Purtroppo le cronache dipingono spesso una realtà fatta di violenze, alcol ed eccessi. Al centro minorenni, anche adolescenti che non arrivano ai 14 anni. E Cagliari e il suo hinterland non sono un’eccezione. Nel weekend prima dell’inizio ufficiale dell’estate, alcuni minori – anche una ragazzina – soccorsi in centro perché completamente ubriachi ma anche una rissa tra giovanissimi. E qualche giorno prima c’era stata l’operazione dei carabinieri con la denuncia di cinque ragazzini tra i 14 e i 16 anni autori di una serie di soprusi su anziani e disabili, trasformati in bersagli di minacce, insulti e atti vandalici. Fino ad arrivare allo scorso febbraio: sempre i carabinieri del comando provinciale avevano identificato 14 minorenni autori di una serie di rapine, furti, pestaggi ed estorsioni ai danni di ragazzini indifesi.

Insomma un’emergenza, con episodi che sembrano in costante aumento. Ma cosa si può fare? Tutti gli esperti sono concordi che l’azione repressiva – ovvia quando vengono commessi dei reati – sia necessaria solo quando i danni sono fatti. Dunque serve un lavoro preventivo, di squadra, che veda in campo tutte le istituzioni. Su questo crede molto il comandante provinciale dei Carabinieri di Cagliari, Luigi Grasso. «Accanto al compito istituzionale dell’Arma di punire chi commette un reato, ho da subito chiesto a tutto il mio personale di lavorare molto sul territorio, cercando anche un confronto diretto con i giovanissimi», ha spiegato. «Abbiamo avviato una serie di rapporti con i Comuni, in particolare con gli uffici dei servizi sociali, con le scuole e con le associazioni. Spesso i ragazzi commettono gesti esagerati per divertimento o noia, non percependo la gravità di quello che fanno. Arrivando, come nel caso dell’identificazione dei cinque ragazzi denunciati tra Cagliari e hinterland, a prendere di mira persone fragili».

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A volte si tratta di minori con delle sofferenze, dei disagi. «Purtroppo registriamo un numero significativo di giovanissimi con problematiche varie e che a causa di queste compiono azioni anche gravi dal punto di vista sociale e penale. Per questo, insieme alle altre istituzioni, siamo attenti al mondo dei giovani nel tentativo di intercettare le loro necessità offrendo dei modelli positivi e dialogo».

Un lavoro complicato che vede impegnati sul territorio numerosi enti: dalle istituzioni alle associazioni, passando per forze dell’ordine, scuole, oratori e specialisti. «Come carabinieri», sottolinea Grasso, «abbiamo il dovere di seguire ogni strada possibile. Anche quella del far avvicinare i giovani alla cultura della legalità e a spezzare il profondo senso di solitudine. Siamo in costante contatto con i Comuni e con gli uffici dei Servizi sociali. E ovviamente con la Procura dei Minori che svolge un lavoro di grande attenzione e sensibilità per adottare strumenti che vadano oltre l’aspetto giudiziario».

Purtroppo spesso la principale “istituzione”, la famiglia, è assente. Per vari motivi e a volte anche senza grandi responsabilità. Per questo un’azione preventiva diventa indispensabile, anche nel raccogliere segnali di disagio provenienti dagli ambienti scolastici. «Siamo impegnati nell’attività di polizia giudiziaria ma diamo la massima priorità all’azione preventiva, prima che il disagio giovanile possa sfociare in episodi anche di livello criminale», ha sempre ribadito il comandante provinciale dell’Arma. «Per questo lavoriamo molto sulla prossimità sociale: chiedo ai comandanti di stazione e a tutto il personale il dialogo con i giovani per prospettare loro modelli di vita positivi. E lo facciamo anche attraverso i carabinieri giovanissimi, appena arruolati, in prima linea per parlare con i ragazzi grazie ai molti punti in comune, all’uso degli stessi codici e delle conoscenze dei social. I risultati ci rincuorano». E l’argomento giovani, che rappresentano il futuro della società, è spesso al centro di incontri istituzionali. Senza dimenticare che gli esempi positivi tra i ragazzi sono numerosi: soltanto se ne parla di meno.

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