Tommaso Giulini è il presidente numero 37 nella storia del Cagliari. Non è semplice fare i conti, fra passaggi di mano, ritorni in corsa e commissari dal 1920 a oggi ma quel che è certo è che Giulini è uno di quelli che ha investito maggiori risorse nella società, “combattendo” con i colossi finanziari stranieri in un campionato dove le regole sono uguali per tutti ma con i bilanci si gioca un altro torneo.

Oggi, mentre scriviamo, Giulini – milanese, classe 1977, laureato alla Bocconi in Economia aziendale, figlio di Carlo Enrico, fondatore nel 1969 della Floursid, ex portiere delle giovanili del Milan, padre di quattro figli ed ex consigliere di amministrazione dell’Inter nell’epoca dei Moratti – è ancora il presidente del Cagliari. La scalata alla maggioranza delle azioni del club dei nuovi soci sardo-americani, che sta avvenendo nella massima armonia e secondo criteri e tempi stabiliti dalle parti, non ha prodotto cambi al vertice, ma esclusivamente due nuovi incarichi: la vice presidenza (Maurizio Fiori) un nuovo consigliere (Prashant Gupta).

La storia

Giulini rileva il Cagliari da Massimo Cellino, che lascia la presidenza dopo 22 anni, dal 1992 al 2014. L’11 giugno è la data ufficiale di ingresso del presidente milanese, ma sardo d’adozione. Una sera bollente, con i cronisti in mezzo alla strada, in viale La Plaia, davanti alla vecchia sede della società: chi c’era non lo dimentica.

Giulini si era affacciato alla questione Cagliari accompagnato, nei primi mesi del 2014, da una figura chiave della città e del calcio a Cagliari, Mariano Delogu, suo fidato e rimpianto consigliere. Il giovane Giulini si presentò in città con un’idea meravigliosa in testa, affidare il progetto tecnico “all’unico professore di calcio che c’è in Italia, Zdenek Zeman”, disse. Non andò esattamente come nelle previsioni.

Una gestione complessa, sofferta, densa di momenti bellissimi, passaggi difficili, in piena epopea dei social, il Covid a riallineare tutti, con Giulini ben consapevole che fare il presidente di un club – Cagliari, Juve o Inter non fa differenza -sia uno dei mestieri più difficili del pianeta Terra. Non basta investire, non basta essere tifosi, non basta mai nulla.

Dall’estate 2014 a oggi, con la stagione ancora in corso, il Cagliari ha partecipato a 9 campionati in Serie A e 2 in Serie B, quindi due retrocessioni e due promozioni immediate, traguardi -quelli del ritorno in A – che solo chi è dentro il calcio può valutare. Le due cadute in B sono quelle della prima stagione targata Giulini, 2014-2015, e poi nella tarda primavera del 2022, con il pareggio di Venezia senza gol.

I momenti più forti, quelli del cuore? Sono due, nella vita cagliaritana di Giulini. Gli ultimi minuti della finale di Bari, l’11 giugno 2023, e il funerale di Gigi Riva, presidente onorario del Cagliari.

La presidenza di Giulini, prima di dare alcune cifre, si caratterizza anche per una certa instabilità nell’affidare il progetto tecnico. Sulla panchina del Cagliari, dall’estate 2014 a oggi, abbiamo visto – nell’ordine – Zeman, Zola, Festa, Rastelli, Lopez, Maran, Zenga, Di Francesco, Semplici, Mazzarri, Agostini, Liverani, Pisacane, Ranieri, Nicola e ancora Pisacane. Solo leggere tutti questi nomi fa venire l’ansia da prestazione, ognuno ha avuto una storia da raccontare e solo pochissimi hanno lasciato nel cuore del presidente e dei tifosi una traccia forte.

Gli investimenti

Il Cagliari ha un bilancio sotto controllo, come si dice nell’alta finanza. Ogni anno, perlomeno fino al 2024, il Cagliari ha avuto una media di ricavi di circa 75 milioni l’’anno, il presidente ne ha investito – secondo diverse fonti – poco meno di 80 sotto il profilo personale, fino al 2019 il bilancio è sempre stato in utile poi, dalla pandemia in avanti, la società è andata – come quasi tutte nel calcio italiano – in sofferenza, retrocessione compresa alla fine di due anni tormentati.

Il Cagliari, inteso come club, dal passaggio fra Cellino e Giulini ha lavorato nei primi tempi a una riorganizzazione e al consolidamento, ha realizzato una plus valenza importante con la cessione di Barella (ricostruendo la squadra), andando in crisi negli anni successivi. Ma con una gestione oculata e sostenibile ha costruito il rilancio, riconquistando (a Bari) la categoria e mantenendo una continuità societaria che nel massimo campionato è una rarità, soprattutto con una proprietà italiana.

Il caso stadio è uno dei punti di snodo della presidenza, della storia del club e del passaggio di maggioranza dentro la società. Dal vecchio e cadente – e glorioso – Sant’Elia la società ha messo in piedi, a fianco, la Unipol Domus, un’arena che sembra a misura del club ma che non è in linea con le ambizioni di chi entra. La gestazione del progetto e delle scelte politiche è complessa, senza fine, anche se oggi, primavera 2026, sembra che la strada non sia più in salita.

Si può fare un primo bilancio di dodici anni di presidenza Giulini? Sì. Il tifoso rossoblù è esigente, sogna di vedere il calcio europeo sul manto erboso magari del nuovo stadio, ma oggi questa società è dove deve essere, con equilibrio nelle scelte – gli errori li fanno tutti su questioni molto meno pesanti – un progetto tecnico affascinante, fra giovani di livello e manager che conoscono il calcio. Il futuro in salsa americana è da scrivere: che Cagliari vedremo?

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