Pronti via, si ricomincia. Lo strano rapporto tra la Sardegna e le sue Province sta di nuovo per cambiare forma. Nei cassetti del Consiglio regionale è già pronto il fascicolo (manca solo il parere della commissione bilancio sulla relazione tecnica finanziaria della Giunta) col riassetto territoriale che ridefinirà gli "enti intermedi" per la terza volta in poco più di quindici anni. Spunta la seconda Città metropolitana (Sassari), si allarga sensibilmente la prima (Cagliari), resta al suo posto Oristano, viene dimezzata Nuoro, riprendono vita le quattro Province scomparse poco più di quattro anni fa: Gallura, Sulcis-Iglesiente, Ogliastra, Medio Campidano. La voglia di voce politica di ogni territorio fa ripartire la frammentazione che era stata giudicata inadeguata dagli elettori sardi col referendum del 2012. Senza contare che quella forma a otto Province era durata pochissimo, visto che il voto popolare per la nascita delle assemblee locali risale al 2005 (anche se l'istituzione formale è del 2001). Sarà a questo punto brevissima l'apparizione della Provincia del Sud Sardegna, costretta ai saluti appena quattro anni dopo la nascita in una fetta del territorio della storica Provincia di Cagliari (senza i diciassette Comuni della Città metropolitana).

LE VECCHIE OTTO PROVINCE Le otto Province hanno avuto una vita breve e combattuta, senza produrre troppi risultati, se non qualche poltrona sul territorio. Da segnalare soprattutto le forze di campanile impegnate nelle sfide tra doppi capoluoghi (nonostante i numeri spesso risibili di abitanti): Carbonia e Iglesias, Sanluri e Villacidro, Lanusei e Tortoli, Olbia e Tempio. Enti intermedi che non hanno mai avuto pieno riconoscimento statale, al di là della divisione regionale: per fare qualche esempio, non sono arrivate prefetture, questure, provveditorati agli studi o uffici della motorizzazione civile. Qualche competenza su strade, scuole e poco altro, per una funzione quasi simbolica.

Una seduta del Consiglio provinciale di Olbia nel 2012 (Archivio L

LA NUOVA IDEA La nuova idea di definizione delle Province (che ha messo d'accordo pressoché tutto il Consiglio regionale) sembra avere progetti più ambiziosi, a partire dal riconoscimento delle nuove Città metropolitane (Cagliari va solo ad ampliare i suoi confini), per arrivare a un'affermazione dei territori più completa rispetto all'esperienza dei primi anni Duemila. Anche questa volta è stata la Gallura a fare da traino per gli altri territori sardi, con la voglia di emancipazione rispetto alla lontanissima Sassari (è la provincia più estesa d'Italia): la commissione Autonomia in Consiglio regionale ha deciso però di ampliare la proposta e ridare voce a tutte le aree dell'Isola in cerca di una maggiore visibilità operativa.

IL REFERENDUM Subito dopo l'entrata in vigore del riassetto territoriale - previsto per ottobre o quanto meno per l'autunno - i Comuni che si trovano nelle zone di confine di ogni Provincia o Città metropolitana possono scegliere (entro trenta giorni) di "staccarsi" dall'ente di appartenenza con una delibera del Consiglio comunale. Se non ci dovesse essere l'unanimità nell'assemblea civica, allora sarà necessario ricorrere a un referendum consultivo per sentire il parere della popolazione del Comune. Con l'approvazione della nuova geografia politica dell'Isola la Giunta regionale sarà chiamata a nominare degli amministratori straordinari in tutti gli otto enti (due Città metropolitane e sei Province), che resteranno in carica a tempo, prima che si dia una connotazione elettorale definitiva alla riforma.

LE UNIONI DI PROVINCE È prevista la possibilità per i nuovi enti intermedi di associarsi in Unioni di Province (fino a un massimo di tre): una strategia che dovrebbe servire ai territori più defilati di contrastare il possibile potere superiore delle Città metropolitane di Cagliari e Sassari. Poi sarà tempo di definire i capoluoghi, anche se è difficile immaginare una situazione tanto diversa da qualche anno fa, quando il rapporto tra città-cittadine rivali non ha permesso di concepire ruoli definiti e trainanti all'interno delle nuove Province. Se nei territori storici la funzione di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano non è mai stata messa in discussione, i nuovi enti dovranno trovare un accordo sulle città capofila per non disperdere ancora una volta energie e opportunità.
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