È forse un peccato che la lunghissima pausa per le nazionali arrivi proprio ora a interrompere la magia del momento. Un inizio di campionato eccezionale per il Cagliari, che solamente nel 1969/70 (sì, proprio nell’anno dello scudetto) era riuscito a vincere quattro delle prime cinque partite. Mai, invece, aveva trionfato nelle prime tre trasferte. L’altra faccia della medaglia è che i tifosi rossoblù potranno godersi la classifica per ben tre settimane, in attesa della ripresa, quando - domenica 11 ottobre - ci sarà la sfida contro la Juventus. Sulla carta, classifica alla mano, uno scontro diretto. Anche se, Pisacane ci ha tenuto a ricordarlo, «gli obiettivi non si riscrivono a settembre». Tradotto: la squadra è stata costruita per salvarsi e continuerà a lottare per quello, senza tuttavia tarpare le ali ai sogni dei tifosi.

L’euforia resta comunque ai massimi storici, come non accadeva dal 2019/20. In panchina c’era Rolando Maran, alla guida di una squadra rinforzata grazie alla cessione record di Nicolò Barella all’Inter: Nahitan Nandez, Marco Rog, Giovanni Simeone e il ritorno romantico di Radja Nainggolan. A completare la formazione Robin Olsen (al posto di Cragno infortunato), Luca Cigarini, Luca Pellegrini, Luca Ceppitelli, Joao Pedro e proprio Fabio Pisacane, trait d’union tra quel Cagliari e questo Cagliari. Anche lì i rossoblù furono protagonisti di un inizio di campionato eccezionale. Erano stati capaci di vincere a Bergamo (2-0) e Napoli (1-0 firmato da Castro), surclassare per 5-2 la Fiorentina alla Domus e rimontare la Sampdoria da 1-3 a 4-3 con il gol di Cerri allo scadere. Poi i sette minuti di recupero con la Lazio, una ferita ancora aperta tra i tifosi e che di fatto interruppe il sogno europeo. Da quella gara il Cagliari 2019/20 non si riprese più e, tra l’esonero di Maran e lo stop del campionato per il Covid, finì dal terzo al quattordicesimo posto con Walter Zenga in panchina.

Sette anni dopo, il Cagliari torna a respirare l’aria di alta classifica. Per uno scherzo del destino proprio insieme alla Lazio. La squadra di Pisacane ha la miglior difesa del campionato (solamente due gol subiti) ed è a una lunghezza di distanza dal gruppo in testa. Nelle prime cinque uscite ha dimostrato solidità, concretezza, bel gioco e capacità di soffrire, come a Udine. Pisacane ha confermato la grande capacità di adattamento, puntando sulla duttilità dei suoi giocatori, cambiando moduli e posizioni al momento giusto a seconda dei momenti della gara.

Il tecnico ha dovuto fare i conti con una rosa rivoluzionata dal centrocampo in avanti, ma la vera chiave è stata proprio la difesa. Soprattutto grazie a un Sant’Elia Caprile. Il portiere rossoblù contro l’Udinese ha calato la saracinesca, facendo sorgere più di un dubbio: perché Mancini non l’ha convocato in Nazionale? In azzurro sono andati Daniel Maldini e Alessandro Romano, a testimoniare come – a differenza di tante altre squadre della Serie A – il Cagliari crede nei talenti italiani. E, al contrario di quanto accaduto con Marco Palestra, il club di Tommaso Giulini potrà riscattare entrambi a fine stagione. 

Ci sarà tempo per pensarci. Ora i rossoblù si godono meritatamente la classifica. Se questo inizio di campionato è solo un fuoco di paglia, se i 12 punti sono fieno in cascina per quando arriveranno le libecciate (Ranieri docet) o se sono il preludio per qualcosa di più grande, sarà come sempre il campo a dirlo. Nel frattempo perché non sognare? È gratis.

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