#CARAUNIONE

La lettera del giorno

"Emergenza Covid? A Quartu la vita non è cambiata"

"Abusivi nelle piazze, anziani a passeggio, signore in fila a comperare il pane, e nessuno fa nulla"
quartu (archivio l unione sarda)
Quartu (archivio L'Unione Sarda)

"Cara Unione,

sono una cittadina di Quartu Sant'Elena e scrivo per condividere con voi le nostre nuove giornate dopo i provvedimenti presi a causa del COVID-19.

Anche ieri mattina, 21 marzo, io e il mio compagno ci siam svegliati presto per iniziare la nostra giornata in casa. Aprendo la finestra della camera da letto, scopriamo che a Quartu, in piazza IV Novembre, la vita non è cambiata per nessuno.

Un sacco di macchine che sfrecciano tra vicoli e rotatorie, anziani ovunque che, protetti dalla loro mascherina, si raccontano le loro lunghe e complicate vite sulle panchine. Signore in fila a comprare il pane che, vedendo il solito buon venditore abusivo di frutta e verdura, (fermo sotto la mia finestra, o in giro per le strade a cercare un punto dove fermarsi) gli chiedono quali sono le bontà della giornata.

A Quartu la persone non amano stare distanti e il Comune approva le loro decisioni. Se hai qualche tipo di problema o di lamentela, il Comune ti dice di chiamare la Polizia Municipale. Se chiami la Polizia Municipale, loro arrivano subito, o quasi, si fermano a scambiare due parole con tutti quelli che stanno contravvenendo alle regole del provvedimento e poi vanno via.

Se la Polizia Municipale non risponde, per le troppe chiamate, potreste provare a contattare i Carabinieri che, in maniera totalmente gentile ed educata (è vero) ti dicono di contattare la Polizia Municipale perché sono loro che sanno chi può vendere su suolo pubblico, senza mantenere le distanze, nei punti dove preferiscono. Allora tu provi a contattare, di nuovo, la Polizia Municipale che ti accoglie gentilmente e ti dice che manderà qualcuno a controllare. Ma noi quel qualcuno non lo abbiamo visto.

Continuiamo a vedere abusivi che vendono la loro merce ai clienti fidati, tutti insieme sotto lo stesso tendone, prendendo il cibo con i guanti, a mani nude, dopo essersi fumati una sigaretta, aver tossito, aver mangiato una pasta. Continuiamo a vedere ragazzi che camminano insieme, adulti con finte buste della spesa che vanno sempre a fare la spesa.

A Quartu, se vuoi farti sentire, devi urlare. Urlare dai balconi. Urlare dalle finestre. Urlare agli organi preposti. Urlare e sentirti dire che sei uno scemo perché stai urlando. Urlare al nulla, che forse ti ascolta di più. Perché in una situazione di emergenza, non bastano gli ashtag e la bontà di cuore. In una situazione di emergenza serve che, gli organi statali proteggano coloro che sono a rischio. A rischio contagio. A rischio ignoranza. Perché subire l'incoscienza della popolazione, ha lo stesso tasso di rischio di un contagiato in treno. Non servono le belle parole, non serve questa finta unione nazional-popolare.

Serve mettersi in pericolo per essere ascoltati. Provare da soli a mettersi contro le persone che se ne fregano, che sono intoccabili, che ti minacciano. Loro, che sono in torto, minacciano te perché sei solo. Solo a combattere la guerra di tutti. Solo a proteggere i tuoi cari a rischio, solo a sperare di poter tornare presto a casa per abbracciare i tuoi genitori che non vedi da un anno.

Auguro a voi tutti un buon lavoro, e che queste giornate siano migliori per tutti".

Lettera firmata* - Quartu Sant'Elena

(*le generalità, a conoscenza della redazione, vengono omesse nel rispetto della privacy e secondo la normativa vigente)

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