Se fosse esistito il cinema ai suoi tempi il filosofo tedesco Lessing forse avrebbe aggiornato l’aforisma: “L’attesa per il film è essa stessa il film”. I giorni che precedono l’arrivo sui grandi schermi di Odissea stanno creando interesse in tutto il mondo. Da una parte c’è il nuovo lavoro di Christopher Nolan, uno dei registi più riconoscibili e rivoluzionari del nostro tempo, dall’altra il tentativo di riportare il colossal storico-mitologico al centro della sala. Il cineasta inglese si confronta con Omero dopo aver attraversato quasi tutti i territori del cinema contemporaneo: l’enigma di Memento, la reinvenzione del supereroe con la trilogia di Batman, la fantascienza emotiva e realistica di Interstellar, fino alla vertigine morale di Oppenheimer. È già tempo di anteprima a Londra, mentre il film arriverà nelle sale italiane il 16 luglio. Grande attesa anche per l’effetto scenico: Odissea sarà il primo lungometraggio girato totalmente con tecnologia Imax. Le sale attrezzate potranno garantire immagini e suoni di altissima qualità con schermi avvolgenti per un’esperienza quasi immersiva. Nel tempo in cui lo spettatore è abituato a consumare immagini ovunque, Nolan sceglie di riportarlo al cinema, considerando la sala come elemento unico e insostituibile: il grande schermo, il buio condiviso, l’immagine avvolgente .

Il super cast può giocare una parte decisiva nella riuscita del film. Ci sono premi oscar come Matt Damon (Ulisse), Anne Hathaway (Penelope), Charlize Theron (Calipso) e poi i nuovi astri e coppia nella vita come Tom Holland (Telemaco) e Zendaya (Atena). Robert Pattinson, volto della saga Twilight, è Antinoo, il capo dei Proci. La materia dell’Odissea sembra fatta apposta per l’idea di cinema di Nolan: viaggio, tempo, memoria, colpa, ritorno. “In ogni film che faccio, mi piace lasciare domande o temi irrisolti da portare nel film successivo”, ha detto. “Ulisse è un personaggio molto complesso. Un uomo scaltro e astuto, anche un ingannatore. Se facessimo un paragone con Star Wars, assomiglierebbe a Han Solo”.

La portata della produzione è quella del colossal d’altri tempi, ma con strumenti e ambizioni contemporanei. Le riprese hanno toccato diversi Paesi come Grecia, Marocco, Scozia e l’Italia, con la Sicilia e le sue isole (Favignana su tutte) chiamate a dare corpo a un Mediterraneo arcaico, fisico, tempestoso.

Anche la strategia dell’anteprima londinese ha contribuito ad accendere il dibattito sul film. La casa di produzione Universal avrebbe scelto di non organizzare le consuete proiezioni anticipate per influencer, riservando il primo passaggio dopo la première solo ai critici cinematografici tradizionali. È una decisione in controtendenza rispetto agli ultimi anni, nei quali molti blockbuster hanno incontrato l’effetto immediato dei social: reazioni a caldo, entusiasmo istantaneo, giudizi vaghi e quasi sempre celebrativi. Un meccanismo efficace sul piano promozionale, ma accusato di produrre commenti superficiali, più vicini alla pubblicità che alla critica,

 L’Odissea è un passaggio rischioso nella storia hollywoodiana di Nolan: un film enorme su un mito enorme, chiamato a dimostrare che il cinema spettacolare può ancora essere ambizioso. Le parole di Ulisse-Matt Damon non possono che incuriosire: “È come se avessi girato sei film insieme, ho vissuto un’avventura irripetibile”. Se l’Odissea di Nolan manterrà le promesse, il viaggio di Ulisse potrebbe diventare anche quello del cinema verso una delle sue origini: la meraviglia.

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