La ripartenza non è in dubbio, ci sarà. Ma guai a sbagliare strategie. Le tattiche possibili si contano sulle dita di una mano: cinque punti cardini che non possono mancare nell'agenda dei produttori vitivinicoli sardi e del Sistema Sardegna. Primo: la via del mercato estero a cui è strettamente legato il secondo tema, le dimensioni delle azienda. Terzo pilastro: target puntato sulla fascia alta del mercato. Quindi, sinergie tra ristorazione e turismo, vitale per la Sardegna; infine, massimi sforzi su e-commerce e digitale. Se poi si dà un'accelerata sul fronte infrastrutture e sostenibilità, il quadro appare completo. Eccola la risposta al quesito, non facile, "Il settore vitivinicolo in Sardegna: quali sfide per tornare a crescere?", affrontato martedì 3 novembre nel webinar organizzato da Banca Intesa Sanpaolo e a cui hanno partecipato online numerosi produttori sardi, direttori di aziende vitivinicole dell'Isola, esperti e operatori del settore.

Vigne cannonau (foto archivio L

IL CONTESTO "Non basta fare un buon vino e la Sardegna è da diversi anni su questo solco, ottenendo ottimi risultati sulla qualità", attacca Pierluigi Monceri, direttore regionale Banca Intesa Sanpaolo per Lazio, Sardegna, Sicilia, Abruzzo, Molise. "Vanno affrontati importanti temi per valorizzare e promuovere meglio un'agricoltura di qualità, un agroalimentare che in alcuni ambiti rappresenta livelli da eccellenza, penso ai vini e ai formaggi sardi. Infine è necessario concentrarsi sulla parte enogastronomica dove la Sardegna ha ampi spazi di miglioramento". Agricoltura, agraolimentare e ristorazione per chiudere il cerchio. C'è da lavorare e c'è da agire subito visto il contesto difficile come hanno sottolineato Fabrizio Guelpa, respondabile Sr Industry&Banking reserch di Intesa San Paolo e Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea: "Pesa una situazione di incertezza su presente e futuro a livello globale - ha precisato Borriello - la recessione dell'export, la minore domanda di importazione comporta una diminuzione della nostra capacità di esportare nell'agroalimentare come nel settore vino". Borriello punta il dito sul ritardo cronico delle infrastrutture, "argomento centrale per dare valore alle imprese". E massima attenzione alla grande distribuzione, aggiunge Guelpa "importante veicolo per i prodotti italiani e per rafforzarli nel mondo".

Vermentino (foto archivio L

I MERCATI Sui mercati esteri il sistema Sardegna, in situazioni di normalità, risponde con un certo brio. "Nell'ultimo decennio, 2009 - 2019, le esportazioni di vino sardo - rileva ancora Monceri - sono cresciute del 30 per cento . Germania e Usa i primi Paesi di destinazione con ottimi margini di crescita anche per l'export orientale". Ma il contraccolpo Covid che si è fatto sentire nel primo semestre di quest'anno, è rilevante. "La Sardegna è tra le regioni italiane che maggiormente ha risentito degli effetti della pandemia, con quasi tutti i mercati di destinazione in calo". I dati elaborati dagli analisti di Intesa Sanpaolo parlano di un -15,4 per cento. "La ripartenza deve puntare sui mercati esteri - riprende Monceri ricordando che l'Italia detiene «il 20,2 per cento delle quote di mercato mondiale sul vino. Il secondo esportatore in valore".

LA QUALITA' Se è vero che in quantità, la quota di export diminuisce, ciò significa che su minore massa "il valore economico del nostro export in vino è in aumento". E la Sardegna non fa eccezione. La conferma arriva da Renzo Cotarella, ad Marchesi Antinori: "Il vino sardo ha fatto negli ultimi 30 anni un grande lavoro di riqualificazione e valorizzazione del prodotto, anche grazie all'opera di Giacomo Tachis. Oggi in Sardegna ci sono aziende importanti come Argiolas, Capichera, Sella&Mosca e importanti cooperative sociali come Santadi, apprezzate in contesti internazionali". La qualità fa la differenza se ben valorizzata. "L'Isola produce una quantità di vini Dop e Igt che la pone al settimo posto in Italia con l'82 per cento della produzione regionale (68 è la media nazionale)", riprende Monceri. In euro ha significato un impatto economico di 137 milioni nel 2018 (+20 per cento rispetto al 2017). Spazi di mercati più ampi sia per vini fermi che per gli spumanti con prodotti di qualità, come attestano anche le associazioni professionali deputate a degustare e valutare il vino.

LA CARTA TURISMO Il rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2020 evidenzia come il 53 per cento dei villeggianti intervistati sceglie il binomio viaggio/degustazione. Nel 2018 gli stranieri in vacanza nella Penisola hanno acquistato oltre 70 milioni di bottiglie di vino. Se questo è il quadro nazionale va detto anche che nell'Isola la presenza di servizi di accoglienza nelle aziende vitivinicole (50 per cento) è inferiore alla media nazionale (66 per cento). Eppure la risorsa natura in abbinata al sistema generale dell'accoglienza non manca come rileva ancora Monceri: "La strada giusta è indicata ancora una volta dalle potenzialità del mondo agricolo sardo, dall'agroalimentare e l'enogastronomia", ribadisce. "Bisogna potenziare l'offerta turistica dell'Isola che porta maggior valore quando riesce a coniugare il suo volto di paradiso balneare con l'enogastronomia attraverso i circuiti dell'accoglienza".

E COMMERCE, WEB La Rete e l'informatizzazione dei sistemi produttivo possono essere fondamentali per la ripartenza. "Il settore food che può avere qualche difficoltà trova un ottimo strumento di aiuto e rilancio nell'e-commerce. Un tema non banale, con opportunità importanti". E poi il settore della ottimizzazione e digitalizzazione della gestione aziendale. "Sono strumenti di lavoro diffusi quando le aziende entrano nel passaggio generazione", continua Monceri. "E correlati anche al tema dimensionale, più sei piccolo e meno percepisci il valore di certi servizi". Ma per stare sui mercati globali e reggere la sfida bisogna essere grandi, terreno su cui ancora c'è da lavorare tanto, in Italia ma soprattutto in Sardegna.

LA SFIDA DA VINCERE "Nonostante la grave emergenza possiamo e dobbiamo metterci in condizione di guardare al futuro con un po' di ottimismo", auspica Renzo Cotarella. "In questi tre mesi, da metà giugno a settembre siamo riusciti a migliorare le performance. Dobbiamo cambiare non solo le infrastrutture ma il Modello del nostro Paese . La reazione dovrà dimostrare maturità, consapevolezza e dovrà contenere molta passione, l'amore giusto per un Paese a cui si vuole bene". Cotarella è poi tornato sul tema delle dimensioni aziendali necessarie per un mercato estero: "I consumi interni è difficile che possano aumentare, forse caleranno. Il vero orizzonte è l'estero. Nota a cui si associa Monceri: "Noi crediamo che dopo la difficoltà si tornerà a crescere e tutto l'agroalimentare è un settore importante. Bisogna cominciare a lavorarci da subito. Nei momenti difficili - ha concluso - si raccolgono le energie e si riparte in modo più determinato".
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