Giorgio Asproni, considerato uno dei cento uomini che hanno fatto l’Italia, non è solo deputato per quasi trent’anni, dal Parlamento subalpino di Torino a quello di Roma capitale. Da protagonista del Risorgimento italiano e coscienza critica della sinistra repubblicana, esprime il suo attivismo politico anche come giornalista. Direttore del “Popolo d’Italia”, giornale mazziniano, collabora anche con “Il pungolo”. Attività intensa e militante, sebbene meno nota rispetto a quella parlamentare, piena di riflessioni a vasto raggio, a partire dalla questione sarda, unita a quella meridionale.

Quando, appena eletto deputato approda a Genova, Asproni, già canonico a Nuoro sebbene nel 1849 abbandoni il sacerdozio, collabora con testate come “Il pensiero italiano”, “L’Italia del popolo”, “Il dovere”, tutte legate agli ambienti repubblicani. A Torino segue altri fogli democratici come “Il diritto”.

«Nei suoi articoli affronta i grandi temi dell’unificazione e delle istituzioni, ma dedica particolare attenzione alla Sardegna denunciandone la marginalità economica e le difficoltà sociali. Fiscalità, proprietà fondiaria, giustizia, credito e opere pubbliche vengono inseriti in una riflessione più ampia sui rapporti tra Stato e territori. Questa capacità di collegare la questione sarda alla battaglia democratica nazionale rappresenta uno degli aspetti più originali del suo giornalismo», spiega Annico Pau, studioso e presidente della sezione “Giorgio Asproni” di Nuoro dell’Associazione mazziniana italiana. In occasione dei 150 anni dalla morte dedica al deputato originario di Bitti la giornata del 20 settembre, in ricordo della Breccia di Porta Pia del 1870, passaggio decisivo dell’unità d’Italia e data simbolo della laicità dello Stato, riservando un’attenzione inedita sull’attività svolta da giornalista.

Annico Pau durante l'incontro a Nuoro dedicato a Giorgio Asproni
Annico Pau durante l'incontro a Nuoro dedicato a Giorgio Asproni
Annico Pau durante l'incontro a Nuoro dedicato a Giorgio Asproni

Nella concezione del parlamentare di Bitti - spiega Pau - «il giornale doveva essere non soltanto un mezzo per diffondere idee, ma uno strumento di educazione civile, organizzazione politica e mobilitazione democratica».

Asproni si dà da fare perciò anche nella raccolta dei fondi a sostegno della stampa libera e autonoma. Nel 1860, per esempio, a Napoli convince Garibaldi a devolvere alla stampa democratica 12 mila lire raccolte a Buenos Aires. Nel Diario politico Asproni, evocando una metafora molto efficace, scrive: «Garibaldi s’irritava, ma io ho insistito: Voi conoscete la forza dei cannoni, ma la stampa è una batteria che smonta i cannoni e spiana le fortezze».

Spiega Pau: «La metafora della stampa come batteria che smonta i cannoni esprimeva la convinzione che la battaglia per la formazione dell’opinione pubblica costituisse il terreno decisivo dello scontro politico». Asproni utilizza quei fondi a sostegno di vari giornali: “Il popolo d’Italia” a Napoli, “Il dovere” a Milano e Genova, “Il diritto” a Torino, “L’unità italiana” a Genova e Firenze, “Il precursore” a Palermo. Una mappa ampia che riflette l’esperienza sconfinata di Asproni. «La sua attività giornalistica si intreccia con l’organizzazione politica del movimento democratico», sottolinea Pau.

Nel 1864 a Napoli gli viene affidata la direzione del “Popolo d’Italia” che rappresenta senz’altro uno dei momenti più importanti dell’esperienza giornalistica di Asproni. «Sotto la sua guida il giornale divenne uno strumento di propaganda democratica e repubblicana, aperto anche ai temi sociali e internazionali», sottolinea Pau. Un anno dopo la rottura con l’editore e le dimissioni.

Arriva a quel punto la collaborazione quotidiana con “Il pungolo”. Asproni, che è deputato super presente in aula, fa anche il cronista parlamentare curando la rubrica “Lettere da Roma”. «La sua esperienza mostra come, nell’Ottocento, il giornalismo democratico potesse diventare uno strumento decisivo di formazione politica e di partecipazione civile», fa notare Pau che aggiunge: «Il giornalismo non fu per Asproni un’attività secondaria rispetto alla politica parlamentare, ma una delle forme principali attraverso cui esercitò il suo impegno civile. Scrivere significava informare, educare, denunciare e mobilitare. La stampa è il luogo nel quale la coscienza democratica si forma, si esprime e diventa azione politica».

Quando Asproni muore il 30 aprile 1876, a Roma, “Il popolo d’Italia” per un mese esce listato a lutto, “Il pungolo” per 15 giorni.

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