CRONACA - ITALIA

Le tappe dell'inchiesta

Delitto Gambirasio, la ricostruzione e gli indizi contro il muratore

Otto anni di misteri e colpi di scena
yara gambirasio (ansa)
Yara Gambirasio (Ansa)

Un delitto crudele, che ha sconvolto l'Italia intera tenendola per mesi incollata agli schermi televisivi che si occupavano del caso.

Un processo in cui protagonista assoluta è la prova scientifica, quella del Dna nella fattispecie.

Un'inchiesta lunga e difficoltosa, raccolta in ben 60 faldoni.

E ora ci siamo. La Cassazione può scrivere la parola fine nel processo a Massimo Bossetti, il muratore di Mapello (Bergamo) condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio.

Ripercorriamo le tappe della terribile vicenda.

Il 26 novembre 2010 alle 18.40 Yara, 13 anni, esce dalla palestra di Brembate di Sopra. Poi scompare, in quel tragitto di 700 metri che separa la palestra dalla sua abitazione. Alle 18.49 il suo cellulare viene spento. Per sempre. Partono le ricerche: i cani molecolari portano a Mohamed Fikri, operaio di un cantiere edile di Mapello che viene fermato su una nave diretta in Marocco. Il sospetto dura pochi giorni, l'uomo viene subito rilasciato.

Il ritrovamento del cadavere (Ansa)
Il ritrovamento del cadavere (Ansa)

Il 26 febbraio, a tre mesi dalla scomparsa, svanisce ogni speranza per Maura e Fulvio, i genitori di Yara. Il corpo della ragazzina viene trovato in un campo abbandonato a Chignolo d'Isola, a una manciata di chilometri da casa. La 13enne ha ferite alla testa, coltellate alla schiena, al collo e ai polsi. Nessun colpo mortale, Yara è morta in maniera atroce, al termine di una lunga agonia. E ha visto in faccia il suo assassino.

Un altarino per Yara nel luogo in cui è stato trovato il cadavere (Ansa)
Un altarino per Yara nel luogo in cui è stato trovato il cadavere (Ansa)

Passano altri tre mesi, e il 9 maggio 2011 sugli slip e sui leggins della vittima viene isolata una traccia biologica da cui si può risalire al Dna di "ignoto 1". Gli inquirenti possono così affermare che il sospettato è figlio di Giuseppe Guerinoni, di cui viene riesumata la salma. La probabilità che quel Dna sia del figlio di Guerinoni è altissima, ma non basta per dare un nome all'assassino di Yara. Così si riparte dal Dna mitocondriale, che indica la linea materna, e la comparazione tra "ignoto 1" e Ester Arzuffi porta al match: la probabilità che siano madre e figlio è del 99,999 per cento.

Ci vogliono però altri tre anni per dare un nome all'assassino di Yara. È quello di Massimo Bossetti, che viene arrestato il 16 giugno 2014, e il primo a farlo - via Twitter - è l'allora ministro dell'Interno Angelino Alfano, che si prende così tutte le critiche della Procura, che voleva riserbo, per aver rischiato di compromettere le indagini. Sposato, padre di tre figli, Bossetti ha 44 anni e il suo Dna (acquisito tramite un alcoltest) combacia con quello di "ignoto 1". L'accusa è di omicidio aggravato dalle sevizie e dalla crudeltà, e dall'aver approfittato della minore difesa, data l'età, della vittima.

Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti: è morta qualche mese fa (Ansa)
Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti: è morta qualche mese fa (Ansa)

Il 3 luglio 2015 inizia il processo davanti alla Corte d'assise di Bergamo. Dopo un anno, il 1 luglio 2016, Bossetti - che continua a dichiararsi innocente e a chiedere una perizia sul Dna - viene condannato all'ergastolo, riconosciuta anche l'aggravante della crudeltà. Su di lui pesa come un macigno la prova del Dna, oltre all'assenza di un alibi.

Il 17 luglio 2017 a Brescia i giudici del processo d'appello confermano l'ergastolo, Le parole dell'imputato non fanno breccia sulla giuria. "Concedetemi la superperizia sul Dna, così posso dimostrare con assoluta certezza la mia estraneità ai fatti", è il suo disperato appello.

E oggi siamo all'ultimo atto: i giudici di Cassazione devono decidere se confermare la condanna, annullarla senza rinvio o accogliere le 23 eccezioni sollevate dalla difesa e riaprire un nuovo processo d'appello per concedere quella perizia sul Dna che il muratore di Mapello ha sempre chiesto a gran voce.

Massimo Bossetti in carcere (Ansa)
Massimo Bossetti in carcere (Ansa)

TUTTI GLI ELEMENTI DELL'ACCUSA CONTRO BOSSETTI - Il Dna, ovviamente, che è la prova regina del processo e che secondo l'imputato e i suoi difensori presenta diverse criticità. Poi, secondo l'accusa, ci sarebbero altri elementi ad inchiodare Bossetti: le celle telefoniche, il furgone del muratore di Mapello ripreso dalle telecamere, le fibre tessili e le sfere metalliche trovate sul corpo di Yara.

Quanto al movente, le intercettazioni in carcere dipingono Bossetti come un uomo "attratto dalle ragazzine". Potrebbe aver tentato un approccio sessuale finito male e sfociato nel delitto. Tuttavia, dall'analisi del pc dell'imputato, non emergono ricerche "illecite" in tal senso. Buio pesto invece sull'orario e il luogo della morte.

(Unioneonline/L)

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