Il Generale Scanu: sport e sociale, l’Esercito c’è
Dopo il successo del Super Next Gen il “Rossi” si apre ancor di più alla cittàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si è chiuso con un bel successo tecnico, di pubblico e di socializzazione il torneo Super Next Gen “Forte Village” sui campi del circolo militare “Generale Rossi”, organizzato dal Gruppo Tennis Rossi. Non è mai mancato, fino alla premiazione, il Comandante del Comando Militare Esercito Sardegna, il Generale di Brigata Stefano Scanu. Sportivo, attento all’attualità, felice di sottolineare il successo di questa prima manifestazione tennistica nazionale nel comprensorio militare.
Generale, il tennis è la sua passione quotidiana?
Oltre che una passione personale, il tennis è per me l'espressione di un metodo. È uno sport che richiede una solida preparazione fisica, un impegno costante, grande disciplina, intelligenza tattica e una forte tenuta mentale: tutte doti che un soldato deve coltivare quotidianamente. Quindi sì, lo pratico con piacere e lo considero soprattutto come una delle tante declinazioni del nostro addestramento e della nostra preparazione fisica, morale e professionale. La mia vera soddisfazione però è vedere questo Comprensorio pieno di vita, animato da atleti e cittadini; ciò conferma che l'Esercito e le sue infrastrutture sono una risorsa preziosa per tutta la comunità.
Avete organizzato insieme al Gruppo Tennis un torneo giovanile di alto livello. Qual è il bilancio?
Si e ne siamo profondamente orgogliosi. la collaborazione tra il Comando Militare Esercito della Sardegna e il Gruppo Tennis “Generale Rossi” è l'esempio di come "facendo sistema" tra istituzioni pubbliche e associazioni civili si ottengano risultati straordinari che singolarmente non si raggiungerebbero. La decisione della Federazione Italiana Tennis e Padel di svolgere la seconda tappa del circuito nazionale “Super Next Gen Italia” qui al Campo Rossi ci gratifica confermando l'eccellenza delle nostre infrastrutture e riconosce la professionalità e la serietà del Gruppo Tennis “Generale Rossi”.
Il Comprensorio Militare, anche per la sua posizione, è sempre più al centro della città. Qual è la mission del vostro Comando nei confronti di Cagliari?
La nostra mission si fonda su un principio cardine: l'Esercito è una risorsa preziosa per tutto il Paese e, di riflesso anche per Cagliari e la Sardegna. Le donne e gli uomini dell’Esercito sono "Cittadini in uniforme", sono parte integrante del tessuto sociale di Cagliari: vivono la città, portano i figli a scuola qui e amano questa terra. Pertanto la centralità di questo Comprensorio nel cuore di Cagliari non è solo logistica, ma soprattutto simbolica: Il nostro desiderio è che il cagliaritano percepisca la presenza dell’Esercito per ciò che realmente è: un'istituzione amica, trasparente, disponibile e al servizio dei cittadini. Essere “al centro” significa per noi contribuire attivamente alla vita sociale, culturale e sportiva della città, offrendo le nostre strutture, la nostra professionalità e i nostri valori come base per una crescita comune. Quindi l’impegno è quello di mantenere efficiente e vivo questo Comprensorio affinché, pur mantenendo la sua funzione primaria e imprescindibile per l'addestramento dei nostri soldati, sia anche uno spazio a disposizione dei cagliaritani. Aprire le nostre strutture, non solo per eventi come questo torneo, significa restituire valore al territorio, promuovendo sani principi e stimolando l'aggregazione; l’obiettivo che ci proponiamo è la diffusione della Cultura dei Valori: Attraverso lo sport e la collaborazione con gli attori locali, vogliamo che il Campo Rossi sia un luogo dove l'inclusione e l’integrazione trovano terreno fertile, un punto di riferimento dove i valori di riferimento della nostra professione di soldati, quali il senso del dovere e del servizio, il rispetto delle regole, del prossimo e delle Istituzioni , la generosità, l’altruismo e l’amore per la pace diventino patrimonio comune anche della società civile.
Non sono mancate giornate dedicate al sociale: l'aiuto agli ipovedenti, il convegno sull'autismo, il progetto "Racchette in Classe"...
Esattamente. Questi eventi non sono episodi isolati, ma tappe di un percorso preciso che abbiamo intrapreso con convinzione. La nostra missione di servizio al Paese si declina anche attraverso la solidarietà e il sostegno alle fragilità. Quando apriamo i nostri campi agli atleti ipovedenti o ospitiamo convegni sull'autismo, stiamo dicendo che il nostro concetto di 'squadra' non ha confini. Lo sport è lo strumento perfetto per abbattere le barriere: la disciplina e il superamento dei propri limiti sono valori che accomunano un soldato e una persona che affronta una sfida quotidiana con la disabilità.
Con il progetto 'Racchette in Classe', poi, portiamo i nostri istruttori e i nostri valori direttamente nelle scuole di Cagliari. Vogliamo che i ragazzi vedano in noi dei punti di riferimento, non solo per la sicurezza, ma per la crescita civile.
Vede, quando un bambino con autismo sorride stringendo una racchetta su questi campi, o quando un ragazzo ipovedente sente la libertà del movimento nel nostro comprensorio, è lì che sento di aver onorato al meglio la mia divisa. È questo il senso più profondo del nostro essere qui a Cagliari.
Lo sport è una delle colonne portanti delle attività dell'Esercito: quale futuro vede per il Comprensorio dal punto di vista sportivo?
Il futuro che vedo per questo Comprensorio è quello di un Centro Sportivo Militare d'Eccellenza, sempre più integrato e all'avanguardia. Lavoreremo su tre direttrici: il potenziamento delle infrastrutture per mantenere alti gli standard tecnici, il consolidamento dell'accesso per la cittadinanza e le associazioni locali, e l'investimento continuo nei progetti sociali. Il Comprensorio deve diventare un esempio di come una struttura militare possa trasformarsi in un motore di benessere collettivo. Il mio ringraziamento va a tutto il personale che, con il proprio lavoro quotidiano, garantisce l'efficienza e la fruibilità di questo spazio.
Un'ultima domanda: qual è il suo sogno dal punto di vista sportivo o tennistico?
Il mio sogno non è legato a un trofeo, ma a un'immagine: quella di un Centro Sportivo dove convivano l'addestramento dei nostri soldati, l'allenamento di un giovane talento sardo e il sorriso di un bambino che supera le proprie barriere grazie ai nostri progetti inclusivi. Mi piacerebbe che un domani un campione potesse dire di aver iniziato qui, ma il sogno più grande è che ogni cagliaritano, passando davanti ai nostri cancelli, non veda solo una divisa, ma pensi: "Quello è un luogo che mi appartiene, dove l’Esercito, lo sport e i cittadini fanno crescere l'Italia".
