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Il potere terapeutico della musica. L'esperto: "Si vive più a lungo"

Dal rock al jazz, passando per le profonde sonorità del Canto a Tenore, il linguaggio musicale aiuta a mantenere vivo e sano il cervello con benefici per tutto l'organismo
roberto pili (foto vito fiori)
Roberto Pili (foto Vito Fiori)

La musica fa bene. Soprattutto se il genere è quello preferito. Dal rock al jazz, dalle profonde sonorità del Canto a Tenore che giungono dall'entroterra nuorese, alla classica e alla lirica. Insomma, da Mozart ai Pink Floyd passando per De Gregori, Miles Davis, Iggy Pop, alle declamazioni di Luminu e Tzellachinu di Orune o i Giganti di Mamoiada, il linguaggio musicale aiuta a mantenere vivo e sano il cervello con benefici conseguenti per tutto l'organismo. Lo dice da tempo la scienza. E i ricercatori della Comunità Mondiale della Longevità (Cmdl) promuovono a pieni voti la musicoterapia, soprattutto per la prevenzione, la terapia e l'approccio medico riabilitativo. Di più.

"L'arte dei suoni si dimostra un prodigio: nei disturbi dell'umore, disagio psichico, depressione è efficace come i farmaci ansiolitici e antidepressivi", sostiene con convinzione Roberto Pili, presidente della Comunità mondiale della Longevità (Cmdl) che aggiunge senza esitazione: "La musicoterapia allunga l'esistenza. È una esperienza di vita in grado di modificarla, migliorarla, fortificarla". Il medico e ricercatore ne ha parlato nel corso di un simposio che si è svolto nella sala convegni del Cis, a Cagliari, sul tema "Il ritmo del pensiero percettivo: 'Musicoterapia' nell'approccio medico riabilitativo".

La giornata di studio è stata organizzata dalla Comunità Mondiale della Longevità (CmdL), dalla Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) rappresentata per l'occasione dal fisiatra Mauro Piria, l'Istituto Europeo per la Ricerca la Formazione e l'Orientamento Professionale di Eccellenza per disabili ed emarginati (IERFOP), di cui è presidente lo stesso Pili, e con la collaborazione della Fondazione di Sardegna.

Un incontro che ha messo a confronto esperti e studiosi da tutta Italia sulle nuove frontiere delle neuroscienze ispirate all'arte dei suoni. "Accoppiata al canto la musica è un toccasana nei deficit di lettura e apprendimento - ha spiegato il presidente di Cmdl e Ierfop - ma è nelle malattie neurodegenerative tipiche dell'invecchiamento che dà il meglio di sé. La pratica musicale, specie se si comincia in giovane età, aumenta la cosiddetta 'riserva cognitiva', quel tesoretto di capacità e funzionalità cerebrale che in età anziana contrasta lo sviluppo della demenza". A detta dell'esperto sono infatti straordinari i risultati della musicoterapia nel Parkinson e nelle paresi. Pili fornisce un esempio significativo: "Abbinare il movimento di quanti sono affetti da questa patologia a un brano musicale molto ritmato - chiarisce - porta infatti a miglioramenti immediati". La giornata ha chiamato a raccolta su questo tema tanto importante quanto affascinante, tra gli altri, Enrico Granieri, studioso di neurologia, il neurochirurgo Michele Cavallo, l'esperto di musicoterapia Gioele Rudari, Paolo Boldrini, ex presidente Simfer, la psicologa dell'Università di Cagliari Donatella Petretto e Bachisio Zolo, presidente dell'Unione ciechi d'Europa, che ha portato la sua preziosa testimonianza sugli effetti benefici della musica nei disabili visivi.

"L'ascolto attivo della musica migliora lo stato mentale e fisico, predispone all'empatia e alla socializzazione, elementi che esaltano la qualità della vita, la fortificano, la allungano - argomenta ancora Roberto Pili - è un'esperienza formativa che investe e allena tutto il cervello, cabina di regia della vita, cervello che risponde attivando i centri della gratificazione, empatia, socialità, vera chiave di felicità e benessere, stati d'animo in grado di allungare l'aspettativa di vita di almeno 10 anni".

Dal convegno è emerso un concetto chiave: la musica contribuisce alla qualità della vita, perché i suoni sono il tessuto della relazione originaria, della cosiddetta "Prima Orchestra". Attraverso modi diversi di fare musica gli esseri umani continuano a riproporre le emozioni originarie della loro vita, in ogni popolazione, in ogni momento storico. "La musica attiva i sistemi limbico motorio, della gratificazione, empatia, socialità, razionalità - aggiunge Pili - il cervello, cabina di regia della vita viene stimolato e allenato dalla musica. E questo si traduce in vantaggio antropologico e in una eccezionale possibilità di intervento terapeutico, riabilitativo".

Per il ricercatore sardo, quindi, la promozione di una lunga e buona vita passa anche dal potere della musica. "Perché - chiarisce Pili - con la giusta colonna sonora non solo si possono aggiungere anni alla vita, ma anche vita agli anni".

In una trasversalità di stili e generi. "Ascoltare la musica scatena il rilascio di segnali positivi dal cervello all'intero organismo", conclude. Dai ritmi incalzanti alle raffinate ballads, dai suoni ancestrali alle sinfonie. Per questo a fine convegno gli organizzatori hanno voluto somministrare al pubblico un dolce rimedio. Con la applauditissima performance musicale eseguita da strumentisti non vedenti e l'orchestra degli allievi della Scuola Secondaria di 1° grado "Leonardo Alagon" di Oristano. Guidati dalla bacchetta di Alessandro Cabras hanno regalato sulle note di Strauss momenti di intensa emozione, arte e, manco a dirlo, benessere.

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