L’inverno demografico gela la Sardegna: perderà mezzo milione di abitanti in 40 anni
Il rapporto Istat e la rielaborazione dei dati fatta dall’Acli disegnano un futuro nero per l’isolaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un Paese in retromarcia. È il destino dell’Italia alle prese con l’inverno demografico e la fuga dei giovani, una stagione della storia che scombussola le certezze acquisite. A certificarlo è il rapporto Istat. Se la traiettoria non subirà modifiche di una certa rilevanza, l’Italia perderà quasi quattro milioni e mezzo di residenti entro il 2050. La Sardegna riuscirà a peggiorare il già pessimo dato nazionale (stime Acli su dati Istat): da 1.560.794 residenti attuali «dovranno esserne sottratti 54.762 entro il 2030, mentre nel 2050 i sardi saranno 1.250.000 per poi precipitare nel 2067 sotto il milione». È davvero questo il futuro che vogliamo?
I numeri nazionali
L’Istat lo mette per iscritto nel “Rapporto Italia 2050: sfide e prospettive di una società in transizione”: «La popolazione residente, oggi circa 59 milioni, è prevista in diminuzione a 54,7 milioni entro il 2050, con un calo graduale ma costante nel tempo. Entro lo stesso anno la quota di anziani di 65 anni e più sale al 34,6% (dal 24,3%), quella di individui di 15-64 anni scende al 54,3% (dal 63,5%). Scende di un punto percentuale la quota di giovani fino a 14 anni (dal 12,2 all’11,2%). Una famiglia su cinque sarà composta da una coppia con figli (oggi tre su 10) mentre il 41,1% delle famiglie sarà formata da persone sole (oggi 36,8%)». Lo spopolamento morderà tutta l’Italia, ma con differenze significative: «Nel breve termine si prospetta nel Nord un lieve ma significativo incremento di popolazione (+1,1% annuo fino al 2030). Al contrario nel Centro (-1,3%) e soprattutto nel Mezzogiorno (-4,8%) si preannuncia un calo di residenti. Nel periodo intermedio (2030-2050), e ancor più nel lungo termine (2050-2080), il calo di popolazione sarà invece generalizzato in tutte le ripartizioni geografiche, ma nel Mezzogiorno l’intensità della diminuzione raggiungerà livelli più alti. Nel lungo periodo, la popolazione del Nord potrebbe ridursi di 2,8 milioni di abitanti entro il 2080 ma di appena 200mila se si guarda al 2050. Ben diverso è il percorso evolutivo della popolazione nel Mezzogiorno, la quale nel 2080 potrebbe ridursi di 7,9 milioni di abitanti, 3,4 milioni dei quali già entro il 2050».
Il caso Sardegna
I dati elaborati dal Crei Acli Sardegna sulla base di quelli Istat non spingono all’ottimismo. Nel report curato da Silvia Talana e Vania Statzu si fa il punto: «Rispetto alla media nazionale, la Sardegna presenta una diminuzione della popolazione molto più marcata: il calo di popolazione tra 2024 e 2030 in Sardegna è oltre cinque volte superiore alla stima a livello nazionale (-4,10% contro -0,81%). Nel lungo periodo questa differenza tende a ridursi: lo scarto tra le stime si riduce a circa il doppio se si controlla il dato di confronto tra 2024 e 2080 (-45,74% contro -22,30%)». In prospettiva non è migliore il rapporto tra quanti sono in età lavorativa rispetto a quanti non lo sono più, il cosiddetto indice di dipendenza strutturale: «Nel 2024, 58 persone in età non attiva erano a carico di 100 persone in età attiva: in questo caso, il dato regionale è totalmente in linea col dato nazionale. Il valore dell’indicatore andrà ad aumentare, raggiungendo nel 2050 il rapporto di una persona in età non attiva a carico di una persona in età attiva. Osservando le altre regioni italiane, nessun’altra raggiunge il rapporto 1 a 1, in nessuno dei periodi presi in considerazione». Nasceranno pochi bambini, ecco un altro tasto dolente: «Sebbene le stime vedano una leggera crescita, la Sardegna rimarrà anche in futuro la regione italiana col tasso di fecondità inferiore. Attualmente, il numero medio di figli per donna in Sardegna si attesta al di sotto dell’unità, ben lontano dal valore di rimpiazzo (il pareggio tra nascite e decessi, ndr), pari a 2. Le previsioni mostrano un incremento minimo nei decenni successivi, arrivando al 2080 ad un valore di 1,28 figli per donna, distante dalla media nazionale, sebbene anche questa registri una leggera ripresa, pur mantenendosi sotto il valore di rimpiazzo».
Fin qui le rilevazioni statistiche con le proiezioni per i prossimi decenni. Nulla di immutabile, ammesso che cambino abitudini e prospettive economiche rilanciando un’isola che rischia di affondare in mezzo al Mediterraneo.
