Giappone, voto otto. Sui social non manca una certa iper-idealizzazione
Tokyo è meravigliosa. Ma il Sol Levante, l’Occidente con l’anima asiatica, ha la sua bellezza ma non è detto che travolgaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Promosso. Il Giappone non può che superare la prova come meta turistica. Tuttavia non è un Paese da dieci e nemmeno da nove. Un sette sarebbe strameritato, ma un otto forse è il voto giusto. Una valutazione spuria da quella severità di giudizio che a volte è la conseguenza di una certa delusione.
Ovvio che si tratta di una media. Perché Tokyo è bellissima e toglie il fiato. La capitale sì, è da dieci, se si amano le metropoli ordinate, le riqualificazioni urbane, le strade larghissime ma anche i vicoli ben curati. Tokyo è un pezzo di mondo che rassicura: tutto pulito, come nuovo; tutto luccicante, ma senza effetti stroboscopici. Da cineseria, dove la brillantezza prende il sopravvento.
Tokyo ti arriva dentro. Nel suo essere Occidente con l’anima asiatica. Si vestono come noi ma mangiano a modo loro, con l’abitudine di comprare il cibo al 7-Eleven più che nei supermercati (quasi non se ne trovano in giro). All’apparenza hanno i nostri ritmi frenetici ma con le loro abitudini, come la preghiera prima di salire in ufficio, nei giardini che ospitano piccoli santuari o aree spirituali.
Kyoto non è da meno. La città dei templi, nelle stradine di Ninenzaka e Sannenzaka, una volta superato Gion, il quartiere delle geishe. Impossibile non andare a Nara, a un’ora di treno, dove cervi e cerbiatti ti camminano accanto. Un luogo di culti, anche quello, ugualmente appeso tra buddismo e shintoismo. Ma se un po’ si conosce l’Asia, il Giappone non sorprende per diversità. Ecco perché non impressiona.
Ormai nelle guide turistiche del Giappone, o comunque nei consigli di viaggio che si trovano online, la menzione a Takayama non manca mai. Eppure, insieme a Matsumoto, questa cittadina a cinquecento metri sul livello del mare, non è l’incanto descritto. Non ha il mercato sul fiume tanto decantato: c’è giusto un pugno di bancarelle, nemmeno lontanamente paragonabile alla bellezza dei bazar all’aperto della Thailandia.
Un capitolo a parte è il lascito dell’impero Edo, che inizia col Seicento e dura due secoli e mezzo. Per il Giappone fu un periodo di grande stabilità politica, dopo molte guerre civili, sebbene l’isolamento divenne il tratto dominante dell’epoca, con le frontiere chiuse agli stranieri. Ma quel che resta dell’epoca sono spartanissime case in legno. Machiya.
Il Rinascimento del Sol Levante ha prodotto stampe ma non quadri. E qui viene da riflettere soprattutto su un aspetto: il Cattolicesimo, dal quale si possono prendere le distanze per mille e una ragioni, ha veicolato arte e cultura in un modo che non è riuscito a nessun’altra religione al mondo.
Certo, il cammino dei samurai nella valle di Kiso, tra Magome e Tsumago, otto chilometri a piedi tra foreste di bambù e case in legno, merita di essere percorso. Ma ancora una volta non regala l’emozione di sentirsi in un posto mai visto prima. Non è la Patagonia irripetibile per bellezze naturali, non è il Vietnam così fortemente identitario. Il Giappone è capace di scorrerti fuori dalle vene, anche se a fine viaggio si è felici di averlo visitato.
Tra settembre e ottobre il foliage è appena iniziato, a mala pena si coglie, soprattutto per via di stagioni estive sempre più lunghe anche da quelle parti. L’autunno nel Sol Levante non è il Paese da cartolina di cui abbondano le foto su Instagram soprattutto, con i ciliegi in fiore, fiabesco, iper idealizzato. In quei mesi nemmeno è cominciato il tempo dei crisantemi, emblema imperiale, simbolo di longevità e gioia per i giapponesi. L’intermezzo stagionale vale ancora l’erba verde brillante dei giardini che decorano Hiroshima, per esempio, ma ancora e sempre dentro una cifra stilistica molto in sintonia con la sobrietà. Per intenderci: il Giappone non è Singapore che ha osato con il museo sull’acqua a forma di fiore di loto o con l’hotel super lusso che ha la struttura di una nave. Il Giappone è come se avesse marcato una distanza dagli eccessi e dall’eccentricità. Ma non sempre il minimal è bellezza. A volte sconfina nell’appiattimento.
Poi una cosa va detta: noi in Italia abbiamo l’idea che da quelle parti siano tutti bassi, ossequiosi e silenziosi. Le nuove generazioni sono diffusamente alte, oltre a essere di rara bellezza. Ma a parte gli shinkansen, i treni veloci, quelli sì, luoghi sacri dove non si proferisce parola, non è che ci sia così tanto zitti. Shangai, giusto per dire, dove non circola nemmeno una macchina elettrica, è una metropoli molto meno chiassosa rispetto alla media del Sol Levante.
