Sabato 15 febbraio 2025. Sono passati quaranta minuti dalla mezzanotte, siamo già a domenica ma i fischi che il pubblico televisivo sente rimbomberanno per parecchie settimane. Sanremo, via Matteotti, all’interno del teatro Ariston la terra trema, sulle duemila poltrone del teatro pochi sono rimasti seduti, c’è una rivolta di fischi e urla contro il sesto posto che la classifica del televoto assegna a Giorgia e alla sua “La cura per me”. Tre esibizioni perfette, una canzone che esalta le sue straordinarie doti canore, il testo non è all’altezza della musica ma la perfezione, soprattutto in questo campo, è un miraggio, è soggettiva, il pubblico è catturato dal prodotto finito. E qui siamo all’ovazione, al coro “Giorgia, Giorgia” che lentamente prende la scena, dopo la rivolta.

Lei piange a dirotto, il conduttore e direttore artistico Carlo Conti la abbraccia, le indica la gente che applaude per cinque, lunghi, interminabili minuti. In quel momento, in quel passaggio di una carriera strepitosa, lei, Giorgia Todrani, ritrova la voglia di cantare, di affrontare concerti, show, il lavoro della cantante, dopo un periodo difficile: “Si era spenta la scintilla”.

La più grande cantante italiana? C’è chi dice no, ma sono in tanti a esserne convinti. Oggi più che mai, dopo lo straordinario successo de “La cura per me”, alcuni milioni di copie vendute, oltre 60 milioni di visualizzazioni su Youtube, 20 milioni in più di ascolti su Spotify, le cover riproposte da chiunque, sui social, nei reel, perfino artisti notissimi che cantano il refrain fatto in casa. E’ stato un tormentone dalla potenza incalcolabile, oggi è proposta live anche con la presenza di Blanco, il ventiduenne cantautore bresciano che ha scritto il testo. Insieme – giudichi il pubblico – funzionano benino, sono due pianeti diversi che con la complicità della canzone si ritrovano, camminano molto vicini e si rispettano.

Musica leggera, si dirà, la serata finale di Sanremo divide il Paese, c’è chi si dichiara odiatore di tutto quello che rappresenta il festival della canzone ma ne conosce ogni dettaglio, poi ci sono quelli che lo seguono perché è musica, attualità, costume, l’Italia delle note.

In scena

Giorgia, classe 1971, figlia d’arte, ha partecipato sette volte al Festival. Nel 1993 vince quello dei giovani, nel1994 ottiene il 7º posto nella sezione “Nuove proposte” con “E poi”, un classicissimo della musica nazionale. Nel 1995 primo posto della sezione “Campioni” con “Come saprei”, altro successo clamoroso. Nel 1996 centra il 3º posto nella sezione "Campioni" con “Strano il mio destino”. Un salto fino al 2001, 2º posto fra i "Campioni" con Di sole e d'azzurro”. Quindi, ventidue anni lontano dalla scena sanremese per tornare nel 2023 con un deludente 6º posto nella sezione "Campioni" con “Parole dette male”. Giorgia esce malissimo da quel passaggio, salvo poi riprovarci quest’anno con “La cura per me”, 6º posto fra i "Campioni" e tutto quello che abbiamo detto.

La voce di Giorgia ha un'estensione eccezionale, che si aggira – sostengono i professionisti - intorno alle tre ottave piene, ma può arrivare a quattro ottave se si considerano anche i registri non pieni, rendendola una delle cantanti italiane più complete e versatili.

Il ritorno

Due anni fa, come ha confessato in una recente intervista a Vanity Fair, “avevo perso la scintilla”. Oggi “sono tornata, ma dopo aver fatto un grande atto di umiltà con me stessa, mi sono messa a testa bassa e mi sono rimessa a lavorare, a mettermi in gioco dopo il Sanremo 2023 che era stato pesante”. Ero arrivata, ha raccontato, “su quel palco dopo un periodo di grande confusione, non sapevo neppure più come dovevo cantare, era tutto cambiato: la scrittura, il canto, l’industria. Non avevo idea di come posizionarmi”. Era sembrata poco azzeccata perfino l’acconciatura, le scelte degli abiti sbagliate, un corpo minuto reso ancor più esile da una quasi totale assenza di energia.

Il ritorno

E oggi la rinascita, il successo, grandissimo, in linea con le parole di Mogol che sono una perfetta metafora della vita: le discese ardite e le risalite. Una risalita di cui si vanta, oggi: “Di rinascite ne ho avute tante, ora ho saputo ricominciare a 50 anni. Lo dico anche ai miei collaboratori: fate un manuale su come si fa, sulle strategie. Sono riusciti in un’impresa che non è mai stata fatta prima. Ne sono fiera. La mia più grande paura è sempre stata quella di non stare al passo coi tempi”. E’ perfino una delle icone di Dior.

E allora Giorgia rivaluta perfino quel Sanremo del 2023 totalmente fallimentare: “Senza quel passaggio non avrei avuto la spinta per mettermi in discussione. Ho cambiato gruppo di lavoro, mi sono rimessa a lavorare come a 20 anni”. L’esempio del padre, ex musicista di successo che “si è dovuto mettere a vendere ricambi per trattori e materiali da costruzione” è quello da seguire, il sapersi reinventare. “Cantare è ancora una passione? “Ti devi chiedere ciclicamente: perché lo faccio? Devi sempre rinnovare la promessa, perché poi ovviamente ti fai prendere da tante dinamiche, c’è il marketing, ci sono i social, c’è la comunicazione che si mangiano la passione”.

Il grande successo, anche se scaturito da un sesto posto. Divenuto poi primo nelle vendite. Sempre su Vanity: “Sanremo io lo avevo già vinto e non ho più vent’anni. Quel sesto posto ha scatenato un’onda emotiva della gente, tutti a dirmi che ci erano rimasti male…”. Quelle lacrime, quella spinta della gente, il successo dopo la confusione e la voglia di spegnere tutto. Giorgia è rinata, la musica italiana non ha perso la sua stella.

E nel pieno della popolarità, la tv con la conduzione di XFactor. Una nuova Giorgia, che se possibile ha “rastrellato” nuova fama, consenso, stima, amore. “Nel ‘95, quando vinsi Sanremo, mi rimproverarono di non aver pianto, dicevano che ero fredda. Trent’anni dopo ho pianto di commozione”.

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