OPINIONI - EMANUELE DESSÌ

Emanuele Dessì
L'editoriale

Democrazia e virus

I l nuovo appuntamento con la democrazia è in Sardegna. Oggi e domani. Giorni difficili per l'Italia e per il mondo. Più di 400 mila sardi potranno esercitare il diritto di eleggere sindaco e consiglieri comunali. La democrazia è il governo del popolo, come ci insegnano dagli albori della civiltà. Ma è un privilegio che da più parti, nel mondo, milioni di donne e di uomini non hanno mai avuto. Per questo fa ancora più male che in quattro Comuni sardi abbiano gettato la spugna prima ancora di confrontarsi con il giudizio dei compaesani. Niente governo del popolo a Seneghe, Belvì, Talana e persino a Sorgono: l'apatia - come dice qualcuno nel bel paese del Mandrolisai - è figlia più del tradimento di certa politica regionale che della mancanza di vocazioni.

Sul punto torneremo. Prima è importante dire che va premiato l'impegno di chi ha accettato la sfida. Come? Andando a votare. E scegliendo, sempre. Anche in quei Comuni - 51 su 156 - dove in corsa c'è un solo sindaco e una sola squadra. L'avversario si chiama quorum (il 50% degli elettori più uno) e la scelta è tra la democrazia e un commissario nominato dalla Regione e non eletto da noi. La corsa in solitudine accomuna splendidi borghi con poche centinaia di anime e centri importanti per economia, cultura, salute, trasporti. O meglio, lo erano importanti, prima della politica del baratto tra una scuola e uno scuolabus, prima dello smantellamento dei presidi sanitari, prima del tradimento dei progetti sul diritto (anche dei sardi) a spostarsi su strade almeno dignitose e su autobus e treni da terzo millennio

L o specchio di uno Stato che oggi dice di voler spendere e spandere non si sa bene come miliardi e miliardi europei ma che ieri aveva come unica politica contro il debito pubblico tagliare, tagliare e ancora tagliare.

Non votare sarebbe un segnale di rassegnazione. Presentarsi al seggio, al contrario, significherebbe crederci, guardare avanti, affidarsi a un concittadino, spesso un amico (soprattutto nei paesi) che ha ancora voglia di combattere per la sua comunità. Un impegno civile anche per conto di chi, bloccato dal coronavirus, non potrà scegliere.

Il mondo vive una stagione drammatica. Chi ci governa, a tutti i livelli, non ha la lucidità, non ha gli strumenti o forse non ha la capacità per prendere decisioni se non giuste almeno adeguate. Anche andare al seggio oggi e domani in Sardegna, in piena emergenza-Covid, per eleggere 156 sindaci, rientra in questo contesto di “difficoltà decisionale”. Già, perché l'Italia dei Comuni aveva votato un mese fa, insieme al referendum sul taglio dei parlamentari, al rinnovo di sette Regioni, alle suppletive per il Senato nel Nord Sardegna. Noi sardi, accollandoci la spesa (più o meno 9 milioni di euro), abbiamo deciso in un giorno di fine luglio - lo ha fatto per noi la Giunta regionale - che la Sardegna non era pronta per l'election day. Ecco perché voteremo oggi e domani, con molte, molte più difficoltà sul fronte di questo stramaledetto virus rispetto al 20 e al 21 settembre. Ma entreremo a scuola, con il certificato elettorale, in sicurezza: mascherina, distanza e gel igienizzante. Correremo certamente meno rischi rispetto ai nostri figli, che in molte di quelle scuole arrivano dopo essere stati costretti a sgomitare davanti e dentro un pullman. Certo, il problema ora è risolto alla radice, almeno alle superiori, con il ritorno delle lezioni a distanza. Niente scuola, niente assembramenti. Ai ragazzi di oggi, domani, dovremo chiedere scusa.

La partita del voto potrebbe non chiudersi al primo turno. A Nuoro, Quartu, Sestu e Porto Torres, se nessun candidato sindaco andrà oltre il 50% dei consensi, sarà necessario il ballottaggio. L'8 e il 9 novembre. Oggi sembrano così lontani.

Ma la democrazia ha bisogno di noi. Non votare sarebbe un segnale di rassegnazione. Presentarsi al seggio, al contrario, significherebbe crederci, guardare avanti, sostenere chi, da una parte o dall'altra, ha ancora voglia di combattere in quel fortino che si chiama Municipio. Per provare a dare un futuro alle nostre comunità.

EMANUELE DESSÌ

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