ECONOMIA

L'INCHIESTA

La continuità territoriale tradita: così hanno beffato la Sardegna

Tre fogli di carta ecologica. Tre fogli pesanti come macigni
(ansa)
(Ansa)

L'appuntamento è al buio. In un ossario, quello di San Bernardino, nel cuore della city milanese, a due passi dal palazzaccio di Milano, arena di Borrelli e Di Pietro, a un tiro di schioppo da Largo Augusto, quartier generale di Onorato. I tempi del coronavirus sono lontani. Inimmaginabili anche nelle trame più fantasiose di un thriller terroristico.

L'interlocutore, però, si presenta bardato di tutto punto, impermeabile con bavero rialzato, guanti, cappello, sciarpa sul viso e il passo da ragionier Brambilla. Quando ti incontra non ti stringe la mano per evitare le impronte digitali sui guanti, il cenno è di quelli soffusi nelle tenebre del luogo prescelto per la consegna di una busta chiusa. Porge il cartaceo, gira i tacchi e va via, senza colpo ferire. Missione compiuta.

Tre fogli in un plico che scotta

Spiegazzato a dovere l'involucro anonimo è chiuso con colla sicura. Al suo interno tre fogli, carta ecologica, per risparmiare alberi e natura. Tre fogli pesanti come macigni nell'affaire Tirrenia-Moby-Cin. Impossibile capire l'identità dell'anonimo postino ma quel dossier da Moby paper ha troppi numeri e riferimenti per essere un boccone avvelenato. La banca esiste davvero. Via Alberico Albricci, generale sugli altopiani e ministro della guerra. Nell'angolo fattosi curva le sedi terrestri di Moby e Tirrenia. Front line delle due compagnie, costrette a restare separate, anche se sognavano la loro fusione. A cento metri la Crédit Agricole Cariparma - Agenzia 1 di Milano. Quando si schiudono quei tre fogli prelevati nella cripta di San Bernardino gli occhi strabuzzano nel leggere le cifre indicate a saldo dei bonifici. Roba da capogiro. Un click di banca per spostare da un conto all'altro una valanga di denari. L'escalation dei numeri non lascia adito a dubbi. Una montagna di denaro che transita da un conto corrente all'altro.

La vigilia di Natale 2018

Il primo blitz risale al 20 dicembre. Vigilia di Natale del 2018. L'ordine del bonifico è perentorio: trasferire dividendi per 20 (dicasi venti) milioni di euro dal conto della nuova Tirrenia, Cin, a quello di Moby. In sintesi, la mano destra di Onorato passa i soldi della Tirrenia foraggiata dal pubblico alla sua mano sinistra, quella della Moby. Passa Natale e anche Santo Stefano. Siamo a giovedì 27, nell'anno del Signore 2018. L'operazione da compiere non è di poco conto. C'è da distribuire il fondo di riserva di Tirrenia. Ci sono delle firme da apporre e una causale da dichiarare. E soprattutto l'importo del bonifico: 47 (quarantasette) milioni di euro. Causale: distribuzione parziale riserva capitale. Ancora una volta la destinataria di questo prelievo forzoso dal fondo di riserva è la Moby di Onorato. Un vero e proprio denarodotto tra la Tirrenia, ex compagnia pubblica fattasi privata per grazia divina, e la cassaforte di famiglia, la Moby. La mucca da mungere e la voracità della balena blu da sfamare. Prima di lasciare la banca l'ennesimo click, altri 18 milioni di utili lasciano i caveau della Cin per spostarsi come dividendi in quelli della Moby. Quella che raccontano quei tre bonifici è una storia incredibile che, per essere certificata, ha bisogno di altri riscontri, oggettivi e documentali.

L'ordine da Manhattan: chiarezza

Non passa molto tempo che scende in campo DLA Piper, tra i più grandi studi legali al mondo disseminato in 30 Paesi, dall'area Asia-Pacifico all'Europa, dal Medio Oriente all'America. E proprio dalla gloriosa Quinta Avenue nel cuore di Manhattan parte l'ordine di investigare sui conti di Moby. In quelle interminabili distese di grattacieli infiniti risiedono i fondi avvoltoio, capaci di razziare in giro per il mondo tutta la possibile "spazzatura" finanziaria. Il loro moto è comprare a poco e recuperare molto. Non è un caso che i fondi razziatori di New York abbiano fatto incetta di imponenti quote del bond da 300 milioni di Onorato che ha perso il 70% del suo valore. Cheyenne Capital, York Capital, Soundpoint Capital detengono la maggioranza del bond. Non possono rischiare oltre e vogliono il fallimento per salvare almeno le ipoteche sul patrimonio, navi soprattutto.

I conti della holding di Onorato

L'incarico a DLA Piper è la punta avanzata dell'investigazione economico-finanziaria per squarciare i conti della holding di Onorato. Per leggere dentro i bilanci si affidano al rango massimo dei commercialisti milanesi, Ignazio Arcuri, consulente di primo piano del Tribunale di Milano. La risonanza magnetica sui conti di Onorato conferma tutto. Dall'analisi dei flussi di cassa del 2018 quei bonifici da 85 milioni di euro riemergono come prova regina del trasloco finanziario di Natale e Capodanno. Scrive Arcuri: «Le risorse finanziarie che Moby ha attinto da Cin, causando a sua volta quasi certamente anche il suo dissesto, hanno raggiunto circa 113,5 milioni di euro in un esercizio. Tale importo si ottiene sommando la distribuzione straordinaria delle riserve (euro 47 milioni), i dividendi ordinari (euro 38 milioni)...». La domanda è semplice: come è possibile che quei soldi pubblici destinati a svolgere la continuità territoriale da e per la Sardegna siano stati trasferiti impunemente nelle casse private della compagnia di famiglia? Settantatre milioni di euro all'anno hanno davvero prodotto tanti utili da poter foraggiare un'altra compagnia?

Il regalo di Stato alla Tirrenia

È fin troppo evidente che i conti non tornano soprattutto se si fa un passo indietro, al 2014, quando Regione e Governo decidono l'ennesimo regalo di Stato a Onorato. I bilanci di Tirrenia non sono ancora pubblici ma a Roma Giovanni Legnini, sottosegretario di Stato, destinato a diventare da lì a poco vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, annuncia che la compagnia di Onorato è in crisi e che bisogna rimodulare la convenzione. Il risultato è avallato a Roma come a Cagliari: si tagliano servizi per 20 milioni di euro e si lasciano ad Onorato i 73 milioni di euro della convenzione. La tratta Cagliari-Civitavecchia, per esempio, prevista nella convenzione firmata appena due anni prima, da frequenza quotidiana diventa di punto in bianco trisettimanale, con un risparmio per Onorato di oltre 7 milioni di euro all'anno solo per quel collegamento. Ne conseguono sei anni di mancati servizi che corrispondono di fatto ad altri 120 milioni di euro risparmiati dalla Cin ma lautamente e ugualmente versati dallo Stato nelle casse della Compagnia Italiana di Navigazione.

Il confrontro tra nave e auto

Un vortice di denaro inaudito con la Sardegna a terra, con navi per lo più datate e biglietti alle stelle che minano il diritto elementare dei sardi alla mobilità e alla crescita economica. Una continuità territoriale di cui ancora oggi si ignora il reale significato. Il grafico che vi proponiamo è semplice. Una famiglia sarda di quattro persone con auto, per raggiungere l'altra sponda del Tirreno, deve imbarcarsi a Cagliari e raggiungere Civitavecchia (400 chilometri). Tredici ore di navigazione teorica, che diventano nella realtà 15/16. Il costo del biglietto di sola andata per il primo maggio è di 414 euro.

Una famiglia di quattro persone di Roma che vuole andare a Milano (523 chilometri) in macchina spende, compresi i pedaggi autostradali, 64,38 euro. E nessuno gli chiede la residenza e nemmeno se si tratta di agosto o gennaio. Tutti uguali milanesi e romani, per loro il libero scambio di merci e di passeggeri è un diritto, come prevede la Costituzione. I sardi, e coloro che vogliono venire in Sardegna, devono spendere, invece, per una tratta analoga quasi sette volte tanto. Per i sardi le pari condizioni non valgono.

La voce dell'Europa: basta monopolio

Ecco perché l'indicazione della Commissione europea per una continuità territoriale marittima fondata sul reale riequilibrio insulare deve partire obbligatoriamente dalla misurazione del divario che separa la Sardegna dagli standard italiani ed europei. E il meccanismo per attuare una nuova e moderna continuità non può passare, secondo quanto afferma la stessa Europa, attraverso nuovi monopoli, da sempre sanguisughe e profittatori. Il bonus insulare, avviato in Spagna due anni fa, è la formula suggerita dall'Europa: un bonus che ogni singolo passeggero e trasportatore di merci utilizza per acquistare il biglietto dalla compagnia che preferisce, in base al servizio, alla qualità delle navi e al prezzo. È il passeggero che con il "bonus insulare" sceglie la compagnia e determina il mercato. E la storia insegna che quando i soldi di Stato sono finiti nelle mani di monopolisti sono serviti solo per riempiere le loro tasche negando alla Sardegna e ai Sardi il diritto fondamentale e universale alla libertà di muoversi alla pari dei cittadini italiani ed europei.

Mauro Pili

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