi e attendere un momento più propizio. Tra aprile e giugno, infatti, le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne sono oltre 10mila in meno rispetto allo stesso trimestre del 2019. Questo calo, pari al -42,3%, è superiore a quello registrato dalle attività maschili (-35,2%). Anche per effetto di questo rallentamento delle iscrizioni, sul quale ha inciso il lockdown, a fine giugno l'universo delle imprese femminili conta quasi 5mila unità in meno rispetto allo scorso anno.

"L'imprenditoria femminile è uno dei settori strategici da promuovere, sia per lo sviluppo del Paese che per il raggiungimento di un pieno empowerment femminile anche nel contesto lavorativo". E' quanto dichiara il ministro per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che aggiunge "serve sostenere e incentivare la presenza femminile nelle PMI, settore privilegiato per il lavoro delle donne. Abbiamo quindi individuato, come Dipartimento per le pari opportunità, tre direzioni di intervento: accesso al credito e formazione finanziaria, per i quali dall'inizio della crisi sanitaria abbiamo già incrementato di 5 milioni di euro il fondo destinato al credito delle PMI femminili; un piano nazionale di formazione al digitale, con particolare attenzione ai settori e alle categorie di donne imprenditrici, che sono maggiormente escluse da tali percorsi formativi; promozione incentivata, tra le imprese femminili, e condivisione di strumenti di welfare e di conciliazione tra la vita familiare e quella lavorativa. Sono convinta che il coraggio delle donne che sanno osare scelte innovative possa fare di queste imprese il primo passo per la ripartenza di tutto il Paese".

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