C’è stato un tempo in cui comprare cose usate era una pratica confinata ai mercatini delle pulci della domenica mattina, un piccolo segreto da confessare a bassa voce. Quel tempo, per fortuna, è ufficialmente finito. Oggi, nel 2026, comprare e vendere oggetti di seconda mano non è più una moda passeggera per nostalgici del vintage o per millennial attenti all’ambiente, ma si è trasformato in una vera e propria strategia di economia quotidiana che coinvolge la maggioranza del Paese.

I dati non mentono, e la fotografia scattata a inizio 2026 dall’osservatorio Second Hand Economy di Ipsos Doxa per Subito (su un campione di oltre 2.000 intervistati) parla chiaro: il mercato dell’usato muove la bellezza di 27,2 miliardi di euro, arrivando a pesare per l’1,2% del nostro Pil. Praticamente, stiamo parlando di un colosso macroeconomico alimentato dalle nostre vecchie magliette e dai comodini della nonna che non si abbinava più al salotto.

L’appuntamento fisso

La portata del cambiamento è impressionante, se si pensa che questa abitudine coinvolge ormai 28,2 milioni di italiani. Nell’ultimo anno, ben il 65% della popolazione ha dichiarato di aver acquistato o venduto almeno un oggetto usato. Per capire quanto il comportamento sia diventato strutturale, basta pensare che per la prima volta la compravendita dell’usato è diventata il secondo comportamento sostenibile più diffuso in Italia. Ha superato persino un grande classico dell’ecologia domestica come l’acquisto di lampadine a Led, posizionandosi subito dopo la raccolta differenziata. Insomma, separare la plastica va bene, ma rimettere in circolo un vecchio oggetto è percepito come ancora più utile e gratificante.

Non parliamo poi di un evento sporadico. Il mercato dell’usato è diventato un appuntamento fisso nell’agenda degli italiani: quasi un quarto degli acquirenti e dei venditori conclude un affare almeno una volta al mese, mentre oltre la metà della popolazione porta a termine una transazione con cadenza semestrale. Questo ritmo serrato è sostenuto da una crescita costante che, nell’arco degli ultimi dieci anni, ha visto il pubblico della seconda mano passare da 19 milioni di utenti a una folla.

La forza motrice del web

Il cuore pulsante di questo traffico? Il web, ovviamente, scelto dal 71% di chi pratica il riuso. Oltre alla comodità di fare tutto dal divano di casa, a spingere gli italiani verso lo schermo è il fattore “sicurezza”. Le garanzie offerte dalle applicazioni e dai siti web oggi tutelano il 35% di chi compra e il 41% di chi vende, azzerando il rischio di brutte sorprese e sdoganando definitivamente il commercio tra privati.

Se aprissimo i pacchi che viaggiano ogni giorno con i corrieri espresso d’Italia, scopriremmo che la categoria Casa e Persona è la regina assoluta del mercato, scelta da oltre tre quarti degli utenti. Seguono a ruota il mondo dello Sport e Hobby, l’Elettronica e i Veicoli.

Sostenibilità, guadagno e risparmio

Dietro questa montagna di transazioni si nasconde però un cambio di motivazioni profondo. Se la sostenibilità ambientale resta un valore nobile e caro soprattutto alle generazioni più giovani, a muovere concretamente i portafogli degli italiani sono il guadagno e il risparmio. Chi acquista lo fa per fare un’economia intelligente nel 62% dei casi, unendo la necessità di spendere meno al piacere di scovare pezzi unici non più disponibili nei negozi tradizionali. Sul fronte opposto, chi vende è guidato principalmente dal desiderio di liberarsi del superfluo e dal pragmatismo di monetizzare ciò che non usa più.

Nonostante le spinte economiche siano diverse, acquirenti e venditori si ritrovano uniti sotto la stessa bandiera: il rispetto per l’oggetto. Dare una nuova vita alle cose è il merito principale che gli italiani riconoscono a questo mercato. Quello che per noi è solo un ingombro dimenticato in soffitta diventa così il tesoro che qualcun altro stava cercando da mesi.

© Riproduzione riservata