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Gli Stati Uniti, il Paese sconosciuto

Francesco Costa ci aiuta a capire l’America attuale
francesco costa (foto fornita dall intervistato)
Francesco Costa (foto fornita dall'intervistato)

La cultura e lo stile di vita americani hanno profondamente influenzato l’Europa e soprattutto l’Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Eppure, gli Stati Uniti rimangono una nazione ben poco conosciuta e ancora di più incompresa alle nostre latitudini. Ci si ferma allora agli stereotipi: gli americani armati tutti fino ai denti senza magari sapere che la metà delle armi in circolazione in America è posseduta dal tre per cento della popolazione. Oppure misuriamo gli States con i parametri europei senza renderci conto che si tratta di un Paese sconfinato, poco abitato e ancora selvaggio in molte sue aree e ben diverso dall’ambiente pesantemente influenzato dalla presenza umana che è tipico dell’Europa. Insomma, nella maggior parte dei casi non abbiamo gli strumenti giusti per interpretare quello che accade in America, i grandi cambiamenti che stanno interessando questa nazione negli ultimi anni.

Ci viene, però, in aiuto Francesco Costa, che da anni ci racconta gli Usa grazie al progetto "Da Costa a Costa", una newsletter e un podcast continuamente aggiornati sugli Stati Uniti e autore del volume Questa è l’America (Mondadori, 2020, Euro 18, pp. 216. Anche Ebook). Nel libro emerge il quadro di una nazione ancora potentissima ma in preda a enormi trasformazioni e problemi, una nazione che vive un’epoca di profondo e doloroso smarrimento. Insomma, un’America che fatica a riconoscersi come ci racconta proprio Francesco Costa: "Gli Stati Uniti stanno attraversando un momento delicato. Sono intervenuti negli ultimi anni una serie di cambiamenti, di trasformazioni sociali, demografiche ed economiche che hanno cambiato l’identità del Paese. Da qui l’inevitabile smarrimento".

Sono segnali di un declino della potenza americana?

"Quando una potenza declina la sua economia perde forza e non è quello che sta accadendo in America. Quando una nazione è in declino invecchia e gli Stati Uniti non sono una nazione di anziani. Inoltre, sono ancora un Paese influente dal punto di vista culturale. Insomma, non siamo di fronte alla fine della potenza americana, ma a una profonda trasformazione del Paese legata alla difficoltà di affrontare alcuni grandi problemi che lo affliggono".

Quali sono i principali problemi degli Stati Uniti?

"Intanto il sistema politico funziona sempre meno. Le regole del gioco negli States non sono mai cambiate praticamente da secoli e questo può sembrare incredibile a noi italiani che sentiamo continuamente parlare di nuova legge elettorale e di riforma della Costituzione. Le regole americane evidentemente sono state ben strutturate e hanno funzionato a lungo, però oggi mostrano profonde crepe. Per esempio, erano state pensate per garantire contrappesi e trovare compromessi tra i due maggiori partiti, mentre oggi producono estremismo politico e poca funzionalità. Così i grandi problemi come quello della sanità, dell’immigrazione, della lotta alle armi non possono essere affrontati e incancreniscono".

Ma gli statunitensi non si rendono conto della disfunzionalità del loro sistema politico?

"Sì, ma affrontano la cosa con ingenuità".

Cioè?

"Gli americani sono ingenui perché sono fortemente ottimisti, fiduciosi nei confronti del progresso e del futuro. Sono convinti di potercela sempre fare e questo fa sì che gli Stati Uniti siano la nazione dell’innovazione. Allo stesso tempo questa ingenuità diventa spesso imprudenza, incoscienza, come dimostra l’incapacità di frenare l’uso delle armi e il rapporto, per noi incomprensibile, coi farmaci, in particolare gli antidolorifici a base di oppiacei, prescritti dai medici e responsabili di migliaia di morti ogni anno per uso eccessivo".

Francesco Costa (foto fornita dall'intervistato)
Francesco Costa (foto fornita dall'intervistato)

Sulla sanità americana se ne raccontano molte, anche in questi tempi di Coronavirus. Ma davvero è impossibile farsi curare senza un’assicurazione?

"Il sistema sanitario americano non favorisce la prevenzione a differenza di quello che avviene solitamente nella sanità in Europa. Andare da un medico costa molto anche se si ha un’assicurazione e per questa ragione molti americani posticipano il più possibile visite e controlli. Quindi in ospedale si arriva spesso quando si sta molto male ed è quindi inevitabile intervenire. Detto questo se ci si ammala non vieni lasciato morire. Vieni curato e poi ti viene presentato il conto delle cure svolte, un conto che spesso è salatissimo".

Anche da questo si capisce quanto l’America sia lontana dall’Europa…

"Diversissima. Ci sembra simile, a volte, perché abbiamo acquisito costumi, aspetti culturali tipici degli Stati Uniti. Siamo stati in qualche modo influenzati, e questo rende difficile rendersi conto quanto gli States siano un altro pianeta. L’America è un Paese in larga parte vuoto, ci sono più abitanti a New York che in tanti stati americani, e questo cambia la società, cambia i luoghi in cui ci si rapporta tra persone, cambia quello che si pensa lo Stato dovrebbe fare. In Italia, ma in Europa in generale, l’invocazione che arriva dal popolo verso la politica è ‘occupatevi di noi’. Tutti dicono allo Stato: ‘fate qualcosa per noi’. In America, invece l’invocazione generale che arriva dallo Stato, in modi diversi, è ‘lasciateci in pace’, cioè liberateci dalle tasse, dalla burocrazia, fateci sentire meno la pressione del governo nelle nostre vite perché qui siamo abituati a cavarcela da soli, con tutti i pro e i contro".

Nel libro racconta come gli Stati Uniti si siano considerati e siano stati a lungo una nazione speciale, una nazione che oggi rischia di scoprirsi normale. Possono tornare a essere speciali?

"La storia ci ha insegnato che quando incontrano un problema, un grosso problema – ed è capitato più volte, come nel caso della schiavitù e della segregazione razziale – gli americani non sono tipi da nascondere il problema sotto il tappeto. Gli americani lo prendono e lo affrontano. Non sono certi di risolverlo il problema, però lo mettono sul tavolo. I problemi davanti ai quali si trova oggi l’America non saranno decisi secondo me dalle prossime elezioni presidenziali, perché sono problematiche profonde, che vanno avanti da decenni negli Stati Uniti. Però gli americani ne stanno molto discutendo, si parla continuamente in campagna elettorale di questioni etiche, di razzismo, si parla di immigrazione, si parla di riforma della politica. Gli americani stanno affrontando i loro problemi… che poi riescano a risolverli questo è impossibile saperlo".

Come stanno affrontando il Coronavirus gli americani?

"La risposta di Trump è stata molto confusa: fino a pochi giorni fa minimizzava, tutto il suo partito era molto scettico sulla reale importanza della minaccia. Poi è sembrato prendere sul serio la faccenda, però dice di voler riaprire il Paese al più presto, nello sconcerto dei suoi collaboratori. Anche per questo motivo oggi il governo federale non sta guidando la crisi, lo stanno facendo i singoli stati, ognuno a modo suo: gli stati governati dai Repubblicani, per esempio, si stanno muovendo con più lentezza degli altri. Continuano a non esserci abbastanza test e gli ospedali rischiano di collassare presto, come è successo in Lombardia".

La copertina
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