Ottobre è passato ma saranno in rosa anche gli altri undici mesi per le donne che combattono la battaglia contro i tumori, ogni giorno, per sé e le altre. Sempre da protagoniste, o perché il cancro è presente nella loro vita, individuale e familiare, o perché ci sono già passate e vogliono farlo sapere a tutti che, alla fine, hanno vinto loro, che quel cancro è un nemico che si può combattere. Se è vero che "Ottobre in rosa" è l'appuntamento annuale della prevenzione per il tumore al seno, quello più frequente nel mondo femminile, l'iniziativa è una delle tante pensate da donne per sensibilizzare tutti i cittadini, ma anche le istituzioni, sulle patologie che colpiscono organi, come la mammella o le ovaie. Prima di tutto mettendo in guardia chi potenzialmente ne è il bersaglio ma anche l'altro sesso, attraverso campagne di informazione che, oltre a illuminare di rosa i principali monumenti di città come Cagliari, si prefiggono lo scopo di far capire che la vita continua, malgrado un tumore, purché lo si affronti con le armi giuste, superando l'antica equazione che lo identificava col male incurabile. Parlarne senza tabù vuol dire oggi, soprattutto per le donne, sottoporsi alle visite di routine, approfittando di quelle gratuite promosse dalle associazioni, come la Lilt, a ogni ottobre. Iniziative (e tra queste quelle di Karalis Pink Team) che, anche quest'anno, malgrado il Covid, sono andate avanti, pure con incontri sul web, per non dimenticare l'importanza della prevenzione: a tutte il merito di far avvicinare sempre più donne allo screening, non solo senologico e non solo a ottobre, per una diagnosi precoce che salva la vita. È questo il concetto che, con fatica, si è fatto strada, accendendo un faro su una realtà un tempo confinata dentro gli ospedali e nelle case di chi la viveva in prima persona. Ora non più, ed è proprio il caso di dire che, nel caso dei tumori femminili, l'unione fa la forza.

La squadra di calcio a 5 Mai più sole (foto Carla Raggio)

Sono le donne di "Mai Più Sole" la prova vivente. Al grido di "il gioco di squadra fa la differenza", formula vincente coniata sulle loro stesse esperienze, hanno fatto aprire gli occhi sull'importanza di una forte sinergia tra pazienti, operatori sanitari, medici, amici, familiari. Una di loro è Valentina Ligas, direttrice dell'omonima testata e curatrice, con Valentina Porcu, dei siti www.maipiusole.com, www.fondazionetaccia.it e rispettive pagine facebook (su Instagram con Sonia Aresu). "L'associazione nasce nel 2014 per sopperire a un senso di solitudine di fronte all'assenza di punti di riferimento, spiegazioni, risposte, consigli, conforto", spiega Ligas, "inizialmente ci occupavamo del solo tumore ovarico, per il quale è nato il progetto di Albachiara Bergamini, consigliera della Fondazione Taccia e referente per la Sardegna che l'ha attuato in memoria di una sua cara amica. Poi il raggio d'azione si è allargato alle altre patologie oncologiche femminili". Il sito è un'importantissima fonte di informazioni scientifiche, dai fattori di rischio compreso quello genetico, alle indagini diagnostiche e alla chirurgia preventiva, ma ampio spazio è dedicato alle vere protagoniste, le pazienti, che curano le rubriche in cui raccontano il proprio vissuto, che compaiono nelle testimonianze video e che possono chiedere consigli allo specialista. "Una rete di donne - spiega Valentina Ligas - che non si sentono malate, ma tremendamente vive, siamo tantissime e si avvicinano a noi anche mariti e figli di donne operate di tumore. Infatti il nostro non è un gruppo solo per donne operate di tumore, ma è aperto anche a chi non ha conosciuto sulla propria pelle una neoplasia e ha una particolare sensibilità per il mondo oncologico. Non esistono etichette, donne che si identificano con la malattia, ma donne che partecipano alle nostre partite di calcio a 5, ai nostri laboratori psicoriabilitativi come quelli di afrodanza, cucina e scrittura creativa, ovvero donne che onorano il proprio tempo, come a dimostrare che la vita è tutto il resto, non la malattia". Questo è un altro dei mantra dell'associazione che dà il titolo al libro autobiografico di Valentina, che ha finito di scriverlo quando ancora era sotto terapia ormonale e prima di sapere se sarebbe riuscita a restare incinta. "Sono la mamma col sorriso di una splendida bimba di 13 mesi", la felicità negli occhi e nella voce è visibile ascoltando la sua presentazione. "Se oggi posso raccontarlo è perché otto anni fa, quando ne avevo 29, ho preso casualmente il posto di mia madre a una visita senologica che mi ha garantito una diagnosi precoce. Lo spiego nel mio libro "La vita è tutto il resto" che nasce per raccontare la vita durante il percorso oncologico, come la malattia possa diventare ordinaria davanti a tutto il resto, l'amicizia, gli hobby, il lavoro, la famiglia che si prendono tutto lo spazio e ne lasciano pochissimo al cancro". Non è un libro drammatico e leggendolo tante persone hanno iniziato a fare screening una volta all'anno. "In quel periodo ho conosciuto le altre ed è iniziata la collaborazione. Con Mai Più Sole porto avanti tutti i giorni l'obiettivo che mi sono prefissa nel divulgare il libro, ovvero diffondere l'informazione oncologica e raccontare quanta vita esista oltre la malattia. Per questo ho scelto di devolvere parte del ricavato al progetto Mai Più Sole e alla Fondazione Taccia che promuove la ricerca oncologica".

E oggi, si raccoglie quanto seminato. Del tumore al seno, se ne può parlare anche come fosse un "viaggio", così lo descrivono le donne-pazienti di Mai Più Sole, riunite nella sede in via Baylle 70 a Cagliari, dove c'è anche lo sportello di ascolto dei pazienti oncologici e e dei loro familiari. Un viaggio, raccontano, che ti fa incontrare una donna che ti prende per mano e ti tranquillizza raccontandoti la sua esperienza, tu in modo naturale farai lo stesso con un'altra donna e un'altra ancora, come se avessi ricevuto un mandato. "Nasco come giornalista sportiva - spiega Valentina Ligas, appassionatissima di calcio e pivot nella squadra di Mai Più Sole - il fluire della vita mi ha condotto nella realtà del sociale in cui ho potuto unire la professione al trascorso oncologico", racconta. "Questo mi ha fatto capire quanto sia importante la comunicazione di chi racconta il proprio vissuto al fianco dell'informazione che è la prima forma di prevenzione e deve essere calibrata con un'adeguata delicatezza che non porti ad associare il tumore a un brutto male, al mostro incurabile. Se si chiama cancro e tumore usiamo il nome che gli è stato dato e parliamone senza tabù e inibizioni, con normalità, perché è una patologia cronica che può arrivare nel corso della vita, può essere curata e sono tante le donne come me che possono raccontare di essere qui a distanza di oltre cinque anni dalla diagnosi della malattia". Mai Più Sole non si ferma nell'anno del Covid: le iniziative sono tutte gratuite e basta una telefonata (al 377.3190071) per parteciparvi.
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