#CARAUNIONE

La lettera del giorno

"I medici che rifiutano la Sardegna, e il triste declino della sanità sarda"

Lo sconcerto e l'amara riflessione di un medico per anni in prima linea nelle strutture dell'Ogliastra
immagine simbolo (archivio l unione sarda)
Immagine simbolo (archivio L'Unione Sarda)

"Cara Unione,

ha fatto scalpore la recente notizia del rifiuto, da parte di quattro medici ortopedici, della assunzione in ruolo, per il fatto che la sede loro assegnata era l'Ospedale di Lanusei.

E non è l’unico episodio, perché analogo rifiuto è stato opposto da alcuni altri medici che hanno declinato l'Ospedale di Nuoro. Dopo tutte le traversie che la Sanità nazionale, e quella sarda in particolare, ormai da anni sta attraversando, caratterizzate soprattutto dalla carenza di personale medico e infermieristico che hanno fatto scadere il diritto alla salute a livelli di guardia, mancava all'elenco delle vicende incomprensibili anche questa: il rifiuto del lavoro retribuito a tempo indeterminato.

Quando qualche anno fa una mia figlia, medico fisiatra, e mio genero, medico ortopedico, in assenza di occasioni di lavoro in Sardegna, parteciparono a vari concorsi e vinsero in due ospedali diversi in Piemonte e decisero di partire, ero felice perché ero convinto che scegliendo il lavoro avevano fatto la scelta giusta. Tre anni fa analoga decisione fu presa da un altro mio figlio super laureato e specializzato in altra disciplina. Una mattina, con atteggiamento determinato ma sereno, mi confidò di non voler più sopportare la precarietà della vita universitaria nella quale operava e di voler andare via destinazione Spagna, Barcellona. Vedendo il mio sconcerto e consapevole della amarezza che provavo mi convinse con un sorriso e con un ragionamento ineccepibile: 'Per raggiungere Barcellona in aereo impiego un terzo del tempo che tu impiegavi per raggiungere l'Ogliastra da Cagliari quando iniziasti la tua attività professionale'. Sono medico anch'io, e sono trascorsi 50 anni dal giorno della mia laurea, nel 1968.

Quando nel mese di Luglio dell'anno 1970, appena congedato dal servizio militare svolto come Ufficiale Medico mi si offrì l’opportunità di un lavoro in Ogliastra non esitai un attimo e accettai l’incarico. Non sopportavo l'idea che io, assistente universitario nell'allora mitica Clinica Medica 'M. Aresu' di Cagliari, potessi gravare sulle risorse della mia famiglia contadina per continuare a coltivare il sogno di una carriera universitaria. Per alcuni anni ho svolto il lavoro di medico condotto e ufficiale sanitario in alcuni paesi, compito gravoso ma formativo. La assenza, in quel tempo, di strutture specialistiche ambulatoriali nel territorio, induceva il medico delle comunità ad accrescere le proprie conoscenze professionali per poter far fronte, in totale solitudine, alle situazioni cliniche più disparate. Può sembrare banale che oggi dica che mi procurava una grande soddisfazione il fatto di essere partecipe del piano di lotta vaccinale per sconfiggere la Poliomielite avviata con l’adozione del vaccino Sabin. Dopo alcuni mesi ritornai alla medicina ospedaliera, venni assunto dall’Ente che gestiva gli ospedali periferici della Sardegna e optai per l’ospedale di Lanusei. Confesso che quella scelta fu dettata dal fatto che mi ero innamorato dell’Ogliastra, e non solo. L’ospedale era totalmente sguarnito di servizi specialistici e si avvaleva dei reparti di Medicina, di Chirurgia e dei servizi di Ostetricia e di Radiologia. Gli organici di medici in ogni settore erano spaventosamente carenti, non esisteva un organico di pronto soccorso e il servizio veniva assicurato dal medico di guardia dei due reparti citati. I turni di guardia erano di ventiquattro ore e spesso capitava di dover svolgere due turni di guardia di seguito. Era un ospedale di frontiera, anche allora sede poco gradita ai medici. Questo non mi ha impedito di aggiornarmi, di frequentare i luoghi della cultura medica, di conseguire le 'idoneità nazionali' ai ruoli di Aiuto e di Primario, come imponeva allora l’ordinamento della organizzazione ospedaliera per poter partecipare ai concorsi relativi ai due livelli citati. Mi sono impegnato a fondo e ho contribuito alla crescita dell’Ospedale di Lanusei.

Volgendo indietro lo sguardo della memoria con intimo compiacimento rivedo quello che è avvenuto nei decenni passati. Partendo dai reparti di Medicina Interna, di Chirurgia Generale, di Ostetricia e Ginecologia e di Pediatria la struttura ospedaliera si è arricchito di reparti e servizi essenziali: Rianimazione, Cardiologia, Unità Coronarica, Nefrologia e Dialisi Ortopedia, Pronto Soccorso autonomo,Fisiatria e Riabilitazione, Radiologia dotata delle più moderne strumentazioni. Nell’ultimo periodo del mio servizio attivo con soddisfazione potevo sostenere nelle sedi opportune, e senza che nessuno obiettasse, che l'Ospedale di Lanusei era un 'ospedale di frontiera, di emergenza, d'avanguardia'.

Non mi illudo che queste considerazioni possano bastare per convincere qualche medico ad accettare la sede di Lanusei, ma penso che possano essere utili per cancellare qualche pregiudizio".

Carlo Corda - Medico

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