Le vacanze estive non per tutti, il 30% delle famiglie a casa
Aumenta il numero dei nuclei familiari con uno o più minori a carico che non si può permettere di trascorrere le ferie fuori dalla città di residenza. Ecco i dati sardiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non si tratta “solo” di trascorrere un periodo di ferie lontano da casa. Se il 30% delle famiglie italiane con minore a carico non si può permettere una vacanza vuol dire che la soglia di povertà aumenta; vuol dire che la vacanza è ritenuta un lusso; vuol dire che quei minori non hanno la possibilità di vedere e conoscere altre realtà lontane dal loro mondo e questo implica gioco forza una povertà di conoscenza per i bambini.
Una percentuale che supera il 50% addirittura per le famiglie con tre o più figli.
La Fondazione Openpolis ha approfondito questa situazione attraverso i dati disponibili, <per comprendere meglio quanto incide la rinuncia alle vacanze e i fattori di fragilità socio-economica che ne possono essere alla base>.
Sviluppo personale
La considerazione iniziale degli esperti è che <Il periodo estivo non ha soltanto finalità di riposo. Si tratta anche un periodo in cui si fanno esperienze di socialità e apprendimento slegate dal contesto scolastico, che possono portare a una maggiore maturità emotiva e cognitiva dei minori. La mancanza di tali stimoli rischia di aumentare la distanza tra i bambini che beneficiano di certe esperienze durante il periodo estivo e coloro che rimangono a casa a causa di difficoltà economiche. Questa barriera presente per alcuni minori è a tutti gli effetti una sfaccettatura della “trappola della povertà educativa”>.
Anche perché, si sottolinea giustamente, che lo sviluppo di un adolescente (e più in generale di ogni persona) non avviene esclusivamente tra i banchi di scuola: si nutre anche di esperienze quotidiane come le vacanze che, purtroppo, non risultano sempre accessibili in contesti socio-economici più fragili.
Vacanze vietate
È possibile farsi un’idea di questa situazione <considerando i dati Istat elaborati nell’ambito dell’indagine sulle condizioni di vita, che mira a ricostruire il quadro sui redditi e le situazioni di povertà, esclusione sociale e deprivazione presenti nel nostro paese – si precisa nel report di Openpolis - Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore dichiara di non aver potuto permettersi di fare almeno una settimana di vacanze lontano da casa. Un’incidenza simile a quella delle famiglie con due figli a carico (31,5%). Il dato aumenta a 53,3% quando invece sono tre o più>.
Valori in crescita rispetto al 2024, a testimonianza di un fenomeno che purtroppo con il trascorrere del tempo abbraccia sempre più famiglie italiane. <Tra le famiglie con 2 figli minori, l’aumento è di circa 1,5 punti percentuali. Un valore che cresce a 5,1 nel caso di un figlio e a 8,9 quando sono 3 o più. Storicamente, le famiglie più numerose presentano più frequentemente difficoltà a permettersi almeno una settimana di ferie. La percentuale di nuclei familiari numerosi più alta si rileva nel 2012 (61%). Per quanto riguarda invece le famiglie più piccole, gli andamenti sono più o meno simili tra di loro. Anche in questi casi, il picco maggiore si registra nel 2012 (50,2% un figlio minore, 49% invece con due)>, si legge nel report.
Un fenomeno complesso
La premessa, (che non si tratta “solo” di vacanza) è fondamentale per non sottostimare questo problema. <La letteratura scientifica di riferimento (si veda Unicef, 2012) richiama spesso l’importanza di non perdere di vista la dimensione umana dietro ogni rilevazione: il dato è infatti il risultato di testimonianze reali e dirette di genitori chiamati a descrivere la condizione socio-economica del proprio nucleo familiare. Ammettere di non riuscire sempre a soddisfare i bisogni dei propri figli può attivare dinamiche psicologiche che incidono anche sulla piena sincerità delle risposte>, sottolineano infatti gli esperti. E così, per avere un’idea di quanto la deprivazione possa incidere sulle famiglie con minori è possibile avvalersi di ricostruzioni Istat avvenute nel contesto delle statistiche sperimentali.
Famiglie monoreddito
Tra i fattori più importanti che determina una maggiore fragilità economica delle famiglie è quello legato a un’unica fonte reddituale e alla presenza di figli piccoli.
<È possibile analizzare la situazione attraverso un indicatore elaborato da Istat che misura la quota di famiglie che dichiarano un unico percettore di reddito in cui risulta presente almeno un figlio a carico con meno di 6 anni. Dati di questo tipo vanno sempre considerati con attenzione, sia per le dinamiche legate all’impatto del lavoro sommerso, sia perché non necessariamente una famiglia monoreddito si trova in una situazione critica. Allo stesso tempo, l’indicatore consente di monitorare una condizione che in molti casi, verosimilmente, testimonia una potenziale difficoltà economica, per la contemporanea presenza di un solo reddito familiare e di bambini piccoli nel nucleo. Quest’informazione, essendo molto di dettaglio, è disponibile solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti>, precisano da Openpolis.
La mappa delle città
Per avere un’idea della dinamica, si può analizzare la differenza percentuale tra 2015 e 2022 per 2.340 comuni italiani.
<Le famiglie monoreddito con almeno un figlio piccolo a carico sono in calo su 1.098 comuni italiani mentre sono in aumento in 1.242 – analizzano gli esperti - Per quanto riguarda i capoluoghi, 39 sono in aumento mentre 73 sono in calo. La diminuzione più ampia si registra a Andria , passata dall’incidenza del 45,5% al 42,8% (-2,76 punti percentuali). Seguono Bologna (-2,23, da 45,2% a 43%) e Pescara (-1,94, tra 49,7% e 47,8%)>.
In fondo alla lista, purtroppo, due comuni sardi: i maggiori aumenti registrati sono a Nuoro (2,08 punti percentuali, da 46,8% a 48,9%) e Oristano (1,95, tra 47,0% e 48,9%).
Questo il quadro invece delle altre maggiori città sarde. A Cagliari cala l’Incidenza delle famiglie monoreddito, nel 2015 erano il 52,1%, nel 2022 il 51,6% (-0,52 punti percentuali) e diminuisce anche a Carbonia (dal 55,3% al 55,2% con una differenza tra 2022 e 2015 di -0,13 punti percentuali)
Sale invece a Sassari dove nel 2015 erano il 48,4%, nel 2022 il 49,4% (0,99 punti percentuali); a Quartu si è passati da un incidente delle famiglie con un’unica fonte reddituale del 45,3% nel 2015 al 46,5% nel 2022 (1,23 punti); a Olbia da 40,8% al 40,9% (con una differenza tra il 2015 e il 2022 di 0,1 punti percentuali). Ad Alghero l’incidenza è passata 51,4% al 51,5% (0,05 punti percentuali); notevole invece l’aumento a Selargius dove nel 2015 le famiglie monoreddito erano il 41,2% e nel 2022 sono passate a 43% (1,77 punti percentuali) e anche a Iglesias passate dal 50,7% al 52,9% (2,23 punti percentuali).
