Presenza di minori tra residenti, 3 capoluoghi sardi ultimi in Italia
La Sardegna è la regione con la quota di giovani 0-14 più bassa in Italia. Solo tre i centri sardi dove l’incidenza dei minori è superiore al 18%: Buddusò, Sagama e TalanaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sempre meno nascite in Europa, con picco negativo in Italia e una situazione drammatica in Sardegna (in particolare in alcuni centri isolani). Da questa constatazione si parte per analizzare anche l’attenzione che si ha nell’ascoltare i giovanissimi. E quel che emerge dall’analisi della Fondazione Openpolis non è certamente delle migliori.
Crollo delle nascite
<L’intero continente europeo registra da tempo un forte calo delle nascite in diversi paesi. In questo contesto, l’Italia è uno di quelli dove si rileva un calo costante del tasso di fecondità: dal 1970 al 2024 si è passati da 2,38 parti per donna a 1,18>, rilevano gli esperti. Naturale quindi che lo squilibrio demografico tra i minori e gli anziani diventi sempre più preoccupante. <Stando ai dati Istat del 2025, per ogni minore di età compresa tra 0 e 14 anni ci sono circa 2 anziani con più di 65 anni. Nel 2005, i minori che vivevano in Italia erano circa 10 milioni, pari circa al 17% della popolazione totale. Nel 2024 i residenti italiani con meno di 18 anni sono circa 8,9 milioni, componendo una frazione piuttosto ridotta della popolazione generale - si legge nel report di Openpolis - Si tratta di un dato che non subisce sostanziali cambiamenti nel momento in cui si analizza a un livello territoriale più granulare. La regione dove l’incidenza è maggiore è quella del Trentino-Alto Adige (17,3%), seguita da Campania (16,8%) e Sicilia (16,2%). Quote più basse si rilevano invece in Molise (13,2%), Liguria (13,1%) e Sardegna (12,7%)>.
Capoluoghi sardi: un dramma
Se si analizzano i dati 2024 dei capoluoghi italiani in base all’incidenza dei minori rispetto ai residenti in fondo alla classifica ci sono ben tre città sarde: Cagliari con l’11,2% (16.480 residenti 0-17 su 147.411), Oristano con l’11,1% (3.350 su 30.287) e Carbonia con il 10,7% (2.770 su 25.971). Iglesias è all’11% (2.740 su 24.908), Nuoro è al 12,3% (4.14 residenti 0-17 su 33.622), Sassari al 12,7% (15.370 su 121.085), Sanluri al 12,3% (993 su 8070), Lanusei al 12,8% (641 residenti 0-17 su 5024), Tempio al 12,2% (1.610 su 13.133). Olbia in Sardegna è invece il capoluogo con il migliore indice: 15,8% (9.690 su 61.481).
Tanto per fare un raffronto con gli altri capoluoghi italiani, in vetta spiccano Crotone (17,2%), seguito da Andria, Palermo e Catania, tutte e tre al 16,8%.
Gli altri centri sardi
Il report Openpolis permette anche di avere una panoramica su tutti i comuni. Tra i centri più popolosi dell’Isola (esclusi i capoluoghi di provincia) c’è Quartu Sant’Elena dove l’incidenza dei minori sul totale dei residenti si attesta al 12,7% (8.670 residenti 0-17 su 68.509), poi Alghero all’11,6% (4.920 su 42.281), Selargius al 13% (3.700 su 28.437), Assemini al 14% (3.600 su 25.762), Capoterra al 14% (3.230 su 23.130), Porto Torres al 13,8% (2.910 su 21.041), Sestu al 15,3% (3.180 residenti 0-17 su 20.792).
In controtendenza
Sono tre i centri sardi dove l’incidenza dei minori sul numero di abitanti è superiore al 18%. Buddusò al 18,3% (648 minori su 3.542 residenti), Sagama con il 18,1% (34 su 188) e Talana al 18% (172 su 957). Bene anche Girasole al 17,7% (242 su 1366), Mamoiada al 17,2% (412 su 2.389) e Loculi al 17% (83 su 489). <Sono 2.731 i comuni italiani in cui l’incidenza dei minori è pari o superiore alla media nazionale. Di questi, 90 registrano una percentuale maggiore o uguale al 20%. I territori dove ci sono più minori in relazione alla popolazione residente sono Rocca de’ Giorgi, in provincia di Pavia, con il 28,9% e Plati, a Reggio di Calabria, con un’incidenza del 27,5%. Sono entrambi due comuni piccoli, rispettivamente con 45 e 3.747 residenti>, si legge nel report.
L’ascolto dei minori
Stabiliti i numeri, gli esperti di Openpolis rivolgono lo sguardo poi sui minori e su come loro vengono ascoltati dalla società. Anche perché, sottolineano, <L’attenzione ai bisogni dei minori passa necessariamente per l’ascolto delle loro esigenze: partire dal loro punto di vista è infatti un punto di partenza obbligato nella programmazione di politiche pubbliche efficaci che vadano incontro alle loro necessità. Si tratta di un tema fondamentale da porsi, soprattutto alla luce della loro minore incidenza rispetto alla popolazione generale>. Ovviamente alla luce di quei numeri in base ai quali la popolazione minorile in termini demografici sta diminuendo <il rischio da scongiurare è che si verifichi un minor impatto nel dibattito pubblico e sulla società della loro voce, delle loro percezioni e delle loro necessità. Elementi che vanno comunque considerati per favorire il benessere dei minori e incrementare il loro senso di appartenenza nei numerosi contesti della loro vita quotidiana, dalla scuola alla famiglia fino al gruppo di pari>. Alla luce di un’ultima analisi <La popolazione compresa tra i 14 e i 19 anni riporta generalmente un maggiore appagamento sia per le relazioni amicali che per quelle familiari rispetto al resto della popolazione generale. Nel 2024, il 40,1% degli intervistati al di sotto dei 20 anni si dichiarava molto soddisfatta delle relazioni con i propri familiari e il 40,3% di quelle del contesto degli amici. Questi due dati diminuiscono all’aumentare dell’età, mostrando progressive situazioni di isolamento e scontentezza all’interno della popolazione più anziana>.
Fiducia nelle istituzioni
Infine un ultimo capitolo riguarda il rapporto tra minori e la fiducia nelle istituzioni. <Secondo gli ultimi dati europei, nel 2024 in Italia il 61% delle persone di età compresa tra 15 e 24 anni ha fiducia nel parlamento europeo e il 42% in quello italiano. Andando però a vedere i dati in un’indagine sulla gioventù si ottiene un quadro più sfaccettato: il 21% dei giovani italiani ha dichiarato di aver promosso o sottoscritto una petizione (contro una media Ue del 26%) e più bassa ancora l’incidenza di chi ha contattato un politico (7%). Il motivo principale per cui questo accade è perché c’è la percezione di non avere un impatto (31%)>, precisano da Openpolis.
