CULTURA

L'intervista

Dopo Renzusconi, va in scena Salvimaio: il nuovo spettacolo di Scanzi al Massimo

Salvini e Di Maio secondo il giornalista, a teatro domenica prossima a Cagliari
andrea scanzi (foto l p )
Andrea Scanzi (foto L.P.)

Di Maio è stato a Cagliari sabato scorso, Matteo Salvini ci sarà domani per poi effettuare un intenso tour nell’Isola.

Insieme li propone a teatro Andrea Scanzi, con il suo nuovo spettacolo Salvimaio, che sta facendo registrare il tutto esaurito nelle tappe in giro per l’Italia.

Dopo il successo di Renzusconi, il giornalista scrittore torna in Sardegna, anche se i suoi numerosi fan di Nuoro e Sassari dovranno aspettare ancora un po'. Infatti, per via del prolungamento della trasmissione Accordi e Disaccordi, le date previste per venerdì 18 e sabato 19 a Sassari e Nuoro sono state rinviate e, come promesso dallo stesso Scanzi su Facebook, "riprogrammate entro la fine dell’anno".

Resta l’attesissima data di Cagliari al Teatro Massimo domenica 20 gennaio alle 19.

Lo abbiamo sentito prima del debutto sardo.

È vero che non le piace parlare di politica o lo dice per intrigare il pubblico?

"È vero, è vero che non mi piace. Chiunque mi conosca, dalla mia compagna, ai miei amici, ai miei familiari sa che io di politica non parlo praticamente mai nel privato o ne parlo se qualcuno entra nell’argomento. La mia vita lavorativa è stata strana ed io che vengo dalla musica e dallo sport ad un certo punto sono diventato famoso nel parlare di politica perché vado in televisione. Evidentemente funziono, ho un pubblico e la gente mia ascolta. Mi fa piacere parlarne perché è mio dovere di cittadino e di giornalista. Non è sicuramente la mia prima passione e quando posso parlo di musica, di sport, di donne, di vino. Ma non di politica".

A teatro tutto è finto ma niente è falso, dice Gigi Proietti, mentre Victor Hugo affermava che il teatro non è il paese della realtà ma è il paese del vero. Il suo teatro com’è?

"Intanto ha citato due fenomeni e sto bene attento a rispondere perché passare da due grandi ad un pesce piccolo come me è molto rischioso. Il teatro per me è stato una passione, da spettatore, perché ho tanti bei ricordi di quando vedevo Gaber, Dario Fo e tanti altri. Da un punto di vista personale è stata una scoperta che non era prevista. Mi chiesero otto anni fa di raccontare a teatro Gaber a Voghera, doveva essere una data sola. Otto anni dopo sono ancora qui con 400 date teatrali che ho fatto in questo arco di tempo e che sono davvero tantissime, per uno che non fa solo teatro come me. Per me oggi il teatro è il contatto diretto, la possibilità di toccare gli spettatori, di non avere filtri, di dirgli in faccia quello che penso. Quindi una grande fortuna ma anche una grande fatica, perché devi viaggiare, devi muoverti e se sbagli anche una sola virgola il teatro non ti perdona, però mi ha insegnato tantissimo".

La locandina dello spettacolo di Scanzi domenica 20 gennaio al Massimo di Cagliari
La locandina dello spettacolo di Scanzi domenica 20 gennaio al Massimo di Cagliari

A proposito di teatro lei aveva annunciato di querelare Sgarbi per lo scontro a Carta Bianca e Sgarbi ha minacciato di fare altrettanto per un’intervista su Rolling Stone. E’ tutto vero? C'è qualche novità o la prescrizione farà il suo corso?

"È tutto vero, lui ha querelato me per quell’intervista su Rolling Stone, io ho querelato lui per quell’attacco veemente che mi ha sferrato a Carta Bianca e per gli attacchi successivi che ha postato sulle sue pagine facebook e su Youtube, uno in particolare di circa tre minuti in cui l’insulto è il filo conduttore costante. Quindi uno ha querelato l’altro e per ora non ci sono novità. Quando ci saranno, non so cosa farà lui, ma io informerò certamente tutti coloro che sono interessati. Non ho inventato nulla perché quello che ha fatto è gravissimo e se uno mi offende in quel modo becero e volgare ne paga le conseguenze, è il minimo sindacale".

Chi è Salvimaio?

"Salvimaio è uno strano Governo che non poteva non nascere perché non c’erano alternative a giugno, perché le elezioni hanno detto quello che hanno detto il 4 marzo, perché il PD non ha voluto dialogare con i Cnquestelle e, a quel punto, o si tornava a votare a settembre o addirittura a luglio, o si faceva questo strano Governo. E’ uno strano Governo perché tiene insieme forze molto distanti, come si vede dalla vicenda Tav e non solo. Insieme cercano di tirare avanti. A volte indovinano alcune mosse, come la riforma della giustizia, altre volte azzardano troppo, come la “Manovra del Popolo”, e altre ancora fanno cose inaccettabili come i tanti “condonini” che sono nascosti nel provvedimento. E’ un Governo inedito e come tutte le cose inedite costringe e deve costringere tutti noi osservatori e spettatori a rimappare completamente anche il nostro vocabolario, a rimettere tutto in discussione. Non c’è mai stato nulla di strano, stravagante e bizzarro come questo Governo e se lo si analizza con le vecchie categorie ed i vecchi schemi del passato non ci si capisce assolutamente nulla".

Ha già in mente il prossimo personaggio bicefalo?

"Il mio grande timore è che il prossimo personaggio bicefalo politico si chiami Salvusconi o Salveloni. E’ una grande paura, anche se, detto brutalmente, a me converrebbe enormemente.

Perché se avremo un Governo di destra, più che di centro destra, dove al posto dei Cinquestelle ci sono Berlusconi, la Meloni e gli altri, il pubblico del Fatto Quotidiano si riaccende completamente e magari il libro vende persino più di Renzusconi e di Salvimaio. Ma non me ne può fregare di meno. Io qui rispondo da cittadino e l’idea di avere un Governo così orrendo mi terrorizza, ed è anche l’unico motivo per cui pur non amando granché questo Governo credo che a oggi, con le carte che abbiamo, sia il meno peggio che ci possa essere. Se salta questo Governo, che ha miliardi di punti deboli che io racconto a teatro come nel libro e come in tv, non è che avremo un Governo fatto da Nenni, Berlinguer, Giolitti, De Gasperi, Churchill. Avremo un Governo con dentro gente, al posto di Di Maio, Fraccaro, Toninelli, come Sgarbi Brunetta, Meloni, quindi con la destra vera, o il berlusconismo vero, e francamente lo troverei terrificante.

Avrebbe mai pensato che da un vaffa di un comico, un giovane trentenne sarebbe diventato vice premier?

"No, non sarei arrivato a tanto. Mi do il merito, tra i pochi che ho, di aver capito, nel 2007, insieme a pochissimi come Travaglio, Peter Gomez e non so chi altri, che quel Vaffaday di Bologna, era l’8 settembre 2007, non sarebbe stato un caso isolato ma avrebbe generato qualcosa. Infatti ero lì e l’ho raccontato per La Stampa. Ci ho scritto un libro, sono diventato famoso politicamente anche a partire da quel volume. Quindi sono uno dei pochi che non ha sottovalutato il Grillo critico. Certo se uno mi avesse detto quel giorno “vedrai che fra 11 anni uno che è qui in piazza sarà Presidente della Camera - cioè Fico - e un altro che in questo momento non ha neanche vent’anni sarà Vicepresidente del Consiglio” mi sarei messo a ridere. Mi immaginavo un buon successo di Grillo in politica, ma non mi sarei mai aspettato di vederlo con il 32,5 % addirittura al Governo. Questo no. Non in quel momento almeno".

I cinque stelle hanno raccolto la protesta dei cittadini arrivando a essere partito di maggioranza relativa al Governo del Paese. Poi in pochi anni Matteo Salvini ha fatto un miracolo ed oggi è la prima forza politica nei sondaggi nonostante i consensi ancora elevati dei 5 stelle. Chi protesta ha cambiato riferimento o chi aveva abbandonato la speranza l’ha trovata nel Ministro dell’Interno?

"Un po' entrambe le cose. Chi protestava si è avvicinato negli ultimi mesi, per ora, a Salvini abbandonando i Cinquestelle perchè Salvini in questo momento sembra rappresentare di più la protesta rispetto ai Cinquestelle. Ha delle risposte più immediate quindi è più gratificante. Ti da anche meno dubbi, quindi appoggi lui e finisce lì. Al tempo stesso i Cinquestelle sono stati abbandonati da quella percentuale di elettori di “sinistra sinistra” che non possono vedere i Cinquestelle accanto a Salvini, pensiamo a quanti esempi famosi ci sono, da Fiorella Mannoia a Ivano Marescotti a J-Ax e altri ancora. Questo fa si che la Lega sia cresciuta tantissimo, anche per la bravura mediatica mostruosa che ha Salvini, e siano decresciuti notevolmente, perché gli ultimi sondaggi li danno al 24%, i Cinquestelle. Credo che l’unica salvezza per i Cinquestelle sia quella di non inseguire Salvini negli slogan, perchè negli slogan è molto più bravo Salvini, ma fare quello che sta facendo Conte, cioè navigare a testa bassa, sottotraccia, lavorare con la diplomazia, agire dal basso e di nascosto, andar poco in televisione e rispondere con i fatti".

Finalmente uno che parla di Conte. Nessuno parla del Premier, come ai tempi di Gentiloni, ci dice lei qualcosa?

"È la sorpresa più bella di questo Governo e ribadisco quello che ho detto qualche giorno fa su Facebook. Lo ritengo il miglior Presidente del Consiglio dai tempi di Prodi. Quindi dal 2006. Non sto dicendo che sia Churchill o Eisenhower o un fenomeno.

Sto dicendo che siamo abituati così male e abbiamo avuto dei predecessori, secondo me, così scadenti che avere una persona seria e normale, nella sua accezione migliore, è così bello che ci stupisce in positivo. Quindi lo plaudiamo più di quanto avessimo mai immaginato perché questo Premier lo abbiamo sottovalutato un pò tutti".

Cosa si prova a vivere facendo quello che piace come scrivere e parlare?

"Si prova una gran fortuna e ogni giorno, ogni mattina che mi sveglio non dico speriamo di avere di più, ma dico speriamo che continui così. Prima mi ha chiesto se nel 2007 avrei previsto un Di Maio al Governo, un trentenne al Governo? Ecco no!!!! Ma neanche avrei previsto dieci anni fa che un giorno sarei stato qui a parlare con l’Unione Sarda o che avrei fatto una data a Cagliari domenica o tutto quello che faccio oggi, cioè il Fatto Quotidiano, la tv, il teatro, i libri, ecc. ecc. Ho, in questo momento storico, ma ormai da qualche anno, esattamente tutto quello che sognavo di avere. E quando arrivi così ai 44, 45 anni speri che la cosa duri, non è facile, però lavoro perché tutto questo resti tale, perché sono molto fortunato e ne sono profondamente consapevole".

Se un giorno Andrea Scanzi non avesse più il seguito di oggi, anche se siamo certi non succederà, come sarà la sua vita?

"Cercherei di riconquistare questo seguito, senza andare giù in crisi di nervi, cercherei di capire perché ho perso il pubblico, cercherei di comprendere se è un problema del pubblico o, forse più probabilmente, un problema mio. Avrei umiltà nel tirarmi su le maniche della camicia, della giacca o del dolcevita, a seconda di quello che indosso, e cercherei di riconquistare quello che avevo prima. E’ comunque possibile che ci possano essere in futuro dei “su e giù”. Qualche giorno fa ho letto un’intervista che mi ha colpito tantissimo riguardante Fabrizio De Andrè. Da poco si è celebrato l’anniversario del ventennale della scomparsa e Francesco Baccini, che conosceva bene De Andrè, ha detto: “L’ultima volta che l’ho sentito al telefono - poco prima che lui fosse ricoverato per il tumore, quindi parlava della fine del ’98 - mi raccontò che stava male alla schiena, di essere preoccupato, ma era preoccupato soprattutto dal fatto che aveva dovuto annullare due date di concerti perché non c’era il pubblico alla prevendita”. Se De Andrè, il più grande cantautore del ‘900, aveva la paura di perdere il pubblico ed in alcuni casi ha dovuto annullare addirittura le date, ed era De Andrè, figuriamoci la paura che posso avere io o quanto sia alto il rischio che un giorno il pubblico non ci sia più. Quello che posso dire è che non cercherò di ingraziarmi gli spettatori per tenermeli, sarò sempre me stesso, anche libero di dire sciocchezze o di deludere il mio pubblico.L’onestà intellettuale la garantisco, la bravura non lo so".

Andrea Scanzi (dal profilo Facebook)
Andrea Scanzi (dal profilo Facebook)

Preferisce intervistare o essere intervistato?

"Stupirà molti, che son convinti che io sia intriso di narcisismo, ed un po' è vero, ma preferisco intervistare. Credo sia una delle cose che probabilmente so fare meglio. Quando facevo Reputescion ho intervistato tante belle persone che si sono aperte come poche volte hanno fatto. Ricordo alcune interviste in tv che ho fatto a Verdone, Moni Ovadia, Aldo Busi, Fossati, la Mannoia, veramente commoventi. Mi ricordo Aldo Busi che a un certo punto dell’intervista si mise a piangere parlando della madre. Poi ancora Don Gallo, Dario Fo, Roger Waters. Ma anche quando faccio “Accordi e disaccordi”, e intervisto un Bersani, un Travaglio, un Di Battista, noto che si aprono molto con me, probabilmente succede quando hanno davanti una persona di cui si fidano. Allora, quando accade, provo una grande soddisfazione. Quando intervistano me, dipende.

Se mi intervistano come adesso, e posso raccontare la mia vita e le mie passioni, mi diverto. Quando invece mi chiedono di analizzare il reddito di cittadinanza o l’ultimo tweet di Salvini lo faccio per lavoro, ma non è che provo questo gran divertimento.

Conoscendola oggi, una persona che la segue non direbbe che lei si è sposato, invece lo è stato con Linda, ed il matrimonio è finito. Perché ci si sposa se la percentuale di lasciarsi è molto alta? O se preferisce perché ci si lascia se l’amore iniziale sembra eterno?

"Posso rispondere solo di me stesso. Perché ci si sposa? Perché quando lo chiesi a Linda avevo 27 anni, credevo nel grande amore, ero profondamente innamorato. Eravamo a Lisbona e mi sembrò naturale chiederle di sposarmi. E sono stati sette anni molto belli, dal 2003 al 2010. Quando ci sono state le crepe, io e lei, con una certa lentezza, abbiamo avuto il coraggio di fermarci, anche se tante coppie, al nostro posto, sarebbero andate serenamente avanti per decenni, visto che non c’erano queste grandi tragedie. Però stava franando quello che per noi doveva essere il grande amore e secondo me, giustamente, abbiamo fatto una scelta precisa. Lei si è rifatta una vita molto felice, sta in Inghilterra mi dicono perché non la sento da tanti anni. Io mi sono rifatto la mia vita e sono perfettamente consapevole, è brutto da dire ma è così, che se non avessimo fatto quella scelta nel 2010, io oggi non sarei qui a parlare perché in quel momento storico della mia vita o sceglievo il lavoro, sceglievo di sbocciare una volta per tutte, di abbandonare Arezzo, di fare tutto quello che poi ho fatto, o sarei rimasto giornalista locale, fortunato certo, con una moglie bellissima, con una bellissima casa, ma costantemente frustrato perché non avrei ottenuto quello che volevo ottenere e che ora credo di aver raggiunto".

Una delle sue passioni è la musica, cosa ascolta di più?

"Direi che, alla fine, rimango sempre un po' ancorato alla musica di fine anni ’60 e di quella degli anni ’70. Ascolto anche cantautori nuovi, italiani, inglesi, americani, musica di tutti i tipi.

Anche quando corro mi diverto a mettere le playlist di Spotify proprio per scoprire un nuovo repertorio che esiste sul mercato. E’ un po' come nei vini, io sono anche sommelier. Si dice nel mondo del vino che la vita è troppo breve per assaggiare vini mediocri. Per la musica è lo stesso. La vita è troppo breve per ascoltare dischi mediocri e allora quando voglio andare sul sicuro ascolto Pink Floyd, Springsteen, Neil Young, Eric Clapton, Dire Straits. Ho visto recentemente Bruce Springsteen su Netflix nel meraviglioso spettacolo da Broadway. Alla fine mi oriento su pochi ma buoni. Il mondo è pieno di grande musica.

Quando corro e ascolto gli Stones e i Led Zeppelin mi sento quasi invincibile".

L.P.

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