Il Mondiale delle “patch”
Sulle maglie dei giocatori impegnati in Nord America con le proprie nazionali ci sono “toppe” personalizzate che raccontano la carriera dei singoliPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un tempo sulle maglie delle nazionali di calcio c’era solo lo stemma della federazione d’appartenenza. Solamente alla fine degli anni ‘90 sono comparsi gli sponsor tecnici. Il divieto per gli sponsor commerciali – al contrario di quanto avviene nel calcio dei club – resta ancora. Poi ci sono le “patch”, le toppe che vengono applicate generalmente sulla manica con il logo della competizione a cui si sta partecipando. Nel Mondiale 2026, in corso in Nord America tra Stati Uniti, Canada e Messico, però ne sono spuntate nuove e tutte diverse a seconda di chi indossa la divisa. In quella dell’Argentina c’è ovviamente la patch centrale, sul petto, dei campioni del mondo, introdotta vent’anni fa (l’Italia fu la prima a metterla sulla propria maglia). Sulla manica, invece, la patch della competizione è dorata perché è una delle selezioni ad aver già vinto un Mondiale: oltre all’Albiceleste, è dorata infatti anche sulle divise di Uruguay, Germania, Brasile, Inghilterra, Francia e Spagna. Se si fosse qualificata, l’avrebbe avuta anche l’Italia. Sulle maglie delle nazionali, invece, è nella versione classica, bianca o nera, a seconda del colore della divisa.
Le patch personali
La novità più importante però è sotto il logo della Coppa del mondo con l’introduzione di patch personali e diverse a seconda di ogni calciatore. La divisa più ricca è senza dubbio quella di Messi. Oltre al logo da campione del mondo sul petto e il logo dorato sulla manica, il numero 10 dell’Argentina può vantare anche la “Legacy Patch”, dedicata a chi ha partecipato ad almeno cinque edizioni della Coppa del Mondo. Oltre a Messi, la possono sfoggiare anche Luka Modric (Croazia), Yuto Nagatomo (Giappone), Manuel Neuer (Germania) e ovviamente Cristiano Ronaldo (Portogallo). Ochoa, il leggendario portiere del Messico, non la avrà perché pur essendo stato convocato per il suo sesto mondiale è sceso in campo solamente in tre edizioni precedenti. Messi ha anche la “Golden Ball Winner’s Patch”, per chi ha vinto il premio di miglior giocatore di un’edizione di una Coppa del Mondo (il pallone d’oro del Mondiale appunto): la “Pulce” lo vinse due volte, nel 2014 (quando perse la finale contro la Germania al Maracanà) e nel 2022 quando finalmente riuscì a trionfare. Nel 2018 vinse invece Modric: anche il centrocampista croato del Milan può fregiarsi della toppa speciale. Poi c’è la “Golden Boot Patch”, riservata ai vincitori della Scarpa d’Oro del Mondiale: vale a dire l’inglese Harry Kane (capocannoniere nell’edizione del 2018 in Russia), il francese Kylian Mbappe (top scorer nell’ultima edizione in Qatar, nel 2022) e il colombiano James Rodriguez (re dei bomber in Brasile nel 2014). Per i portieri c’è invece la “Golden Glove Patch”, riservata ai migliori portieri delle edizioni precedenti e premiati con il guanto d’oro, ovvero l’argentino Emiliano Martinez quattro anni fa, Thibaut Courtois nel 2018 e Manuel Neuer nel 2014. Infine c’è la patch dedicata ai debuttanti: tra i tanti spicca senza dubbio quella sulla maglia di Lamine Yamal.
Per i collezionisti
L’iniziativa non è solamente estetica, ma assume ovviamente un alto valore commerciale. La presenza delle patch era stata annunciata dal presidente della Fifa, Gianni Infantino, in accordo con Topps, l’azienda statunitense che dal 2031 avrà l’esclusiva Fifa di figurine e stickers (ora di Panini). Ecco, proprio in accordo con Topps, le patch vengono rimosse a fine partita dalle maglie (quindi al momento non sarà possibile avere o acquistare le maglie complete) per essere successivamente inserite in carte collezionabili autografate dagli stessi giocatori. Veri e propri pezzi unici per i collezionisti, il cui valore è destinato a schizzare alle stelle.
