ECONOMIA

L'INCHIESTA

La Ue boccia il monopolio: libera concorrenza nei mari sardi

La denuncia per la prima volta prende la forma della carta bollata
(ansa)
(Ansa)

Una guerra santa, combattuta con minacce, avvertimenti e punizioni. Tutto nelle banchine dei porti di Sardegna, come se fossimo nella terra di nessuno dove il più forte detta le regole e le fa rispettare con la forza dei soldi di Stato. La sequenza dei fatti è nei racconti dettagliati di immagini e video raccolti in presa diretta dalle forze dell'ordine nel piazzale d'imbarco di Porto Torres. È ottobre del 2015. Le prime pattuglie si fiondano sulla rampa di carico di una delle navi satellite del gruppo Moby Tirrenia quando i portelloni si stanno chiudendo. L'irruzione è inaspettata. I tanti camion fermi nel piazzale stridono con il traghetto vuoto o quasi. Stanchi dell'ennesima vessazione, gli autotrasportatori giocano la carta del blitz a sirene spiegate: la rivolta si scatena come non mai. La denuncia per la prima volta prende la forma della carta bollata. I rilievi di Carabinieri e Guardia di finanza fanno il resto. Nave vuota, piazzali pieni.

La lista dei "traditori"

È la guerra di Onorato agli imprenditori sardi, a coloro che non rispettano le regole del padre padrone dei mari e dei porti sardi. Nel manuale del patron di Mascalzone Latino chi non si allinea è da annoverare nella lista nera dei "traditori", da punire, vessare e distruggere economicamente. Il cartello Moby-Tirrenia gode di un finanziamento dello Stato di 72,6 milioni di euro all'anno e per Onorato quella prebenda pubblica non ammette dissidenti. Le frasi sono da guerra senza confine: quello non lo fai salire, quello lo lasci a terra, quello per Genova non deve nemmeno partire.

La voce del "padrone"

Una rete pianificata come nei più infidi territori sottomessi al dominio del più forte. Un manipolo di avvistatori si posiziona con spavalda indifferenza a ridosso dell'imbarco. Sono uomini invisibili, che osservano e registrano. Sono gli agenti all'Avana di Moby & Tirrenia con il compito di registrare uno ad uno i "traditori", coloro che si macchiano della colpa grave di imbarcare i propri mezzi con la concorrenza. Il block notes ha tre colonne, targa della motrice e del rimorchio, livrea e compagnia oggetto del tradimento. La Finanza sequestrerà tutto, con mail e intercettazioni, dall'ottobre del 2015 agli inizi del 2018.

La lente dell'Antitrust

Le frasi sono da guerra senza quartiere, se non fossero virgolettate e sottolineate negli atti di una vera e propria inchiesta dell'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato si potrebbe tranquillamente pensare che si tratti della sceneggiatura di una guerra tra bande. Non gentili suggerimenti ma avvertimenti espliciti. Non sibilline persecuzioni ma drastiche punizioni. L'azione della Moby & Tirrenia, secondo quanto scrive l'Antitrust nella sentenza finale di condanna, si è giocata su due fronti: boicottaggio diretto e indiretto. Il primo prevedeva tre gradi di punizione: non ti faccio salire sulle navi anche se sono vuote, se avevi qualche sconto te lo tolgo, se avevi un margine di 60 giorni per pagare le fatture adesso devi pagare in anticipo. Il racconto della Guardia di finanza è un thriller scandito da frasi choc. Le disposizioni dei vertici di Moby & Tirrenia sono ordini diretti agli esecutori materiali della punizione: «Togliergli gli sconti che ha anche sulla Livorno-Olbia-Livorno».

Non si viaggia con la concorrenza

Per i "traditori" che hanno scelto di fare qualche viaggio con la concorrenza il mandato è universale senza esclusione di porti: «… Gli ho detto che non deve imbarcare neppure per Genova». E ancora: «Era tentato di andare sulla linea Genova-Cagliari-Genova poiché noi non siamo presenti… stoppato immediatamente…». E infine il messaggio più esplicito della guerra: «A questo punto armiamo quelli che stanno con noi». Il riferimento è a coloro che hanno accettato il dominio sui porti, i cosiddetti "fedeli", definizione non giornalistica ma autentica dell'inchiesta della Finanza. La traduzione esplicita di «armiamo i nostri» non è lasciata alla libera interpretazione. Le armi da schierare sono i bazooka milionari che lo Stato ha elargito senza contegno alla premiata ditta Moby & Tirrenia. Settantatré (73) milioni di euro all'anno utilizzati per mettere sotto scacco un'intera isola e dilapidati per concedere sconti sovrastimati ai "fedeli" con la missione esplicita: togliete il lavoro ai "traditori", utilizzate le cartucce degli sconti e fategli terra bruciata con i loro clienti.

La multa da 29 milioni di euro

Tutto scritto, nero su bianco, scolpito a colpi di cesello, nel dispositivo finale che condanna la compagine di Onorato a pagare una multa record da 29 milioni di euro. Sanzione che l'Antitrust ha già detto di non voler ritrattare e per la quale attende il verdetto finale del Consiglio di Stato. La terra di nessuno divisa tra "fedeli" e "traditori" è una delle macroscopiche sciagure di un sistema di trasporti fondato sul monopolio. Un sistema dove c'è uno che comanda, impone e prende una valanga di soldi di Stato, per condizionare il mercato, per sabotare i "traditori" e favorire i "fedeli". Il 20 luglio di quest'anno, con o senza coronavirus, la convenzione guinzaglio per la Sardegna, dopo otto infiniti anni di abusi e soprusi, cesserà di esistere. Certo, i colpi di mano nello scenario istituzionale e politico non mancano mai ma Unione europea e Autorità garante per la Concorrenza hanno già inchiodato al muro di Porta Pia, sede del Ministero dei Trasporti, il loro verbo.

Convenzione: «No alla deroga»

Carte tenute segrete, nascoste nei meandri della burocrazia di Stato che non possono più restare segregate nel disimpegno di un ministero. Le pubblichiamo, per informare e conoscere. La prima "sentenza" è dell'Autorità garante della Concorrenza. Il messaggio è chiaro come pochi: vietata qualsiasi proroga della convenzione. La frase è scritta nella fabbrica delle cose complicate, ma con un attimo di attenzione il verdetto è chiaro. È il 4 marzo del 2019 quando il presidente facente funzioni dell'Antitrust, Gabriella Muscolo, scrive direttamente al ministro: «Nel contesto normativo testé delineato, l'obiettivo di garantire la continuità aziendale della società risultante dalla eventuale fusione tra Moby e Cin anche successivamente al 18 luglio 2020 non pare in alcun modo una circostanza che possa giustificare una deroga ai principi più sopra menzionati e, dunque, consentire un'eventuale proroga della Convenzione rispetto alla sua naturale scadenza». E infine la Commissione europea. Documenti, atti, non supposizioni. Il testo della lettera di Bruxelles è la chiave di volta, cruciale nel cancellare per sempre il giogo dei monopoli sui mari, da sempre croce e terrore dello sviluppo della Sardegna.

La Ue parla chiaro: niente monopoli

Documento nascosto. Tenuto sottotraccia per non disturbare i manovratori dell'impossibile proroga a Moby & Tirrenia. A dettare la linea è la Direzione generale della mobilità e trasporti dei palazzi di vetro della city europea. Nella sede di Rue de Mateau a Bruxelles, sede della rappresentanza italiana, la comunicazione degli uffici europei arriva silenziosa ma non ammette interpretazioni. L'obiettivo dell'Unione europea è quello di evitare nuovi monopoli sulle rotte da e per la Sardegna e in generale sulla nuova continuità territoriale. Per Bruxelles è da scongiurare in ogni modo una nuova gara d'appalto e gli uffici della commissione lo scrivono apertamente. Il capitolo è quello della «identificazione del meccanismo di intervento meno restrittivo atto a colmare la differenza tra le esigenze di servizio pubblico e l'offerta di mercato di libera concorrenza». La Commissione traccia la rotta e la mette in chiaro: «Un regime di obblighi di servizio pubblico imposto a tutti gli operatori del mercato è considerato dalla Commissione europea lo strumento meno restrittivo. Pertanto», scrive la Commissione, «gli enti affidanti devono prima prendere in considerazione questo strumento e, eventualmente, giustificare il perché non lo si ritenga adeguato, nel caso in cui si intenda procedere all'affidamento di un contratto di servizio a uno o più operatori specifici». Insomma, se l'indicazione della Commissione europea costituisce come spesso capita il binario della nuova continuità territoriale, la rotta è tracciata.

Bonus insularità: il modello spagnolo

Una nuova storia, che cancella monopoli e abusi e propone il modello spagnolo con una sorta di "bonus insularità" da affidare ad ogni singolo passeggero o al trasportatore di merci che lo potrà utilizzare con la compagnia che più riterrà competitiva nei prezzi, nella qualità delle navi e dei servizi. Non più 73 milioni all'anno (560 dal 2012) a un armatore per un nuovo monopolio, ma un contributo da erogare a ogni passeggero per abbattere il divario insulare e mettere i Sardi e la Sardegna alla pari del resto d'Italia e d'Europa.

Un nuovo capitolo della storia infinita della continuità territoriale.

Mauro Pili

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