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APPROFONDIMENTO

Quel Nebiolo di Luras portato dai piemontesi

Un vitigno che racconta bene quel richiamo irresistibile del granito e del vento salmastro di Sardegna
(foto gian giuseppe cabras)
(Foto Gian Giuseppe Cabras)

In principio c'era una sola b. E per dirla tutta, c'era anche quel generale Della Marmora sbarcato in Sardegna per conto proprio di quei Savoia, ex reali oggi al centro del dibattito che vorrebbe cancellarne la memoria. A Luras, nella profonda Gallura, la questione è superata brillantemente. Col vino. Al netto dei coronati, infatti, il legame con il Piemonte e i piemontesi qui è strettissimo nel segno del Nebiolo. Sì, quello sardo con una solo b, a differenza del fratellone di Barolo e di Barbaresco che di labiali ne ha due. Come ci è finito tra le colline granitiche spazzate dal maestrale, questa vite appassionata di tartufi e nebbie padane? Due le risposte: la più scontata è quella che si rifà all'inviato cartografo di Casa Savoia. Ma l'altra spiegazione è quella che più affascina e più fa sognare: è lui, il vitigno, che ha scelto questo lembo di Isola. Ha odorato la terra, giocato col vento, parlato con questa gente e, da subito, si è aperto.

Vigneti a Luras (foto Gian Giuseppe Cabras)
Vigneti a Luras (foto Gian Giuseppe Cabras)

La chiamata del Nebiolo - Più o meno è quanto ama raccontare Gian Giuseppe Cabras, 60 anni 22 dei quali trascorsi da presidente della Confraternita del Nebiolo di Luras. È uno dei fondatori. «A portare il Nebiolo in Sardegna sono stati i piemontesi», racconta. «In particolare fu il generale La Marmora che partendo da Cagliari e attraversando l'Isola sino all'estremo nord per fare il censimento geografico, notò che le caratteristiche dei terreni di Luras e di questa parte di Gallura erano speciali e adatte a far crescere questo vitigno». Altitudine, dai 420 sino ai 508 metri, una quota ideale. Ma non solo. Cabras spiega anche che le prime sperimentazioni furono fatte a Tempio. «L'alta Gallura piaceva per l'organizzazione degli stazzi di allora. In ogni proprietà c'era il vigneto e quindi si poteva creare un'oasi per la vigna». Ma i Luresi hanno fatto il vero miracolo. «Hanno amato da subito questo vitigno tenendolo stretto come una piccola creatura, gelosi del loro prodotto». E così, col passare dei decenni, di padre in figlio, questa uva a bacca nera e tanta pruina, ha iniziato ad assomigliare nel carattere ai vignaioli del posto, «timida, austera, diffidente proprio come noi luresi». Una speciale corrispondenza di amorosi sensi. Perché il Nebiolo è una di quelle piante che deve essere amate per poter essere coltivate. «Questa vite deve sentire tutto quel calore che trasmette un viticoltore alla sua vigna». Da quel lontano 1856 ad oggi fu vera gloria.

Lucio Depperu e Gian Giuseppe Cabras (foto Cabras)
Lucio Depperu e Gian Giuseppe Cabras (foto Cabras)

La Confraternita - Dopo 22 anni, a dicembre del 2019 Gian Giuseppe Cabras ha lasciato la presidenza a Lucio Depperu, famiglia di viticoltori. «Abbiamo creato la Confraternita perché tutti noi avevamo, e abbiamo, una grande passione per questo vitigno», riprende Cabras. «Tutto è partito da un gruppo di amici, amanti del Nebiolo e del buon bere», continua. «Perché bere il vino non vuol dire buttarsi dentro un bicchiere, bere significa conoscere, studiare la storia di quel vitigno, incontrare le donne e gli uomini che l'hanno prodotto e vivere la terra che lo ha visto nascere». La prima confraternita fondata in Sardegna è stata quella del Moscato di Tempio. «L'idea di dare vita a un nuovo sodalizio ma dedicato al nostro vino fu quasi scontata». Cabras oggi è delegato nazionale della Fice, Federazione italiana circoli enogastronomici. «Abbiamo creato anche l'Unione delle Confraternite sarde e la sede principale l'abbiamo voluta a Thiesi. Proprio dove è nato il primo moto di ribellione ai piemontesi». I casi della storia.

(Foto Gian Giuseppe Cabras)
(Foto Gian Giuseppe Cabras)

I concorsi - Dalle prime riunioni della Confraternita fatte all'oratorio, in Parrocchia, è cresciuta la consapevolezza del prezioso tesoro che Luras ha coccolato dalla metà dell'Ottocento. «Nel 1988 abbiamo organizzato il primo concorso dei vini bianchi, rossi e rosati, cercando di puntare tutto sul Nebiolo». Poi sono arrivati i contatti con le realtà vitivinicole del Piemonte, gli incontri al Consorzio di tutela del Barolo e del Barbaresco di Alba. Un successo di anno in anno, tanto che la Confraternita sarda è cresciuta raggiungendo una settantina di soci e appassionati. «Oggi, dopo una naturale selezione, siamo 34. La Cantina sociale di Tempio, grazie alla passione e alla lungimiranza del suo enologo, Dino Addis, è stata tra le prime a interpretare al meglio le qualità del Nebiolo sardo, facendolo conoscere oltre l'Isola. E sono diversi ormai i viticoltori che imbottigliano un rosso particolare e molto apprezzato.

Le qualità - Vento, mare e macchia mediterranea. Tutti elementi che contribuiscono a dare al vino un profilo organolettico completamente diverso dagli altri. Corposo, di colore rubino intenso, sapido e un'abbondanza di profumi dati dalla macchia. Oltre a Luras, dove si trovano complessivamente 52 ettari di vigneti, il Nebiolo lo troviamo anche nel Mandrolisai, a Sorgono.

In molti dubitano che nella assolata Gallura, terra di insuperabili Vermentini, possa esistere una sorta di enclave enologica piemontese. Alcuni liquidano la faccenda parlando di Dolcetto, altro vitigno tipico del Piemonte presente anche a Luras. La verità è che di Nebiolo si tratta. Un vitigno, con una b, che se si sa ascoltare, racconta bene quel richiamo irresistibile del granito e del vento salmastro di Sardegna.

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