In mezzo a un milione di fotografie scattate in tutto il mondo ci sono anche quelle di una Sardegna in bianco e nero, quando il bambino sta in posa con il suo asinello, il contadino falcia il grano, il pescatore di corallo scivola con le mani sul cesto. È la Sardegna di Jean Deiuzaide, fotografo francese sbarcato nell’Isola nel 1956. La attraversa tutta per conto dell’editore parigino Arthaud in vista della preparazione del volume “Sardaigne”. Fa un gran lavoro: oltre 600 negativi in bianco e nero, diapositive e tanto altro materiale. Tutto arriva all’Isre nel 2006 quando gli eredi donano quelle immagini all’Istituto superiore regionale etnografico che ora ne espone una parte in una mostra curata da Elisa Medde, aperta a Nuoro fino al 15 settembre.

Si tratta della prima retrospettiva sarda che attinge dal fondo e propone lo sguardo del grande fotografo di Tolosa tra approccio documentario e immagine poetica.

Sull’onda della fotografia umanista francese Dieuzaide fa il suo percorso nell’Isola più o meno nello stesso tempo in cui viene scoperta da altri reporter illustri come Werner Bischof, Henri Cartier-Bresson, Lisetta Carmi, Pablo Volta, Carlo Bavagnoli. «Tutti contribuirono alla formazione di quello che oggi definiamo sguardo esterno, una rappresentazione persistente che ha inciso profondamente tanto sulla percezione esterna dell’Isola quanto sulla sua stessa autorappresentazione», premette la curatrice nel percorso di parole che introduce alle immagini della mostra, allestita in uno spazio a sé, nel cuore del prezioso museo della vita e delle tradizioni popolari della Sardegna.

Scatti realizzati da Jean Dieuzaide nel museo archeologico Cagliari
Scatti realizzati da Jean Dieuzaide nel museo archeologico Cagliari
Scatti realizzati da Jean Dieuzaide nel museo archeologico Cagliari

Il viaggio di Dieuzaide inizia a Sassari dove coglie piazze, strade, mercati e una quotidianità semplice ma intensa. Poi va ad Alghero e a Bosa dove documenta barche, reti, il mare e il lavoro sull’acqua. Si affida alle diapositive a colori per mostrare il corallo ed elaborare una costruzione consapevole di immagini che diventano arte visiva. In viaggio verso Cagliari fa tante tappe, come Iglesias, Sant’Antioco, le chiese romaniche del Meilogu. Anche nuraghi e aree archeologiche catturano il suo sguardo. Una sequenza che aiuta a cogliere, come indica il percorso espositivo di Nuoro, quello che «la cultura visuale europea costruiva attorno alla Sardegna in quegli anni, un territorio percepito come stratificazione di civiltà antiche, resistente al tempo e alla modernizzazione».

Nella stessa direzione le immagini che documentano vita e lavoro nei campi soprattutto del Campidano: mazzi di spighe e sguardi di donne, il carro a buoi come mezzo di trasporto. E poi l’arrivo a Cagliari con una tappa molto importante al museo archeologico simboleggiata dalle immagini di numerosi bronzetti che attirano ripetutamente l’attenzione del fotografo e stimolano la sua curiosità.

Immagini della Barbagia nelle foto di Jean Dieuzaide
Immagini della Barbagia nelle foto di Jean Dieuzaide
Immagini della Barbagia nelle foto di Jean Dieuzaide

Dieuzaide si ferma anche in Barbagia. Il suo album riporta “le village d’Oliena” con le immagini di uomini e donne con gli abiti tradizionali, di scorci architettonici attraversati da passeggiate, chiacchierate, abituali ritmi di vita. Spuntano anche scene riprese a Desulo con il caratteristico abito rosso.

La Barbagia rappresenta una tappa del percorso di ritorno di Dieuzaide che da Cagliari si dirige verso Olbia scoprendo altri paesaggi, compreso Barumini con Su Nuraxi, evidentemente sito di richiamo già al tempo. C’è infine la grande suggestione delle maschere tradizionali dei Mamuthones di Mamoiada e di Boes e Merdules di Ottana. Il fotografo francese le riprende da vicino. E sono immagini d’impatto che chiudono il percorso della mostra dove si coglie la voglia di dare dignità a ogni incontro e di far emergere la bellezza silenziosa della quotidianità.

Maschere tradizionali sarde nelle foto di Jean Dieuzaide
Maschere tradizionali sarde nelle foto di Jean Dieuzaide
Maschere tradizionali sarde nelle foto di Jean Dieuzaide

Nel titolo della mostra “Yan 1956” c’è l’omaggio allo pseudonimo con il quale firma i primi scatti. Poi per il fotografo nato nel 1921 e morto nel 2003 a Tolosa arriva il successo, consacrato dal celebre ritratto di Salvador Dalì immerso nelle acque di Cadaques realizzato durante il suo viaggio in Spagna. Dieuzaide non è solo un grande fotografo, ma un autorevole operatore culturale: nel 1974 apre a Tolosa la prima galleria pubblica europea dedicata alla fotografia che è un indimenticato atto di generosità. 

L’esposizione nuorese, che ha come partner l’Archivio di Tolosa, è realizzata grazie ai fondi del ministero della Cultura nell’ambito del bando Strategia fotografica 2025.

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