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I dubbi di sardi e turisti: "A quali condizioni possiamo raggiungere l'Isola?"

Sono tantissimi i lettori che chiedono chiarimenti sul certificato di negatività al coronavirus previsto dalla Regione
cala luna (archivio l unione sarda)
Cala Luna (Archivio L'Unione Sarda)

"Cara Unione,

mi arrendo! Ogni anno trascorro le vacanze in Sardegna, poco importa che io sia sarda e non una semplice turista. Sono una cittadina che tra un po' sarà libera di circolare in tutto il Paese, ma non in Sardegna, potrò andare in Puglia e in Calabria, ma non in Sardegna, con navi sovraffollate o aerei extracostosi, non potrò cercare di ammortizzare i costi di Imu, Tasi e quant'altro pago ogni anno per la mia casa e per la mia Isola.

Ho fatto il sierologico, a mie spese, è negativo ma ho aspettato 10 giorni per avere il referto (10 giorni non sono 3), i tamponi non si fanno, non per scelta e comunque per chi, come me, ogni fine settimana raggiunge l'Isola per poi tornare a lavorare il lunedì sarebbe una via crucis improponibile. Nostalgicamente ho sempre creduto che spendere i miei soldi nella mia Isola fosse anche un po' un modo per dare un piccolo contributo ad un'economia depressa, quest'anno mi arrendo, ci sono tanti mari belli e servizi più efficienti che, ahimè, sostituiranno quelli di casa.

PS. a fine giugno andrò in Sardegna alcuni giorni per lavoro, basterà l'autocertificazione: esigenze lavorative!!".

C.R.

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"Cara Unione,

siamo una coppia di Sanremo innamorata della vostra terra. Abbiamo prenotato le vacanze già a dicembre, aspettiamo questo giorno da due anni, secondo noi la cosa migliore sarebbe l'autocertificazione, ma ben venga anche il tampone purché ci sia chiarezza e linee guida da seguire".

Paolo Maffeis

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"Cara Unione,

continuiamo a parlare di questo fantomatico passaporto turistico per chi vuole andare in ferie in Sardegna. Ma il governatore sa che l'Isola vive e prospera anche grazie al turismo? Non credo, se no non proporrebbe una cosa così irrealistica; un turista straniero (già mi immagino un russo o tedesco che dice al medico del suo paese che deve fare un esame per un passaporto sanitario) o di un'altra regione italiana come fa ad effettuare un test pochi giorni (attenzione solo pochi giorni prima come se tutte le strutture mediche pubbliche e private fossero a disposizione di Solinas e delle sue idee) prima di partire se non fanno neanche i test a chi ha i sintomi? L'esimio governatore sa quanto dovrebbe attendere l'ultimo passeggero di una nave che mediamente porta 1500 persone in alta stagione prima di scendere? (calcoliamo spannometricamente 10 minuti a persona vuol dire almeno 8 ore prima di scendere dalla nave). Se rimarrà tutto così anche il più grande amante delle ferie in Sardegna sceglierà a malincuore di stare a casa o di muoversi verso altri lidi che chiaramente fanno di tutto per accogliere i turisti" .

Alessandro Fallavollita

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"Cara Unione, sono una sarda residente in Francia. Abito a Parigi da 10 anni per motivi lavorativi: ho cercato di aprirmi una strada in Sardegna, ma nel mio campo, quello musicale, è praticamente impossibile.

Ho acquistato più biglietti per poter tornare a casa almeno questa estate e poter fare conoscere il mio bimbo di 8 mesi a tutta la famiglia.

Non si tratta di voler venire a fare la turista, ma di poter rivedere i miei cari.

Capisco perfettamente la necessità di voler tutelare l'isola, sarebbe da pazzi non volerla comprendere, ma allo stesso tempo spiegateci come fare per ottenere il passaporto sanitario, in quanto sino ad oggi in Francia nemmeno a pagamento si possono fare i test e probabilmente non ci sarà nemmeno la possibilità di farli prima di partire.

L'unica cosa che chiediamo è quella di metterci nelle condizioni di poter tornare, con una quarantena, un test in aeroporto, con qualsiasi cosa possa proteggere gli abitanti della Sardegna....ma con un qualcosa che esista e che sia realizzabile da parte nostra".

Roberta

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"Cara Unione, siamo due ragazzi di 27 e 28 anni, fidanzati da 10 anni. La nostra prima vacanza insieme da poco più che adolescenti è stata in Sardegna, più precisamente ad Alghero. Ci siamo innamorati di quella atmosfera magica. Siamo tornati più volte in Sardegna dopo Alghero, a Tortolì, ad Arbatax a Villasimius, a Cagliari, a Santa Teresa di Gallura, a Stintino a Castelsardo. Quest'anno per festeggiare finalmente la convivenza avremmo voluto tornare ad Alghero dove abbiamo passato la nostra prima indimenticabile vacanza. Tuttavia scoraggiati da questo passaporto sanitario che non si capisce come, dove farlo ci vediamo costretti forse a rimandare le nostre tanto agoniate vacanze (mi avrebbe forse chiesto di sposarlo?). Io faccio parte del personale sanitario e ahimé so che non è così facile trovare un centro che esegua tamponi nasofaringei nella nostra zona, se non per emergenza! I test sierologici impiegano 20 giorni per dare un risultato. Non sappiamo davvero come fare. Chiediamo chiarezza su tutto questo discorso che viene continuamente rimandato!"

MichelaDe Grossoli

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"Cara Unione, mi unisco ai tanti lettori che segnalano le difficoltà sul passaporto sanitario proposta da Regione Sardegna. Negli anni sessanta, come molti della mia generazione, mio malgrado ho lasciato l'Isola per cercare lavoro altrove. Da circa 40 anni mi sono definitivamente stabilito nella provincia di Bergamo e, per mantenere i legami e le radici con la mia terra, dopo la morte dei miei genitori, ho acquistato un piccolo appartamento a Budoni.

Quest'anno, prima del Covid 19 avevo già programmato e di conseguenza acquistato i biglietti per venire in Sardegna, ai primi di maggio e ai primi di luglio. Per il viaggio di maggio ho dovuto modificare il biglietto per l'autunno, in quanto approfittando delle offerte lo stesso viene considerato non rimborsabile.

Sto seguendo con interesse l'evoluzione del passaporto sanitario annunciato dal Presidente Solinas ed ho iniziato ad informarmi come cercare di ottenerlo. In Lombardia non è possibile fare il test sierologico né il tampone tramite il servizio sanitario, quindi bisogna rivolgersi al privato. Il privato propone il test sierologico al costo di 40 euro a persona ed in caso positivo il tampone a 100 euro. La procedura prevede che in caso positivo del sierologico, in attesa del tampone, si debba osservare l'isolamento fiduciario e, di conseguenza una nuova quarantena. Salvo scoprire che attualmente il privato non effettua il tampone senza l'autorizzazione di ATS e quindi mette il cliente in lista di attesa che al momento, stando a quanto comunicato dai comuni che hanno già stipulato accordi con i privati, non è dato a sapere quando sarà possibile effettuare il tampone stesso. Pertanto, con tutta la buona volontà, non sarà possibile effettuare il tampone entro i termini di 3/7 giorni prima della partenza, come richiesto da Regione Sardegna.

In conclusione, con mio grande rammarico, sarà pressoché impossibile raggiungere la mia terra e dovrò comunque pagare IMU, TASI, TARSU e il sovrapprezzo per la fornitura di energia elettrica e acqua anche se il mancato utilizzo dei servizi non è da attribuire ad una mia scelta. Credo che ci siano migliaia di persone, sarde e non, nella mia condizione e che Regione Sardegna non abbia preso in considerazione la problematica. La domanda mi sorge spontanea: Regione Sardegna vuole solo un turismo di elite che possa permettersi i costi sanitari (oltre 500 euro per una famiglia di 4 persone) e costi di trasporto già saliti alle stelle?".

Palmerio Sanna

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"Cara Unione, ogni anno vengo in Sardegna per le vacanze estive e ho già fatto il biglietto della nave per il giorno 4 giugno. Non capisco questa disposizione del certificato di negatività: dato che siamo sul territorio italiano ci dovrebbero essere le stesse disposizione su tutto il territorio, perché in caso contrario all'arrivo nei porti in continente per la stessa ragione andrebbe richiesto il documento sanitario a quelle persone che vengono dalle regioni che lo richiedono per l'arrivo. Mi sembra una forzatura che andrebbe verificata e anche anticostituzionale essendo la Sardegna sul territorio Italiano".

Marco Battaglini

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"Cara Unione,

il presidente della Regione Sardegna, con l’intento di salvaguardare la salute dei suoi concittadini, sta disperatamente cercando una soluzione che gli consenta di uscire dal 'cul de sac' dove si è volontariamente infilato.

Egli sa perfettamente che ogni sua proposta non riesce a trovare una soluzione tecnica e organizzativa valida, perché continua a pretendere che i turisti eseguano dei test che né in Italia né tantomeno all’estero sono disponibili anche con i costi a carico dei privati.

Come può pretendere esami che i servizi sanitari delle altre regioni non intendono fornire per svariati motivi (in questo supportati dal ministero della Sanità)?

Fra l’altro, nell’ipotesi di test con costi a carico dei richiedenti, lui indica il rimborso con sconti che le strutture ricettive dovrebbero offrire (ma poi chi rimborsa i proprietari delle strutture?) in alternativa con vouchers per l’acquisto di prodotti tipici della Sardegna (anche qui: chi rimborsa i vouchers ai commercianti?).

In questa frenetica attività per dimostrare che vuole mantenere la Sardegna Covid free, dimentica casualmente di parlare dei residenti che a partire dal prossimo 3 giugno potranno viaggiare da/per l’Isola.

A queste persone che viaggiano per svariati e giustificati motivi (lavoro, studio, sanità, vacanza) verrà chiesto il fatidico passaporto per poter rientrare? E se, come succede a molti professionisti e lavoratori, i viaggi sono frequenti nel mese dove, come e quando dovranno procurarsi il fatidico documento? E anche costoro saranno rimborsati con voucher utili a comprare pecorino?

Se veramente sarà chiesto il passaporto e se dovesse essere chiesto solo ai turisti c’è da domandarsi come si fa a garantire una Sardegna Covid free (se ben ricordo il paziente zero era un commerciante sardo in viaggio per lavoro).

Solinas ha veramente pochi giorni per identificare una soluzione che tuteli tutti, residenti e turisti. Ma deve essere una soluzione che preveda una stretta sorveglianza del territorio isolano senza la pretesa di coinvolgere i servizi sanitari di altre regioni o (peggio) di Stati esteri che hanno priorità diverse nella gestione della pandemia.

Le scelte richieste alla classe politica in questo preciso momento storico sono la cartina di tornasole per le qualità dei governanti ai quali è richiesto coraggio e saggezza senza retorica e senza tornaconto politico".

Angelo Spinelli

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"Cara Unione, sono proprietario di una casa nella vostra bellissima isola. Vorrei partire tra una decina di giorni e la situazione è la seguente: l'esame sierologico va dalle 25 alle 50 euro, e può indicare se si è negativi o positivi. Se si è positivi si passa al tampone faringeo, anche gratis, attraverso i tamponi drive-in. Vorrei dire al Presidente, che i tamponi si fanno solo se risulta positivo il sierologico. In questo caso si rimane in quarantena e addio vacanza. Ma ci vuole tanto a optare per i test sierologici? Risultati quasi immediati max 48 ore. Il tampone non si fa se uno lo richiede, serve la ricetta medica solo se i test sierologici sono positivi. Non il contrario. A proposito, se non si può usufruire della propria casa, l'imu a giugno, si paga?"

Nicola Forgione

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"Cara Unione,

io sono amante della Sardegna a tal punto che ho acquistato casa.

Avevo programmato una visita a Pasqua, una settimana a giugno, quattro giorni a luglio e tre settimane in agosto, e quattro giorni a settembre.

Premetto che sono di Milano e comprendo perfettamente che tutte le precauzioni prese in questi mesi sono necessarie e le condivido pienamente.

Ma ad oggi, nella seconda fase e con nuove regole, bisogna fare un distinguo tenendo presente la situazione dei proprietari che hanno diritto per manutenzione o qualsivoglia motivo di recarsi a casa loro quando vogliono senza essere sottoposti ogni volta a test inutili e con regole indefinite.

Test inoltre che in occasione di viaggi ripetuti andrebbero rifatti in continuazione, con onerose spese a carico nostro.

Nel frattempo leggo che si dà il via a voli privati, assurdo.

Noi proprietari di casa paghiamo ai comuni sardi IMU, Tassa Rifiuti ecc. e non mi pare che da parte della Regione o dei Comuni ci sia stata qualsivoglia proposta di risarcimento per l'inutilizzo forzato degli immobili.

Inoltre, per un'Isola che vive di turismo questa iniziativa del 'passaporto sanitario' credo produrrà un danno enorme a livello turistico/alberghiero anche per la scarsa chiarezza e l'assoluta mancanza di regole con cui è formulata.

Auguro ai sardi che operano nel settore turistico una buona stagione, naturalmente se il governatore della vostra regione ne permetterà la partenza".

S.G.

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"Sono nato a Guspini e miei genitori si sono trasferiti a Torino nel lontano 1961. Sono 5 anni che non torno in Sardegna. A fine anno scorso, con mia moglie, abbiamo deciso che era ora di tornare a fare le ferie sulle spiagge sarde. Abbiamo, quindi, deciso di muoverci per tempo e già a novembre 2019 abbiamo provveduto a prenotare sia il biglietto per il traghetto sia la casa per fine luglio.

Entro giugno dobbiamo saldare sia il biglietto, sia la casa. Quello che vorremmo capire, fermo restando che non ci sia una ripresa dei contagi, quali condizioni porrà il signor Solinas per permetterci di venire in Sardegna, per poterci organizzare adeguatamente, oppure per decidere di cambiare destinazione, rivolgendoci a regioni che abbiano le idee chiare sul cosa fare. Naturalmente, a scapito di coloro che ci hanno affittato l'appartamento a Oristano. Ma forse Solinas preferisce continentali pieni di soldi a sardi che vogliono rivedere l'Isola in cui sono nati.

Grazie per l'attenzione".

Maurizio Ortu

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"Cara Unione,

dopo l’ennesimo annuncio del presidente della Regione, vorrei porre un quesito.

Ma come fa un residente come me, che dovrebbe andare solo a trovare sua madre nelle Marche per una settimana, a procurarsi questo fantomatico certificato di negatività al Covid 19?

E mio figlio che deve rientrare dall’Università e ha il medico a Cagliari? Magari chiedendolo alla guardia medica del posto dove si trova?

Il 3 giugno è alle porte e la confusione è sempre più fitta. E noi residenti, e non turisti, non riusciamo a vedere i nostri cari da Natale... l’autoisolamento vuol dire 14 giorni di ferie o di permesso non retribuito, ma possibile che nessuno affronti il problema? Grazie".

Sandra Massi

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"Credo di essere una tra le centinaia di persone che non hanno capito le intenzioni della regione Sardegna e del suo governatore Solinas.

Faccio una premessa sono sarda e vivo Milano, e oltre a voler passare le mie vacanze in Sardegna il desiderio più grande è quello di incontrare la mia famiglia, quindi lungi da me pensare di avere rimborsi o bonus per trascorrere le mie vacanze e farne una osservazione puramente economica, ma il problema principale è la totale assenza di linee guida. Mio figlio di 14 anni vorrebbe partire finita la scuola e io vorrei accompagnarlo, quale esame devo fare e chi si prende la responsabilità della stesura del certificato di negatività non solo non è chiaro, è sconosciuto! Ma soprattutto senza fare alcuna polemica mi sorge un dubbio, visti anche numerosi commenti e post da social network sul continentale untore, come mai la Sardegna è stata titolata 'zona Covid-free' se non è stato controllato neanche il 10% della popolazione? A breve, a carico nostro eseguiremo i test, quelli che a oggi in regione Lombardia sono disponibili in regime di solvenza, ma che a quanto pare non danno la certezza di alcuna patente di immunità in caso si sia contratto il virus, e di assoluta negatività a vita in caso non lo si sia contratto.

Non so, non salgo sul piedistallo della onniscienza, non sono in grado, non faccio politica e capisco che da nord a sud nessuno abbia potuto prevedere ciò che è successo, anche se la Sardegna in quanto isola avrebbe potuto giocare d’anticipo, però vista la volontà di molti di voler passare la loro vacanza in Sardegna e avendo la volontà di stare alle regole che vengono imposte, sarebbe troppo avere indicazioni precise in accordo con le varie Asl e regioni dello Stivale?

Grazie per la possibilità di esprimere i nostri dubbi e pensieri".

Valentina Liliosa Geromino

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"Cara Unione, sono un ragazzo sardo che vive e lavora in Germania. Quest'estate, finalmente dopo diversi anni, avevo programmato di fare rientro a casa e trascorrere qualche settimana con la mia famiglia e gli amici. Purtroppo, la totale confusione che regna a livello governativo non ci permette di poter pianificare il nostro viaggio. Capisco che la situazione sia in costante evoluzione e che si voglia salvaguardare la salute dei cittadini, ma è arrivato il momento di fare chiarezza e definire delle regole per poter arrivare in Sardegna.

Personalmente sono anche disposto a spendere dei soldi per fare i test necessari pur di tornare a casa, ma fino a che regna questa incertezza ci viene impedito anche di poterci informare al riguardo. Spero arrivino presto comunicazioni certe e regole precise, e non i soliti proclami sterili a cui il presidente ci ha ormai stancamente abituato".

G.A.P.

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"Scrivo da Torino e da una ventina di anni trascorriamo le vacanze estive in un camping di Orosei. A gennaio abbiamo prenotato bungalow e traghetto e sia il camping che la compagnia di navigazione hanno modificato le loro policy di rimborso (grazie ad entrambi per la flessibilità), consentendo la riprogrammazione del viaggio anche il prossimo anno. Ma noi vorremmo andare!

Ora il presidente della Regione vorrebbe questo mitico passaporto sanitario, ad oggi quasi impossibile da ottenere e con scarsa affidabilità a detta degli esperti.

Questa incertezza è frustrante, immagino anche per gli operatori turistici, non vorremmo essere costretti ad altri lidi (in Costa Azzurra ci accoglierebbero a braccia aperte)".

Carmelo Sinatra

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"Sono un milanese doc, sposato con una sarda da ben 43 anni e praticamente venivamo sempre in Sardegna anche per trovare i suoi famigliari. Vorrei capire se confermare la nave pagando per poi non venire perché Solinas impone di sottoporsi all'esame dei tamponi. Qui a Milano potrei anche farli ma costano ben 150 euro a persona, sicuro che poi rimborsa? Oppure il presidente fa così per poi non avere colpe sue? E tutti gli albergatori, ristoratori, i gestori delle spiagge, i negozianti, chi li rimborsa? Lui in persona, visto che potrebbero chiudere?

Sui voli privati per ricchi, sappia che la Sardegna non è la Costa Smeralda ma è composta anche da tutti i sardi che tornano a casa da genitori e parenti.

Spero vivamente che cambi idea altrimenti potrebbe essere un grande fallimento"

Antonio Passoni

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"Cara Unione,

sono un medico milanese affezionato e assiduo frequentatore della Sardegna dove posseggo una casa, in Gallura, dal 1970.

Quest'anno, ad oggi, non ho potuto raggiungere i vostri meravigliosi luoghi causa il noto grave problema che ci ha colpito da febbraio.

Con l'avvicinarsi della stagione estiva osservo con rammarico la confusione che regna sovrana ovunque, soprattutto quella da parte delle Autorità Regionali Sarde, in testa il Governatore Solinas, che pretenderebbero il possesso, da parte dei turisti e non solo che volessero raggiungere la Sardegna, del cosiddetto Passaporto Sanitario che attesti la negatività al virus.

Detta documentazione comprenderebbe l'esecuzione del tampone naso faringeo, richiesto in un primo tempo ed attualmente il test sulla saliva, pochi giorni prima della partenza. In data odierna leggo, sempre sulla vostra testata, un articolo del Dott. Stefano Del Giacco che caldeggia l'iniziativa.

Mi domando se i responsabili della Regione Sarda, spero perfettamente al corrente del problema, si rendano conto dell'impossibilità di eseguire sia il tampone naso faringeo (non autorizzato dalla Regione Lombardia e da altre regioni del Nord ai privati cittadini senza sintomi anche a pagamento) sia il test salivare ancora in fase di validazione e non ancora in produzione.

Comprendo le preoccupazione delle Autorità Sarde ma un atteggiamento simile oltre ad allontanare per questo anno i turisti, impossibilitati a prenotare ed organizzarsi e quindi a rivolgersi ad altre regioni per il soggiorno estivo, inevitabilmente danneggerà in modo irreparabile l'economia dell'Isola azzerando totalmente il turismo vacanziero".

Dr. Luca Petrocchi

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"Cara Unione,

scrivo da Treviso,

l’anno scorso ho portato a Villasimius la mia piccola barca a vela che uso come se fosse la mia casa per le vacanze. Avevo programmato già Pasqua e altri 3 we tra maggio e giugno. E’ ovviamente tutto saltato. Ora il nostro prossimo appuntamento saranno le vacanze lunghe di luglio. Tuttavia le accampate idee del Sig. Solinas stanno seriamente compromettendo i nostri programmi. Ciò che lui richiede è improponibile non solo per i costi ma per l’effettiva possibilità di effettuare le certificazioni. Qui in Veneto i tamponi non si possono fare attualmente a pagamento. La barca richiede manutenzione costante e io non posso pensare di affrontare quarantene e test ogni qualvolta debba recarmi qualche giorno per intervenire. Se il Sig. Solinas sarà perseverante nelle sue assurde idee credo che gli effetti che potrà rilevare saranno devastanti per il turismo e mi vedranno costretto ad abbandonare questa Isola meravigliosa".

Fabio Menon

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"Cara Unione, sono nata e vissuta a Cagliari per 25 anni, attualmente vivo a Trieste, tutta la mia bella famiglia di origine vive a Cagliari, vengo regolarmente in Sardegna per stare con mia madre, mi è stato annullato il volo per le festività Pasquali, è stato un grande dolore, bensì compreso con tanto rispetto visto che nessuno poteva immaginare l'evolunione della situazione "COVID".

Oramai tutti sappiamo quali sono le regole (mascherina, rispetto della distanza, igiene delle mani ecc.)

A questo punto chiedo veramente di non tenermi ancora reclusa vista la necessità di stare con mia madre che ha 92 anni e poter dare il cambio a chi normalmente vive con lei".

Paola Montali

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