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Il potere secondo Lilli Gruber: "Troppo testosterone"

Le donne guadagnano di meno, occupano meno i posti di potere e - udite udite - muoiono di più negli incidenti stradali perché le auto sono disegnate secondo misure e caratteristiche del corpo del guidatore maschile
lilli gruber
Lilli Gruber

"I vostri colleghi sanno chiedere, e ottengono, posizioni di prestigio, aumenti di stipendio, gratifiche e bonus. Imparate a chiederli anche voi, con forza e con i modi giusti. Se vi assalissero strascichi atavici di sensi di colpa e inadeguatezza, vedetela come una battaglia che fate a nome di tutte… E studiate, sempre, tutto, un sacco. Il lato positivo dell'intollerabile lassismo di questi tempi è che incontrerete uomini impreparati. Autocompiaciuti. Rilassati. Hanno dalla loro millenni di storia in cui sono stati ascoltati solo in quanto maschi… Ma voi potete essere più competenti, più preparate, più incalzanti… Portate nell'incontro la forza della competenza. E vincete".

Non è militante "Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone". No: il libro di Lilli Gruber - fresco di stampa per I Solferini - è molto di più: quasi un manifesto, anzi, una chiamata a raccolta delle donne ancora invisibili ed escluse dai ruoli decisionali. Ducento pagine per tracciare un quadro realistico nei rapporti uomo-donna, non solo in Italia ma nel mondo intero.

La giornalista scrittrice, prima donna a condurre il Tg1 della sera, è convinta sia "arrivato il tempo del cambiamento, che è nelle mani delle donne non per una questione di femminismo ma di civiltà". Le streghe son tornate? Forse. Lilli Gruber sembra giocare, in realtà fa molto sul serio: "Le donne corrono con dei pesi agganciati alle caviglie tutti i giorni della loro vita domestica, professionale, relazionale, politica".

Il libro della giornalista
Il libro della giornalista

L'autrice parte con un capitolo dal titolo che è tutto un programma, "Troppo testosterone" e poi ricostruisce gli atteggiamenti machisti di Trump, Putin e Erdogan. Quindi si sofferma sul campionato mondiale di calcio femminile e la furia social contro Sara Gama, la capitana azzurra "nata in Friuli Venezia Giulia, italiana quanto me ma poichè la madre è triestina e il padre congolese ha la pelle scura. E il machismo si è subito tinto di razzismo". E ancora: gli scandali sessuali come i casi Weinstein o Epstein.

Lilli Gruber non ha dubbi: la parità tra uomo è donna non è raggiunta proprio per niente. E fa un esempio da paura. "Pensavate che i manichini dei crash test per le auto fossero asessuati? Tutt'altro. Le statistiche sugli incidenti stradali dal 1960 a oggi mostrano che le donne ne hanno meno degli uomini ma il 17 per cento di possibilità in più di essere uccise e il 47 per cento in più di restare ferite in modo grave. Questo perchè le auto sono disegnate tenendo presenti misure e caratteristiche del corpo del guidatore, non della guidatrice".

E allora perché sorprendersi se le donne sono in poche nei consigli d'amministrazione? Ed ecco che Gruber plaude convinta alle quote rosa: "Se è l'unico modo per sconfiggere la discriminazione io difenderò sempre questo genere di norma… Vorrei vederla applicata anche alle aziende del mio settore, il giornalismo televisivo e non, visto che nei quotidiani nazionali nel 2018 ai vertici apparivano 166 uomini e 17 donne sebbene le giornaliste siano oltre il 40 per cento". Per allargare lo sguardo ad altri contesti e altri continenti basti pensare che secondo l'Onu le donne svolgono il 75 per cento del lavoro non remunerato nel mondo per una valore di circa dieci trilioni di dollari. Non solo: la vicenda di Stacey Macken è eloquente: broker di Bnp Paribas in Gran Bretagna, ha fatto causa per discriminazione. Guadagnava tremila sterline in meno di un suo collega assunto insieme a lei. Ci ha messo sei anni ma ha vinto: risarcimento di quattro milioni di sterline.

Sara Gama e le azzurre
Sara Gama e le azzurre

Ma Lilli Gruber non si ferma ai compensi, va avanti nel racconto sulle discriminazioni e arriva a stalking, violenze, molestie. Dati Istat: il 31,5 per cento delle donne in Italia tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale, una su tre. Nel 62,7 per cento degli stupri il colpevole è il compagno, nel 3,6 un parente, nel 9,4 un amico. E che dire della politica? "Cent'anni dopo le prime conquiste del voto alle donne in Europa solo 4 primi ministri su 28 sono femmine, l'Italia non ha mai avuto una premier né un ministro donna dell'Economia né un presidente della Repubblica donna».

Perfino nella chiesa le donne sono discriminate, e chi lo racconta paga un prezzo. Alto. Come la storica e giornalista Lucetta Scaraffia che su Famiglia cristiana nel marzo 2019 ha parlato delle suore come "membri di seconda classe, mai ascoltate né consultate, devono solo obbedire, una condizione molto più simile alla servitù che al servizio". Ebbene: poche settimane dopo la giornalista ha dato le dimissioni dall'inserto Donne Chiesa Mondo dell'Osservatorio romano che dirigeva denunciando al Papa il clima di delegittimazione e maschilismo in cui la sua redazione si era trovata a lavorare dopo l'inchiesta.

Harvey Wenstein
Harvey Wenstein

Non dimentica l'ambiente Lilli Gruber con la battaglia planetaria di Greta Thumberg, e neanche la medicina di genere, di cui si parla sempre troppo poco: "Includere le donne nei campioni di ricerca costa tempo e risorse e molte case farmaceutiche non lo fanno". E la voluta ironia con cui la scrittrice parla di problemi serissimi ma poco diffusi colpisce se non il lettore certo la lettrice, che al sorriso un attimo dopo sostituisce la rabbia: "La cecità selettiva per i problemi femminili si manifesta nei modi più vari. Nel 2014 Apple lanciò il suo sistema integrato di monitoraggio della salute: potevi misurare ogni aspetto del tuo corpo, fino alle percentuali nel sangue di alcol o sostanze come il rame o il molibdeno. Di una cosa sola non potevi tenere traccia: le mestruazioni. Quanto alle prime versioni dell'assistente vocale Siri ti aiutavano a trovare il Viagra ma non una clinica in caso di gravidanza. Facile intuire chi fossero i programmatori".

Insomma, è ancora molto lunga la strada verso la parità. Che fare? Lilli Gruber una ricetta ce l'ha: votare donna. "Uno slogan antico che non è mai stato così attuale. Oggi può salvarci la vita".

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