Insegnante. Artista. Soprattutto interprete creativa di un mondo ammantato d’incanto. Marzia Masala, nuorese, ha esportato ad Arzachena, dove è docente in una scuola media, in Italia e all’estero il suo indiscusso talento. Nata nell’Atene sarda il 10 settembre di 52 anni fa, è un'artista visiva, fotografa e videomaker, con un percorso focalizzato sull'indagine del paesaggio, della memoria e dell'identità, in particolare della sua terra d'origine. La sua ricerca artistica, spesso di stampo concettuale, utilizza foto e video per esplorare le relazioni tra uomo, natura e storia. I suoi lavori si caratterizzano per un'attenzione meticolosa ai dettagli, ai segni del tempo e alle stratificazioni della memoria collettiva.

Visioni simultanee 2025, un'opera di Marzia Masala (foto concessa)
Visioni simultanee 2025, un'opera di Marzia Masala (foto concessa)
Visioni simultanee 2025, un'opera di Marzia Masala (foto concessa)

Dopo gli studi artistici, ha sviluppato la sua pratica attraverso workshop e residenze d'artista. La sua opera si caratterizza come una riflessione profonda sul paesaggio sardo, non in senso puramente descrittivo, ma come “testo” da decifrare, carico di tracce archeologiche, culturali ed esistenziali. Per lei il territorio è «un archivio di storie e tradizioni». Indaga i luoghi abbandonati, sulle tracce umane e sul passato. Studia il concetto di identità, personale e collettiva, in relazione ai luoghi. Ha esposto i suoi lavori in numerose mostre personali e collettive, sia in gallerie private che in spazi pubblici e museali in tutta Italia. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. «La sua arte, sostengono i critici, è un invito a un’osservazione lenta e meditativa, lontana dagli stereotipi, che rivela la complessità e la poesia nascosta del paesaggio e della cultura sarda».

Tra le aule e nelle gallerie d’arte dà vita a fenomeni di espressività suggestiva. Accattivante. Nell’ottobre scorso ha deciso di ricreare il fascino estemporaneo di due dei costumi più rappresentativi della Sardegna, quelli di Nuoro e di Oliena, trasformandolo in una inesauribile fonte di ispirazione nella realizzazione di abiti contemporanei, alla moda ma con nell’anima una storia millenaria. Interprete, «nel solco dell’operazione lanciata dallo stilista di Alghero Antonio Marras con le creazioni presentate nelle più prestigiose rassegne mondiali», un gruppo di ragazzi dell’istituto comprensivo Arzachena 1 guidato da lei e da un’altra insegnante, Ilaria Attuoni, che si è posto l’ambizioso obiettivo di coniugare la tradizione più autentica con le frontiere più avanzate delle tecnologie della moda con un occhio di riguardo al rispetto dell’ambiente e all’etica produttiva.

«Il corso di fashion design – racconta Marzia Masala – ha impegnato diciannove ragazzi della scuola smeraldina in una sfida affascinante, ancorché irta di difficoltà. Il prodotto finale saranno degli abiti donna e uomo che manifestano nell’evidenza estetica, ma anche nell’intrinseca qualità dei materiali utilizzati, l’impronta ancestrale della Sardegna e lo slancio verso gli infiniti territori dell’arte».

Un abito creato da Marzia Masala (foto concessa)
Un abito creato da Marzia Masala (foto concessa)
Un abito creato da Marzia Masala (foto concessa)

L’iniziativa è nata su basi solide. «Il corso – dice Masala - è partito dallo studio dei motivi classici dei costumi sardi: fiori e farfalle, piante autoctone, il mare e gli straordinari paesaggi dell’isola per approdare alla trasfigurazione in simboli carichi di idealità e di senso artistico. Alcune delle ore di insegnamento (27 in tutto, da marzo a maggio dello scorso anno) sono state dedicate alla scelta dei materiali, privilegiando quelli di origine naturale, non diversamente da quanto avveniva secoli fa nella realizzazione negli sgargianti abiti della festa della ricchissima tradizione della Sardegna. Creando ognuno il proprio percorso creativo che parte da un bozzetto per arrivare al prodotto finito, i ragazzi di Arzachena hanno potuto infine confrontarsi col frutto delle loro fatiche esponendo le loro realizzazioni agli altri studenti. L’obiettivo generale dell’iniziativa didattica è stato quello di stimolare la fervida fantasia degli adolescenti che in questa affascinante sfida, in primo luogo con sé stessi, possano scoprire i confini della loro creatività».

Il saggio finale, con gli stessi ragazzi in passerella al teatro Ama di Arzachena, è stato arricchito dalle musiche del gruppo musicale nuorese Menhir. L’artista ha firmato e dipinto con il marchio “Arte da indossare” gli stessi abiti, donati da Annarita Demontis, una bidella della scuola della cittadina gallurese, originaria di La Maddalena.

Da dicembre dello scorso anno a pochi giorni fa Marzia Masala è stata artefice - sempre all’Ama di Arzachena – di una personale, “Il giardino delle ombre. Paesaggi e personaggi immaginari”, che ha spaziato tra pittura, grafica, moda e scultura, in un dialogo tra interiore e universale. Quattro sezioni distinte ma connesse: dipinti, grafica, moda e scultura. Il lavoro spazia tra la memoria degli affetti familiari e l’invenzione. Il titolo stesso, Il Giardino delle Ombre, dove l’ombra è presenza, accompagna la narrazione, intrisa di ricordi ma proiettata al futuro a un tempo. «Intendo l’arte come archeologia dell’intimo – sottolinea l’artista nuorese – frutto di un lavoro antropologico che scava nell’intimo delle persone, cogliendone il valore e l’essenza».

Da bambina amava disegnare («fin dalle Elementari a Monte Gurtei) ma non avrei pensato, allora, di arrivare a tanto. I programmi futuri sono ambiziosi. «Tra la prossima primavera e l’estate esporrò a Venezia, nel quartiere Castello». Perché Marzia Masala vuole essere un’artista senza confini e barriere.

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